richiesta di danni, il Comune però non ci sta

ANCONA Una memoria difensiva di 14 pagine. È questa la prima risposta ufficiale del Comune a Marco Candelaresi, il gestore dell’ex bar Disco to Disco di via Flaminia, chiuso a luglio 2025 per un’ordinanza di sgombero di Palazzo del Popolo, poi rivelatasi infondata. Il locale di Candelaresi, che era stato definito inagibile come il resto della palazzina, era in realtà l’unico perfettamente a norma, tanto che – ma solo a settembre – dall’Amministrazione è arrivata una contro-ordinanza che ha permesso a Candelaresi di rialzare la saracinesca. Anche se a ranghi ridotti, visto che oggi – ormai – rimane solo la tabaccheria.
Il documento
Leggendo il documento firmato dall’avvocato del Comune, Massimo Sgrignuoli, emerge come Palazzo del Popolo non si ritenga responsabile dell’errore. Scrive il legale: «Il presupposto causale del danno lamentato dall’attore (Candelaresi, ndr) è infatti l’asserita erroneità delle schede AeDES (Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica, ndr), redatte nondal Comune, bensì da tecnici incaricati nell’ambito della struttura regionale di protezione civile (Ufficio Speciale Ricostruzione)». In buona sostanza, l’amministrazione sostiene che, a fronte di una valutazione di inagibilità arrivata dai tecnici di Palazzo Raffaello, le ordinanze di sgombero messe «sono state un atto dovuto e necessitato, provvedimenti posti in essere a tutela del bene supremo della pubblica incolumità». E «di fronte ad una simile, inequivocabile attestazione proveniente da un organo tecnico qualificato, il Comune di Ancona non aveva alcuna discrezionalità, ma il preciso dovere giuridico di intervenire con urgenza per eliminare il grave pericolo per l’incolumità delle persone che frequentavano l’edificio, incluso l’attore (Candelaresi, ndr)». Lo stesso gestore che ha poi segnalato il difetto della valutazione, ottenendo un secondo sopralluogo il 9 settembre (ma l’ordinanza di sgombero era di luglio) che ha confermato invece l’agibilità dei due locali contigui, bar e pizzeria. E il Comune sostiene di aver emesso il giorno stesso del nuovo riscontro una ordinanza che restituiva l’agibilità ai locali di Candelaresi. Per queste ragioni – scrive l’avvocato – «l’errore del Comune , sempre che sia esistente, sarebbe quindi scusabile».
Il risarcimento
Da rigettare, secondo Sgrignuoli, anche la richiesta di risarcimento da 51mila euro di Candelaresi, che si è rivolto al Tribunale di Ancona ma – secondo l’avvocato – avrebbe dovuto bussare al Tar. In tutto ciò, Candelaresi ha sì riaperto, ma solo la tabaccheria, di più non è riuscito a fare. Lui è che in carrozzina perché malato di sclerosi multipla. Ci confessa: «È dura: mi sento abbandonato. Ero fiero dell’attività che avevo costruito».




