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Alberto Tomba: «I tifosi mi commuovono. Il made in Italy mi rappresenta»

Cosa le piace, con cosa si trova a sua agio?
«In gara tanto piaceva il mio stile e quello mi ha fatto vincere. Qui siamo perfetti nello stesso modo. Una scarpa elegante, artigianale, realizzata con passione. Io preferisco i laccetti al mocassino. Se dobbiamo dirla tutta, uno scarpone molto comodo».

Sport e stile quindi possono convivere. 
«Quando arrivi a certi livelli e vinci magari un’olimpiade, ci deve essere uno stile, è ovvio. Sono un outsider, nato a Bologna, lontano dalle grandi montagne, eppure sono arrivato a conquistare le vette più alte. Ogni curva è stata una sfida tra me e la forza di gravità. Ho sempre sciato d’istinto, sfidando le regole. Ferragamo ha fatto lo stesso nella moda: è partito dal nulla per creare qualcosa di eterno. Questa determinazione nel voler eccellere, partendo da una posizione diversa dagli altri, è il nostro punto d’incontro».

Dedizione, perseveranza, resilienza, attenzione al dettaglio. Sono sue caratteristiche? Chi è Alberto Tomba?
«Nel passato si è scritto di tutto su di me. In realtà non tante persone hanno conosciuto Alberto. Tomba è stato osannato, criticato, amato. Mi piace ora farmi conoscere davvero, conoscere meglio. Anche con questo progetto è un modo per conoscermi veramente. Ne amo anche la precisione. In questa scarpa ci sono oltre 160 passaggi fatti a mano. È incredibile. Nello sci, la differenza tra vincere e perdere è questione di millimetri e di dettagli invisibili; nella Tramezza è lo stesso. C’è una dedizione artigianale che oggi è rara. Indossarle ti fa sentire il peso della storia, ma con una leggerezza e un comfort incredibili. E poi sento la vicinanza fra la Firenze di Ferragamo e la mia Bologna».

Siamo a pochi giorni dalle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. È diverso fare una gara in casa, fare un Olimpiade in casa?
«C’è molta responsabilità. Tutti ti acclamano, ti aspettano. Le reazioni possono essere diverse. Siamo alla vigilia di un grande evento e qualcuno che fa fatica. Io ero rilassato, scherzavo, giocavo. Questo mi aiutava molto. Sciare in casa secondo me può essere uno stimolo, un aiuto. In questi anni abbiamo avuto il problema della neve. Una volta nevicava. Io cominciai in collina quando nevicava un metro, due metri, anche lì. Speriamo bene che, per questa Milano Cortina, sia tutto innevato al di là della neve artificiale negli ultimi anni».

Non c’è mai stato tanto pubblico come quando c’era Alberto Tomba.
«C’era questa Tombamania, l’Albertite, i fan club che venivano anche in Giappone, mi seguivano, i 40.000 di Campiglio. Tomba e Compagnoni. Nel ‘92 ad Albreville, nello stesso giorno, i due ori nostri».

Le piace ancora il calore della gente?
«Sì, pensi che ci ritroviamo ancora, come ho scritto anche nel libro, con il fan club. È nata una grande famiglia. Un appuntamento ogni due mercoledì. A Modena c’è questo mio tifoso, Loris, che ha un museo, ha tutti i cimeli miei. È una cosa impressionante, non c’è nessuno al mondo che ha ritagliato ogni articolo e immagine da prim’ancora che diventassi Tomba, da 40 e più anni. Lì i ragazzi si ritrovano, si cena, si guardano filmati. Questa è una cosa commovente».


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