Shoah, l’esperto a Genova: “Non è corretto metterla sullo stesso piano del conflitto a Gaza”

Genova. “Non è corretto” mettere sullo stesso piano la Shoah, l’antisemitismo dei nostri giorni e il genocidio della popolazione palestinese di cui è accusato Israele. È la posizione di Mario Venezia, docente della Sapienza e presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma, intervenuto come relatore alla seduta solenne del Consiglio regionale della Liguria per il Giorno della Memoria.
“Si farebbe un torto a tutti e due i piani – risponde Venezia, figlio di un deportato sopravvissuto ad Auschwitz-Birkenau -. Su Israele, noi non ci siamo mai esposti in questo senso, né nel bene né nel male. Noi non abbiamo parlato né il 7 ottobre né l’8 né ultimamente perché è un tema che va solidificato come elemento storico per capire effettivamente quello che è. Oggi è più facile parlare per slogan perché lo slogan entra in testa, a quel punto si fanno delle affermazioni veloci, senza spiegazione, ci si sente tranquilli. Lo slogan purtroppo riesce a tacitare qualsiasi momento di dibattito”.
Sull’antisemitismo, Venezia ha preso posizione durante l’intervento in aula: “Se un cittadino italiano non può andare in piazza il 25 aprile perché ebreo è un tema rilevante. Questo non succede da ottobre, succede da prima. Ed è vergognoso. Liliana Segre non è stata messa sotto scorta da ottobre, è sotto scorta da anni, la più anziana in Europa. È assurdo”.
Il professore ha ricordato un episodio: “Negli anni Novanta, al Festival della letteratura di Roma, David Grossman parlò della solitudine di Israele. Parlavamo del conflitto in Libano 1992-93. Questa solitudine è attuale e questo tema, purtroppo, non è capito, non è compreso. C’è una solitudine di fondo che rende ancora più aggressivi. Questo è un tema che secondo me andrebbe studiato”. Grossman oggi parla anche di genocidio: “È un intellettuale che stimo e questo dimostra che in Israele c’è un dibattito. C’è comunque una libertà di opinione che dovremmo aiutare a conservare, non dobbiamo appiattirla con comportamenti avversi, proprio perché ci sono questi spunti”.
“Il filo conduttore è l’importanza del linguaggio, il linguaggio che era presente sia nei momenti della propaganda nazista e fascista, e su questo abbiamo lavorato molto, nelle fasi successive. È importante da far capire che le parole di odio portano inevitabilmente a momenti di violenza. La partenza non è un’esplosione improvvisa di violenza, ma è una costruzione tramite una propaganda che consente poi di annullare la umanità dell’avversario, che diventa nemico che deve essere distrutto”. Come se ne esce? “Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ci vuole educazione. I sopravvissuti dopo i campi sono stati zitti per decenni, non hanno parlato per tutta una serie di motivazioni tra le quali un senso del pudore, un senso anche di difesa degli altri. Purtroppo mio padre è stato uno dei sopravvissuti, non ha parlato per anni e questo silenzio è servito per fortificare. Oggi è più difficile perché chi sta zitto non esiste. Riuscire a conciliare i silenzi con l’attualità è molto più difficile”.
La Giornata della Memoria “è sempre particolarmente importante, ma in questi ultimi anni è diventata particolarmente importante perché, come ha detto Primo Levi, la peste è guarita, ma il morbo serpeggia – commenta il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari -. L’antisemitismo sembrava dimenticato, ma in questi ultimi anni abbiamo visto un rigurgito. In questo momento è particolarmente significativo poter ricordare per evitare di commettere nuovamente degli errori, come sono stati commessi in passato”.
Nel frattempo alcuni Paesi come Israele sono accusati di genocidio. È anche questa l’attualità della ricorrenza? “Non bisogna mai confondere un atto terroristico con le questioni di tipo politico – risponde Balleari -. Bisognerebbe che tutti facessimo mente locale su ciò che vogliamo fare, nel senso di prendere lezioni da quello che è successo nel passato per evitare che si ripeta, soprattutto cercando di portare avanti un discorso di democrazia, di libertà, di poter dire le cose in una certa maniera, senza strumentalizzazioni politiche, cosa che invece purtroppo accade molto troppo spesso in questo momento. Poi Balleari ha messo nel mirino implicitamente i contenuti di alcune proteste proPal: “A fronte di alcune manifestazioni, sulle quali ovviamente siamo tutti d’accordo, ci sono spesso degli infiltrati che fanno degenerare quello che succede, cercando non di costruire, ma di distruggere. Su questo dobbiamo stare particolarmente attenti”.
I commenti delle forze politiche
“Ricordare è importante – ha commentato Walter Sorriento consigliere di Orgoglio Liguria – è fondamentale non perdere memoria delle atrocità che hanno segnato la nostra storia. Come istituzioni, soprattutto, abbiamo il dovere e il compito di tramandare ai ragazzi questa memoria, perché è uno strumento potente, perché attraverso essa i nostri giovani possono capire l’importanza di valori come democrazia e rispetto”.
“In un momento storico in cui i venti dell’intolleranza tornano a soffiare- hanno aggiunto Matteo Campora e Federico Bogliolo rispettivamente capogruppo e consigliere regionale di Vince Liguria anche loro presenti alla seduta -. Le istituzioni hanno il dovere di essere un argine invalicabile. Ricordare la Shoah oggi significa ribadire che la libertà e la dignità umana sono valori che vanno difesi ogni giorno con la forza della consapevolezza”.
“Coltivare la memoria è un dovere civico e istituzionale, antidoto all’indifferenza, che deve tradursi in consapevolezza, trasmissione alle nuove generazioni dei valori della democrazia e vigilanza costante contro ogni forma di odio, razzismo, antisemitismo e negazione dei diritti fondamentali. Come gruppo Pd in Regione ribadiamo con forza l’importanza della Memoria, che non è solo un momento di commemorazione, ma un richiamo collettivo alla responsabilità, alla coscienza civile e all’impegno quotidiano per la difesa dei diritti e della dignità umana. In un tempo segnato dal riemergere di linguaggi d’odio, pericolose semplificazioni, conflitti; ricordare ci richiama a un compito preciso: fare della memoria uno strumento attivo, capace di orientare le scelte politiche, culturali e sociali del presente, affinché quanto è accaduto non si ripeta mai più”. Così il gruppo consiliare del Partito Democratico.




