>ANSA-FOCUS/ L’Ue replica a Zelensky, ‘da noi 200 miliardi’. Roma delusa – Altre news
(di Michele Esposito)
Una certa delusione e un pizzico
di irritazione. La sferzata all’Europa diretta da Volodymyr
Zelensky nel suo intervento a Davos ha raccolto pochi applausi
nelle cancellerie europee. A Palazzo Berlaymont sono consapevoli
che, in un alcuni frangenti, l’Ue avrebbe potuto fare di più,
come ha sottolineato con veemenza il leader ucraino. Ma è anche
vero che l’Unione ha 27 teste e, spesso, prendere decisioni non
è né semplice né rapido. Ed è anche vero, come ha ricordato la
Commissione, che finora per Kiev l’Ue ha fornito 200 miliardi. I
sacrifici, insomma, non sono mancati. E non è un caso che il
vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, pur essendo
un ferreo sostenitore dell’Ucraina, abbia parlato di parole
“ingenerose” nei confronti dell’Europa. Stessa delusione, ma con
parole più diplomatiche, della premier Giorgia Meloni che si
dice “dispiaciuta”.
A Bruxelles nessuno ha intenzione di mettere il presidente
ucraino nel mirino, peraltro in un momento molto delicato sia
dal punto di vista negoziale sia sul terreno. Ma, come ricordato
da Tajani, deve essere chiaro a tutti come “l’Europa abbia
garantito l’indipendenza dell’Ucraina e abbia fatto di tutto per
sostenerla dal punto di vista politico, finanziario e militare”.
Si poteva fare di più? Probabilmente sì, ma forse è meglio che a
dirlo siano gli stessi europei. “Io penso di essere la prima che
ha detto che l’Europa si deve un po’ svegliare….dopodiché per
quello che riguarda Zelensky devo anche ricordare che abbiamo
fatto tutto quello che potevamo e quindi voglio dire…una cosa
è che lo diciamo noi, quindi un po’ mi è dispiaciuto”, ha
osservato invece la presidente del Consiglio. Ben diversa la
reazione di chi, nel governo italiano, spesso e volentieri
sull’aiuto a Kiev ha dissentito. “Zelensky firmi al più presto
l’accordo, perché sta perdendo uomini e territori, prima firma e
meglio è”, ha tagliato corto Matteo Salvini. “Zelensky vuole
solo miliardi e armi”, ha attaccato Roberto Vannacci.
La sferzata del leader di Kiev è arrivata alle porte di un
mese forse decisivo per gli equilibri in campo nel conflitto.
Già giovedì prossimi i ministri degli Esteri dell’Ue
cominceranno a parlare del ventesimo pacchetto di sanzioni da
mettere in campo contro la Russia. Sanzioni economiche e alla
flotta ombra di Mosca, innanzitutto. L’obiettivo è approvarle il
24 febbraio, quarto anniversario della guerra. Parallelamente la
Commissione comincia a pianificare il post-guerra. In un
documento redatto in questi giorni e inviato informalmente (e
discretamente) alle 27 cancellerie l’esecutivo Ue prevede la
messa a terra di 800 miliardi di dollari – tra capitali pubblici
e privati, prestiti e sovvenzioni – nei prossimi dieci anni per
la ricostruzione ucraina. Cinquecento ne serviranno solo per
coprire il deficit di Kiev, la ricostruzione degli alloggi e la
ripresa delle aree martoriate dalla guerra.
“La ricostruzione rappresenta un’opportunità unica per
costruire un’economia del futuro, resiliente, digitalizzata e
posizionata tra i mercati in più rapida crescita al mondo”, si
legge nel documento di 18 pagine, intitolato “Roadmap per la
prosperità dell’Ucraina: una visione per l’Ucraina 2040”. Certo,
c’è sempre prima una pace da costruire. L’Ue guarda con fiducia
ai negoziati di Abu Dhabi, con la solita postilla: sulla
sicurezza dell’Ucraina, che è anche quella Europa, anche
Bruxelles dovrà trattare. Solo che, per i vertici Ue, è ancora
troppo presto per parlare con Mosca.
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