Dazi Usa, Umbertide tra 20 zone italiane più a rischio. Umbria 11esima. Mappa
di Chiara Fabrizi
Umbertide tra i 20 sistemi locali del lavoro italiani più esposti ai dazi Usa. Lo dice la Banca d’Italia in uno dei suoi occasional papers, precisamente il 993 titolato Dazi statunitensi e imprese italiane: esposizione della rete produttiva e impatto iniziale con cui, «sfruttando un set di dati unico, che integra transazioni nazionali tra imprese, registri doganali, registri delle imprese e dati sull’occupazione stima», ha mappato «la rete produttiva di 1,8 milioni di imprese e stimato l’esposizione diretta e indiretta» a seguito della nuova politica commerciale del presidente Donald Trump.
In questo quadro, gli analisti di Bankit stimano una vulnerabilità per le imprese che operano nella zona di Umbertide intorno al 9,7 per cento dei ricavi, di cui il 7,4 per cento per impatto diretto, ossia una flessione secca delle vendite verso gli Usa, mentre la quota restante del 2,3 per cento sarebbe un effetto indiretto, derivando cioè dalla contrazione delle catene di forniture, vale a dire conseguenze che potrebbero patire imprese che non esportano direttamente negli Stati Uniti, ma che vendono le proprie produzioni a imprese che poi esportano negli Usa.
Il sistema locale del lavoro di Umbertide è quindi collocato nella top 20 di quelli più esposti, precisamente in 15esima posizione. Un approfondimento pubblicato dal Corriere della Sera con Withub indica, poi, che il settore più colpito a Umbertide sarebbe quello della fabbricazione di macchinari e apparecchiature. Al vertice della classifica dei 20 distretti produttivi più esposti, secondo lo studio di palazzo Koch, ci sono Agordo in Veneto per il distretto dell’occhialeria (29,3 per cento), Nurri in Sardegna (24,6) e Thiesi in Sardegna (20,4), entrambe per l’alimentare.
Gli analisti di Bankit, poi, hanno valutato anche l’impatto nelle singole regioni, con l’Umbria che risulta l’11esima più esposta. Per la regione, infatti, la penalizzazione è stimata al 3,3 per cento ripartito equamente tra esposizione diretta e indiretta. Il terremoto dei dazi statunitensi, però, potrebbe provocare i danni maggiori in Toscana (5,3), Emilia Romagna (4,6) e Basilicata (4,1).
Infine, a mappare tutti i sistemi locali del lavoro, verosimilmente chiedendo un supplemento di dati a Bankit, è l’approfondimento di Il Corriere della Sera con Withub. Il loro lavoro segnala un’esposizione del 2,8 per cento sia per Perugia (settore più esposto confezioni di articoli di abbigliamento) che per Terni (attività di direzione aziendale e consulenza gestionale); del 6 per cento nella zona di Città di Castello (fabbricazione di macchinari e apparecchiature); del 3,6 per cento a Foligno (fabbricazione di macchinari e apparecchiature); del 6,5 per cento a Spoleto (alimentare); del 3 per cento ad Assisi (fabbricazione di macchinari e apparecchiature); del 2,7 per cento al Trasimeno (fabbricazione di altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi); dell’1,2 per cento a Gubbio (fabbricazione di altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi); del 2,2 per cento a Gualdo Tadino (carta); del 2,1 per cento a Orvieto (commercio all’ingrosso escluse auto e motocicli); dell’1,9 per cento a Todi (commercio all’ingrosso escluse auto e motocicli); dell’1,1 per cento a Norcia (alimentare); e dello 0,3 per cento a Cascia (alloggi).
Di seguito la mappa interattiva dei sistemi locali del lavoro umbri curata da Fabrizio Troccoli
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