la società civile in Piazza Castello
TORINO – Un presidio di solidarietà con il popolo iraniano per denunciare la repressione in atto e sostenere le rivendicazioni di libertà, diritti e autodeterminazione. È questo il senso dell’iniziativa promossa da Acli, Anpi, Arci e CGIL, insieme all’Associazione culturale Italia-Iran, che si terrà lunedì 26 gennaio alle ore 18 in piazza Castello, nel cuore di Torino.
L’appuntamento nasce in risposta alla brutale ondata repressiva che da settimane sta colpendo l’Iran, dove una mobilitazione popolare ampia, nonviolenta e profondamente radicata nella società civile continua a sfidare il regime. Al centro delle proteste vi sono richieste fondamentali di diritti civili, sociali e politici, che incontrano però una risposta fatta di violenza illegale, arresti di massa, torture ed esecuzioni.
I promotori del presidio sottolineano l’urgenza di prendere una posizione chiara e senza ambiguità: una condanna netta della violenza del regime iraniano e un sostegno pieno alle istanze di libertà che arrivano dalle piazze. La rivolta in corso viene letta come il risultato diretto di una crisi economica e sociale profonda, aggravata da una corruzione sistemica e da un apparato di potere incapace di rispondere alle richieste di dignità se non con la repressione.
Le parole degli organizzatori
«Scendiamo in piazza al fianco degli uomini e delle donne iraniane, sottoposte a una violenza sistematica e intollerabile, e contro la repressione brutale che colpisce un’intera generazione», afferma Elena Ferro, della segreteria Cgil Torino. «In un Paese in cui non sono garantiti i diritti fondamentali, né le libertà civili e sindacali, affermiamo il diritto all’autodeterminazione del popolo iraniano, nel rispetto della sua complessità e pluralità». L’invito è a partecipare al presidio per rompere il silenzio, denunciare la repressione in corso e sostenere chi lotta per decidere del proprio destino «senza violenza, senza oppressione, senza interferenze».
Un punto centrale dell’iniziativa è il rifiuto di ogni tentativo di strumentalizzazione della mobilitazione iraniana. «L’Arci respinge con fermezza sia le ipotesi di un ritorno a modelli autoritari del passato, come la restaurazione dello Scià, sia le narrazioni che auspicano un intervento militare statunitense o occidentale», sottolinea Daniele Mandarano, presidente di Arci Torino. «La storia recente dimostra che le logiche belliche e l’ingerenza esterna non portano democrazia, ma producono nuove guerre, instabilità e devastazioni».
Parole dure arrivano anche da Nino Boeti, presidente di Anpi Torino: «Quello che accade in Iran è senza senso. Un governo che uccide i propri figli e le proprie figlie è un governo violento, barbaro e incivile». Una violenza resa ancora più grave, secondo Boeti, dal fatto che venga giustificata in nome della religione: «Le esecuzioni avvengono senza una reale formulazione dei capi d’accusa, se non quella di Mohareb, “nemico di Dio”, rendendo evidente l’assurdità e la ferocia della repressione in corso».
Anche le Acli di Torino hanno annunciato la propria adesione al presidio. «La dignità umana e la libertà non possono essere calpestate in nome di alcun potere o ideologia», afferma il presidente Massimo Candela. «La nostra presenza in piazza Castello non è solo un atto di testimonianza, ma una scelta di campo precisa e necessaria al fianco di chi, in Iran, sta mettendo a rischio la propria vita per chiedere libertà, giustizia sociale e diritti fondamentali». Candela richiama inoltre la necessità di un’azione diplomatica che garantisca il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, riconoscendo nel movimento iraniano «un’aspirazione universale alla pace e alla democrazia che nasce dal basso».
Dal punto di vista della diaspora, il racconto è segnato da preoccupazione e dolore. «Il regime ha oscurato i mezzi di comunicazione, isolando il Paese dal mondo mentre è in corso una repressione durissima e un massacro che colpisce la popolazione civile», denuncia Samir Garshasbi dell’Associazione culturale Italia-Iran di Torino. Nonostante tutto, sottolinea, «il popolo iraniano continua a scendere in piazza con straordinario coraggio, rivendicando diritti, libertà e dignità».
L’appello è rivolto alle forze politiche progressiste e all’intera società civile italiana, affinché non restino in silenzio e si schierino apertamente al fianco di chi oggi lotta per il proprio futuro. Allo stesso tempo viene ribadito il no a qualsiasi intervento militare esterno: l’unica strada possibile è quella dell’autodeterminazione del popolo iraniano, nel rispetto della sua volontà e della sua pluralità.
Accogliendo l’appello di AOI, Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci e Stop Rearm Italia, il presidio chiede infine il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici e una reale ripresa dell’iniziativa diplomatica internazionale. L’Europa, secondo i promotori, deve scegliere la via della pace e della pressione politica, abbandonando la logica del riarmo e dell’escalation militare per investire nella giustizia sociale, nella cooperazione e nella difesa dei diritti umani.
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