Società

Legalità a scuola: i docenti di Diritto A046 come presidio educativo contro la violenza. La proposta del CNDDU

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per l’approccio con cui si sta tornando a parlare di sicurezza nelle scuole, anche alla luce dei fatti accaduti a La Spezia. A preoccupare non è solo il tono emergenziale del dibattito, ma l’assenza di una visione educativa capace di affrontare le cause profonde del disagio giovanile, piuttosto che i soli effetti.

Nel panorama nazionale, l’iniziativa avviata a Modena propone una via diversa. Qui, il concetto di sicurezza si lega alla presenza attiva sul territorio, alla mediazione e alla collaborazione tra istituzioni, Polizia locale e realtà del volontariato. Un’impostazione che non si limita al presidio fisico degli spazi scolastici, ma punta a rafforzare il senso di comunità e la fiducia tra scuola e contesto urbano.

Il paradosso educativo

La contraddizione è evidente: cresce la domanda di legalità e sicurezza, mentre viene ridimensionato proprio l’insegnamento che potrebbe fornire ai ragazzi strumenti per capire il senso delle regole e delle responsabilità. Negli ultimi anni, l’insegnamento del Diritto e dell’Economia è stato progressivamente ridotto da interventi ordinamentali e tagli di orario, fino a scomparire in interi percorsi scolastici.

Conseguenze di un vuoto formativo

Senza una solida alfabetizzazione giuridica, la norma rischia di apparire come un’imposizione calata dall’alto. Comprendere la relazione tra diritti, doveri e sanzioni è ciò che permette ai giovani di leggere la legge non come strumento punitivo, ma come garanzia di libertà, convivenza e rispetto. Manca, in molti casi, un’educazione che permetta di collocare i comportamenti individuali dentro un quadro collettivo.

Una proposta strutturale

Il CNDDU propone di rafforzare in modo stabile l’insegnamento della cultura della legalità, affidandolo ai docenti della classe di concorso A046 – Discipline giuridiche ed economiche. La proposta riguarda tutte le scuole, di primo e secondo grado. L’obiettivo non è introdurre ore simboliche, ma un percorso continuo che consenta di comprendere il funzionamento dell’ordinamento giuridico, il senso delle norme e le conseguenze delle azioni, con uno sguardo educativo orientato alla prevenzione e alla responsabilizzazione.

Una questione di responsabilità istituzionale

La vera sfida educativa – osserva il Coordinamento – non può essere affidata esclusivamente a misure di controllo esterno. È la scuola il primo presidio democratico, se messa nelle condizioni di accompagnare gli studenti nella costruzione di un’etica pubblica, fondata sul rispetto e sulla Costituzione.

Da qui l’appello al Ministro Giuseppe Valditara: la sicurezza scolastica non può essere affrontata come un tema di sola gestione dell’ordine pubblico. Servono investimenti culturali, visione educativa e centralità dell’insegnamento giuridico. Restituire spazio al Diritto nei curricoli non è una questione settoriale, ma una scelta che riguarda il futuro civile del Paese.


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