L’influenza rallenta ancora: ora il picco sembra superato, ma il virus corre ancora tra i più piccoli
Cala ancora, per la quarta settimana consecutiva, la curva dell’influenza. La scorsa settimana sono stati registrati 720 mila casi di infezioni respiratorie acute, oltre 100 mila in meno rispetto a 7 giorni prima. Il calo riguarda tutte le fasce di età, salvo quella dei più piccoli, in cui negli ultimi 7 giorni si è verificata invece un’inversione di tendenza. Qui l’incidenza è in salita tra i bimbi piccoli: tra quelli di a 0-4 anni siamo a circa 33 casi per 1.000 assistiti. Sono i dati salienti dell’ultimo bollettino della sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità. Quest’anno il picco di contagi si è raggiunto a fine dicembre, Risultato? Da inizio stagione influenza e malanni di stagione hanno messo a letto ben 9,2 milioni di italiani. Numeri alti ma che non fanno pensare a una stagione record come quella di due anni fa.
Gli ultimi dati del bollettino dell’Iss
Nella settimana dal 12 gennaio al 18 gennaio, la sorveglianza rileva un tasso di 12,7 infezioni ogni 1.000 abitanti. I più colpiti, sono i bambini tra 0 e 4 anni (33,05 casi per 1.000). La percentuale è tra gli 11 e i 17 casi per 1.000 nelle altre fasce di età, per scendere a 8,07 casi per mille negli over-65. Tra le Regioni, l’intensità resta molto alta in Campania, Basilicata, Puglia e alta in Sardegna, mentre è già scesa al di sotto del livello basale nella Provincia autonoma di Trento. In ospedale restano stabili gli accessi al Pronto Soccorso e i ricoveri per sindromi respiratorie, mentre è in calo il numero di casi gravi. “L’incidenza è ancora in diminuzione, ed è altamente improbabile che torni ai livelli del picco registrato a fine dicembre. Ancora però, soprattutto nel flusso di comunità e nella fascia di età 0-4 anni, la circolazione dei virus respiratori resta elevata”, affermano in una nota gli esperti del dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss. “Anche il flusso ospedaliero registra ancora un numero significativo, sebbene in diminuzione, di casi gravi, causati prevalentemente da virus influenzali in persone non vaccinate”. Stabile la presenza dei virus influenzali che rappresentano circa il 30% dei campioni analizzati dai laboratori afferenti alla rete di sorveglianza. Per quanto riguarda la tipologia di virus, nella comunità prevale il virus A/H3N2 (specie nella variante K), mentre tra gli accessi ospedalieri si osserva una percentuale simile di virus A/H3N2 e A/H1N1pdm09
Il possibile picco superato, “ma serve ancora cautela”
“Ormai non ci sono dubbi: abbiamo superato il picco dei casi di influenza. Ora vedremo come sarà la discesa, che mi aspetto progressiva. In ogni caso, con circa 720mila contagi a settimana, direi che siamo sicuramente in calo”. Così il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano Anche per Gianni Rezza professore straordinario di Igiene e Sanità pubblica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano “finito il periodo delle festività natalizie, l’influenza non sembra però rialzare la testa più di tanto, anche se siamo ancora nel pieno dell’epidemia stagionale”. “Ad ora – scrive sulla sua pagina facebook Rezza – è stata una stagione piuttosto importante, più o meno simile a quella di due anni fa, sia in termini di andamento della curva epidemica che di intensità del picco. La tanto declamata variante k non ha però reso l’attuale stagione diversa da quelle che l’avevano preceduta. A differenza di quanto osservato in Giappone, non si è avuto un clamoroso anticipo della stagione influenzale (come ad esempio è accaduto da noi nel 2022-23), e l’impatto clinico è stato ed è ancora rilevante, ma forse meno di quello segnalato in Australia e in Uk. Infine, fra i casi gravi predomina H1N1, il che sembrerebbe smentire quanto riportato circa una maggiore aggressività della variante k, che pure è ampiamente dominante fra i casi comunitari”. La stagione, però, “non e’ la ancora finita e pertanto è bene essere cauti circa gli andamenti futuri. Soprattutto, l’esperienza dovrebbe insegnarci che fare previsioni, in particolare a inizio stagione, è un esercizio che ci espone a una serie di errori, perché i virus influenzali sono capricciosi assai”, conclude Rezza.
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