A Davos faccia a faccia Trump-Zelensky. Il pasticcio dell’annuncio e della smentita
“Oggi vedrò Volodymyr Zelensky a Davos”, ha detto ieri Donald Trump. Poi la nota della presidenza ucraina (“Zelensky è a Kiev, non è a Davos”), che costringe il tycoon a correggersi è a spiegare che vedrà il presidente ucraino “domani”, ovvero oggi. Più che un fraintendimento si tratta di un manifesto del caos che regna sulla questione ucraina. L’incontro si terrà dunque oggi e sarà particolarmente significativo. Anche perché quasi contemporaneamente, l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner, saranno a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin. “Entrambi vogliono la pace ma tra Putin e Zelensky c’è un odio tremendo. Cercheremo di arrivare a un accordo di pace perché la vogliono tutti”, ha aggiunto Trump. “È la guerra peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale, è un bagno di sangue. Una volta Putin vuole la pace e non la vuole Zelensky e l’altra volta invece il contrario. Ma credo che arriveremo a una pace perché se non fanno la pace sono degli stupidi. Ma non lo sono”, ha auspicato il tycoon, anche se poi ripete che spetterebbe all’Europa porre fine a un conflitto che lui dice di aver soltanto ereditato.
Tra una dichiarazione e l’altra gli sherpa continuano i vertici tra delegazioni. Il russo Kirill Dimitriev ha incontrato gli americani, così come gli ucraini Kyrilo Budanov e Rustem Umerov. “La pace in Ucraina non arriverà già domani, ma stiamo andando avanti e provo un cauto ottimismo. Abbiamo svolto un lavoro serio con i rappresentanti del team di Donald Trump”, ha detto Budanov. Intanto la situazione a Kiev e in altre città ucraine resta drammatica.
Nella capitale quasi il 60% della popolazione è costretta a vivere in questi giorni di gelo senza riscaldamento e al buio a causa dei continui raid russi. Motivo in cui perché non solo serve trovare una soluzione. Ma serve farlo in fretta.
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