Basilicata

San Mauro Marchesato, rischia di crollare tutto il cimitero

Le bare crollate nel cimitero di San Mauro Marchesato salgono a 30, i cedimenti erano stati segnalati in passato al Comune


SAN MAURO MARCHESATO – Salgono a una trentina le bare crollate nel cimitero “vecchio” di San Mauro Marchesato e c’è il rischio che la situazione si aggravi ulteriormente su quel versante in frana. Il rischio che crolli tutto. Il terreno sta cedendo per un vasto tratto nel pendio su cui insiste la parte storica del cimitero, costruito molto tempo fa e successivamente rimaneggiato con interventi di ampliamento. Presto interverrà sul posto una ditta specializzata di rocciatori, provenienti dalla vicina Cotronei. Il Comune ha contattato l’impresa perché occorrono operai specializzati per intervenire negli scenari poco stabili dal punto di vista idrogeologico. I vigili del fuoco del Comando provinciale di Crotone hanno offerto il loro supporto.

PROBLEMA IGIENICO-SANITARIO

Intanto, si pone anche un problema di tipo igienico-sanitario. Alcune delle bare venute giù insieme ai loculi sono aperte e parte dei resti umani sono fuoriusciti. Non si riesce ad avere un quadro chiaro della situazione perché la zona in cui le bare sono cadute è impervia ed è impossibile accedervi. Gli interventi di messa in sicurezza da parte del Comune inizieranno appena l’emergenza maltempo sarà cessata.

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LO SGOMENTO

La comunità di San Mauro Marchesato è sconvolta. Il sentimento prevalente è quello dello sgomento. I familiari dei defunti i cui resti erano nei loculi crollati o nelle zone a rischio hanno raggiunto il luogo dell’emergenza. Davanti ai loro occhi increduli, mentre assistevano alle operazioni degli ispettori dell’Asp di Crotone, sono avvenuti altri crolli. Tra loro c’è chi ha commentato quelle scene affermando che così i loro cari sono morti due volte. Si vedono fiori, lumini e cumuli di macerie pericolanti lungo quel pendio scosceso in cui sono scivolati i loculi.

L’IMPEGNO DEL SINDACO

L’intento del sindaco, Levino Rajani, è quello di «recuperare tutte le bare per tutelare la memoria e gli affetti». Sente questo impegno come «dovere morale» nei confronti della comunità. Ma c’è chi lamenta di aver segnalato da tempo al Comune che il terreno stava cedendo, nella zona periferica in cui è situato il cimitero, in via San Leonardo. La priorità per l’amministrazione comunale dovrà essere quello di intercettare fondi per gli interventi di consolidamento e la mitigazione del rischio idrogeologico.

MORTI DUE VOLTE

«Papà, oggi sei morto due volte. È stato uno strazio vederti nel dirupo». Drammatica la testimonianza di Teresa Cutuli, che vive nella vicina Scandale ma è originaria di San Mauro Marchesato. La parte di cimitero dove sono sepolti i suoi non esiste più. «Là c’è la tomba di mio padre e di tutti i miei familiari deceduti. Ho pianto. Ma il sentimento prevalente – osserva la signora Cutuli – è la rabbia perché avevo segnalato al Comune che bisognava intervenire con dei gabbioni. Lo aveva dettto anche un mio fratello che opera nell’edilizia. Non si può affermare che è dipeso tutto dalle piogge. Bisognava fare manutenzione. Questa è una tragedia annunciata». La signora Cutuli ricorda anche le lacrime di un’altra signora insieme alla quale ha assistito alle prime operazioni di messa in sicurezza. «La lapide di un suo parente è sprofondata ancora più giù di quella di mio padre proprio mentre tentavano di recuperarla».

VUOTO DOVE C’ERA UN NOME

Rabbia, ma anche impotenza. I suoi familiari sono emigrati al Nord e vorrebbero rientrare. «Rientrare per fare cosa? Per arrivare in quel punto bisogna andarci con l’elicottero». C’è anche chi non vorrebbe fare sapere ai genitori anziani quello che è successo, per proteggerli. Ma la notizia ha avuto un’eco mediatica nazionale ed è stata ripresa da tutti i tg. Un dramma nel dramma.

Il silenzio di un cimitero è un patto e quando si spezza sotto il peso di un crollo, ciò che resta non sono solo macerie e polvere, ma un dolore sordo con cui si pensava di aver imparato a convivere.  Alcuni ripetono che ​c’è un’angoscia indicibile nel trovarsi di fronte al vuoto dove prima c’era un nome, una foto, un marmo freddo da accarezzare. Non è solo un cedimento strutturale. Per chi ha perso qualcuno, un loculo non è solo cemento. È l’unico luogo dove il dialogo con chi non c’è più può ancora sembrare reale. Vedere quella dimora profanata è un funerale che si ripete senza il conforto della rassegnazione.

SOLITUDINE E RABBIA

Chi guarda quel cumulo di detriti prova una forma di solitudine assoluta. E di rabbia.  È l’impotenza di chi vorrebbe proteggere gli anziani ancora in vita dall’apprendere questa notizia. Perché quelle salme finite in un burrone sembrano essere state private anche della dignità. Poi c’è la paura che, insieme alle pietre, si sbricioli anche la memoria del passaggio di quella persona nel mondo. Ricucire questo strappo richiede tempo e una delicatezza estrema. Non si tratta solo di ricostruire mura, ma di restituire dignità a quelle storie interrotte. Perché finché resterà anche solo un fiore deposto su un cumulo di macerie, quel legame non sarà mai davvero spezzato. L’amore, a differenza del marmo, non conosce crolli.


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