Risarcimento per la strage dei 40 Martiri: la memoria diventa giustizia
di Piero Pieri*
Sin dall’adolescenza, la Strage dei 40 Martiri di Gubbio era un argomento ricorrente a casa mia. Papà e mamma, quest’ultima soprattutto, ne parlavano spesso. All’epoca la maggior parte delle famiglie non possedeva apparecchi televisivi ed era quindi normale intrattenersi nelle cose più varie. Quel tragico evento ogni tanto era oggetto di ricordo e discussione, anche se nessuno della nostra famiglia ne era coinvolto. In realtà ciò solo per ragioni di pura fortuna o destino che dir si voglia. Mio padre, mentre faceva rientro a casa quel pomeriggio del 20 giugno 1944, scampò per un soffio al rastrellamento in atto a Gubbio da parte delle truppe tedesche.
La città era in pieno caos per l’uccisione di un ufficiale tedesco ed il ferimento di un altro avvenuto ad opera di una pattuglia Gap, che colpì i due militari che avevano appena fatto ingresso nel Bar Nafissi, nel pieno centro della città, lungo Corso Garibaldi. Allora papà e mamma, da poco sposati ed ancora senza figli, abitavano in Via Massarelli, in pieno centro, sopra il Bar Leletto, oggi Bar Jolly e lì continuarono ad abitare sino all’anno 1957: dal 1945 con mio fratello, purtroppo scomparso oltre 10 anni fa, dal 1951 anche con me.
Rientrando a casa, papà fu allertato del rastrellamento in atto dalla signora che gestiva l’ufficio della compagnia telefonica Timo, ove all’epoca era installato l’unico telefono pubblico di Gubbio, che si trovava all’inizio di Via della Repubblica: la signora lo spinse ad entrare in tutta fretta facendolo nascondere sotto il mobile di legno posto all’interno dell’ufficio, ove papà, piccolo di statura, trovò spazio sufficiente per infilarsi. I tedeschi non tardarono a scendere da Via della Repubblica, mentre lui era dentro nascosto e ben accovacciato. Restò lì tutta la notte, con la disperazione della moglie e di mia nonna paterna, che abitava con loro. Poté infatti rincasare solo la mattina all’alba, quando fu possibile: si trattava solo di attraversare la strada, ma il pericolo era davvero grande!
Oltre 3 anni fa, ricevetti una telefonata a studio da un signore che avevo già avuto occasione di conoscere in precedenza per una piccola cosa e mi chiese un appuntamento: è in questo modo che mi sono trovato di nuovo di fronte alla Strage ai 40 Martiri. La cosa suscitò in me subito interesse ed emozione in pari tempo. Era stata introdotta una normativa che aveva istituito uno specifico fondo destinato al ristoro delle vittime dei crimini di guerra e contro l’umanità.
Il cliente mi fece avere una copiosa documentazione relativa alla Strage, che ho letteralmente divorato con un’attenta disamina e lettura. Lui era molto incerto sul da farsi, specialmente se si trattasse di agire da solo. Suo fratello non voleva essere parte della cosa e lui avrebbe desiderato coinvolgere soggetti pubblici e l’associazione da tempo esistente. L’unica cosa possibile fu il coinvolgimento del fratello che, dopo un colloquio con me, si convinse dell’opportunità di aderire all’iniziativa. Null’altro oltre a ciò, anche perché i tempi erano abbastanza ristretti ed il termine di legge posto a decadenza per radicare il giudizio iniziò ad essere il mio spettro: c’era tanto da fare e studiare!
Neppure dai miei validissimi collaboratori ebbi un incoraggiamento, ma io ormai avevo deciso di procedere e non mi sarei fermato. Ho sempre creduto nella Provvidenza e così è stato. Oggi siamo abituati tutti a leggere ed anche a pensare che la nostra Giustizia non funzioni e presenti disfunzioni sotto molteplici aspetti. Ma, come spesso avviene, ad esempio nelle manifestazioni sportive, ogni cosa fa storia a sé!
Nel nostro caso, abbiamo avuto un Giudice veramente encomiabile che si è molto ben calata nella problematica, assai peculiare per un operatore del diritto, facendolo per di più molto bene, con impegno, scrupolo ed attenzione: circostanze che hanno portato ad una ricostruzione giudiziale della vicenda in modo reale, concreto ed appagante come da me sperato ed auspicato. Con ciò sono stati realizzati in pieno l’obiettivo e l’intento sottesi all’iniziativa, sia da parte dei miei assistiti che mio: quello cioè di ottenere un atto di riconoscimento di responsabilità istituzionale e di riaffermazione della dignità delle vittime della Strage dei 40 Martiri e dei loro familiari. Un passaggio di particolare rilevanza per l’intera cittadinanza di Gubbio quale memoria storica dell’evento più drammatico dalla stessa subito nella sua recente storia.
*avvocato
VITTIMA DI STRAGE NAZISTA A GUBBIO NEL 1944: RISARCITI I NIPOTI
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