Marche

«Così Luca Ricci ha ucciso i suoi genitori nella casa di Fano». E lui in aula legge i versi biblici. La ricostruzione del duplice omicidio in assise


PESARO Un foglietto con i versetti della Bibbia tra le mani. Lo sguardo basso mentre i medici legali illustravano i risultati delle autopsie sui corpi dei suoi genitori. Con un inciso su uno straccio sul volto del padre. Ieri davanti Luca Ricci, 50enne, reo confesso del duplice omicidio del padre Giuseppe 75 anni, ex falegname e della madre Luisa Marconi, 70 anni casalinga, era davanti alla corte d’assise. Luca leggeva dei versi scritti a penna che teneva tra le mani: «Felice è l’uomo che non cammina seguendo il consiglio dei malvagi ma si diletta nella legge di Geova». Tra i testi il dirigente della squadra mobile Paolo Badioli che ha ricostruito la scena del crimine e il contesto di disagio economico che ha portato al duplice omicidio.

 

Cos’è successo

«Ricci piagnucolava, si metteva le mani al volto, un atteggiamento emotivo che faceva fatica a nascondere». Per l’accusa il movente sarebbe quello economico: la casa era stata pignorata per una serie di debiti contratti quando Luca aveva un’azienda individuale per il montaggio dei mobili. L’immobile dei genitori era a garanzia di un prestito. Ma i soldi non sono rientrati e la casa è finita all’asta. La mattina dell’omicidio Luca avrebbe dovuto consegnare 14 mila euro al nuovo proprietario per garantire alla coppia di anziani di rimanere in affitto nell’alloggio occupato da una vita. Era stato chiesto un anticipo dell’affitto di 2 anni, temendo l’insolvenza dei futuri locatari. Ma i soldi non c’erano. La madre è stata strangolata con un cavo del telefono e il padre preso a martellate. Proprio di questo hanno parlato i medici legali Loredana Buscemi e Marco Palpacelli. Tutto sarebbe successo tra le 3 e le 5 del mattino, in pochissimi minuti. Luca avrebbe attinto la madre da dietro mentre era seduta. Tanto che per il contraccolpo ha rimediato una testata al naso e al labbro, riportando delle ferite refertate dai medici. Sangue dell’imputato finito anche sulla camicia da notte della madre. Una morte velocissima, meno di un minuto per la perdita di coscienza. Una morte per asfissia. Poi è andato dal padre, sul letto. L’anziano ha cercato di difendersi tanto che aveva delle ferite nel braccio sinistro alzato per parare i colpi. I medici hanno parlato di «fracasso cranico con polifratture» dovute a 11 colpi «energici».

Nel dettaglio

I medici hanno rilevato la presenza di uno straccio che copriva il volto del padre, come un «gesto di pietas in contrapposizione all’entità del trauma». Da ultimo la testimonianza di una genetista della squadra scientifica di Roma. Gli avvocati dell’imputato, Luca Gregori e Alfredo Torsani, hanno insistito sul fatto che non siano state trovate tracce genetiche di Luca sul cavo e sul martello. Quest’ultimo era stato trovato in un pozzetto, imbrattato di fango. Il 4 febbraio la chiusura dell’istruttoria con l’ascolto di un consulente della difesa, che riferirà sul blackout emotivo di queli minuti.




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