Cultura

Robbie Williams – Britpop | Indie For Bunnies

Escludendo “The Christmas Present”, l’album di canzoni natalizie pubblicato nel 2016, sono quasi dieci anni che Robbie Williams non pubblicava un album di brani nuovi, direi un bel po’ di tempo dal controverso “The Heavy Entertainment Show”, una lunga attesa che incuriosiva.

Credit: Press

Il titolo scelto per il suo nuovo lavoro “Britpop”, insieme alla sua dichiarazione sulla volontà di fare l’album che avrebbe voluto fare al suo esordio completava la curiosità per questa attesa per il suo ritorno che doveva rimetterlo al centro dell’attenzione generale di tutti.

Sotto questo punto di vista possiamo dire che l’obbiettivo è stato centrato almeno in termine di vendite riuscendo a battere addirittura i Beatles in termine di vendite assolute, con un album iper prodotto che però, lo dico subito, pur avendo una serie di brani tutto sommato capaci di avere un certo impatto mainstream non contiene pezzi che possano arrivare ai livelli delle sue migliori hit.

In questo momento della sua carriera bisogna inserire anche il documentario uscito su Netflix ( che non ho ancora visto ) e il film “The Better Man” che lo ritrae come una scimmia che lotta con il suo senso di inadeguatezza personale e che vede tra le scene più interessanti la scena in cui in una festa incontra, tra gli altri, i fratelli Gallagher verso i quali mostra una certa, a mio avviso immotivata, senso di inferiorità che fa tenerezza e che per certi versi fa capolino in questo album.

Ecco allora che oggi ci mostra la sua dimensione britpop che non ha potuto, secondo lui, mostrare agli esordi in un album nel quale fortunatamente almeno non si cade completamente nello scimmiottare il britpop ( che più che essere un genere rappresenta un momento ) ma piuttosto un album pop con utilizzo di chitarre che con una certa difficoltà riesce a centrare il titolo dell’album.

L’inizio è con il singolo “Rocket” che vede la partecipazione della chitarra di Tony Iommi dei Black Sabbath per dare una tintura rock al pezzo mentre nel video se ne va in giro con una scritta stile metal punk Milli Vanilli davanti e i Misfits dietro, una brano per certi versi rude ma addolcito dal ritornello che funziona ma non cattura, seguito da “Spies” che ha una struttura britpop e richiama una versione pop degli Oasis, nella sua semplicità funziona meglio del precedente.

Lo scimmiottare gli Oasis appare ancora più evidente in “All My Life” dove anche vocalmente si lascia andare a momenti Gallagher, non è un brutto pezzo ma chi ne aveva il bisogno, così come non riesce a centrare la grandi hit del passato con “Human” pur andandoci vicino aiutato da Chris Martin ( Coldplay ) e dal duo pop messicano Jesse & Joy, il Messico dove il buon Robbie è una superstar come Morrissey.

Proprio il brano successivo “Morrissey” guarda caso è dedicato alla star più odiata e amata del mondo ( a volte allo stesso tempo ), un pezzo synth pop scritto con il suo vecchio compare nei Take That Gary Barlow, un pezzo che funziona e che descrive giocosamente il buon Morrissey come qualcuno che ha bisogno di amore e di un abbraccio, caro Robbie non credo sia sufficiente per addolcirlo.

Il resto scorre via senza grandi sussulti fino alla conclusiva “Pocket Rocket” una versione orchestrale del brano di apertura senza grandi vibrazioni emozionali.

Se “Britpop” è l’album che voleva fare all’inizio della sua carriera solista forse è meglio che non lo abbia fatto perché manca una vero grande pezzo che poteva incidere sulla sua carriera, se “Britpop” vuole ricordare un periodo d’oro della storia musicale britannica allora non centra il suo obbiettivo e sinceramente non se ne sentiva un grande bisogno.


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