Società

87mila studenti in classe con un coltello, i dati. Violenza a scuola: studente di 13 anni chiede a Chat GPT come uccidere un amico durante una lezione

Nel 2025, secondo una ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, circa 87 mila studenti tra i 15 e i 19 anni , pari al 3,5 % degli iscritti alle scuole superiori, hanno usato un coltello in ambito scolastico per intimidire o ferire qualcuno. Si tratta di un dato molto più alto rispetto al passato: nel 2018 la percentuale era dell’1,4 %. La stessa indagine segnala anche che 3,6 % degli studenti ha dichiarato di aver colpito un insegnante, e il 5 % di aver fatto seriamente male a qualcuno.

Queste cifre non sono isolati numeri statistici. Emergono in un contesto in cui molte realtà scolastiche italiane affrontano episodi cronici e quotidiani di aggressioni, scontri, uso di armi e minacce.

Un quadro composito: meno attacchi ai docenti, ma violenza giovanile persistente

Secondo i dati più recenti, gli episodi di aggressione contro docenti e personale scolastico sono diminuiti sensibilmente nell’anno scolastico 2025/2026: da settembre a dicembre sono stati segnalati solo 4 episodi contro i 21 dello stesso periodo dell’anno precedente, con un calo dell’80 %. Le nuove norme e misure di tutela – incluse pene più severe e l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza scolastica – vengono citate come fattori che stanno migliorando il clima dentro gli istituti.

Questi dati, però, non raccontano il fenomeno nella sua interezza: dietro alla diminuzione delle aggressioni formali verso i docenti resta un vissuto quotidiano di conflitti, tensioni e minacce tra gli studenti stessi e tra studenti e mondo esterno alla scuola.

Fatti di cronaca che riflettono la complessità del fenomeno

Basta ripercorrere quanto accaduto negli ultimi giorni per rendersi conto che l’idea di un aumento della violenza in ambito giovanile e scolastico non nasce da una semplice amplificazione mediatica, ma corrisponde a un fenomeno reale, ormai difficile da ignorare.

Roma: tredicenne preso a pugni all’uscita da scuola

A Roma, nei pressi della scuola media Winckelmann vicino a piazza Bologna, un ragazzo di 13 anni è stato colpito con pugni da un coetaneo appena usciti dalla scuola. Secondo le ricostruzioni, i due non si conoscevano e il giovane autore dell’aggressione praticava pugilato. La preside ha attivato protocolli interni e convocato un consiglio straordinario per affrontare l’accaduto, coinvolgendo famiglie e Ufficio scolastico regionale.

Friuli Venezia Giulia: minorenne entra in classe con un coltello

Pochi giorni dopo il tragico caso di La Spezia, in un altro istituto della Bassa Friulana un minorenne è entrato in classe con un coltello da 15 cm, subito sequestrato dai carabinieri dopo la segnalazione degli stessi compagni di classe. L’episodio segnala quanto la presenza di armi negli istituti sia un rischio reale, oltre i numeri delle statistiche.

Segnali indiretti di disagio: un aiuto tempestivo può prevenire escalation

In una scuola di Senigallia (Marche), un agente della Polizia locale ha notato durante una lezione come un ragazzo cambiasse espressione mentre si parlava di bullismo. La sua intuizione ha portato la famiglia a riconoscere un disagio profondo prima che degenerasse. Questo episodio sottolinea che non tutte le forme di violenza sono fisiche o evidenti, ma possono emergere da situazioni di isolamento, derisione e sofferenza tra pari.

Oltre i confini italiani: la violenza passa anche dal web

Un caso negli Stati Uniti ha fatto il giro del mondo: un ragazzo di 13 anni ha chiesto a ChatGPT come uccidere un amico durante una lezione, attirando l’attenzione delle autorità e sollevando interrogativi sulla sorveglianza digitale e sui comportamenti violenti che emergono anche online.

Cosa emerge da questi episodi

I fatti raccolti, tra aggressioni fisiche, uso di coltelli, segnali di disagio e comportamenti violenti veicolati anche dal web, mostrano che la questione non è un fenomeno episodico o isolato, ma radicato in dinamiche sociali più ampie che vanno dall’uso di armi, ad una violenza che non investe soltanto gli insegnanti, ma che riguarda il rapporto tra studenti e tensioni di gruppo. Infine, gli interventi precoci, come dimostrato nel caso delle Marche, possono rappresentare un importante segnale da parte del mondo adulto per arginare questa tipologia di fenomeni.


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