Marche

«Il fuoco risaliva le scale, sentivo l’odore dei collant bruciati e la pelle che cedeva»


Le condizioni di Eleonora Palmieri, la 29enne veterinaria riminese ferita nel rogo del bar Le Constellation di Crans-Montana a Capodanno, sono clinicamente buone e la paziente è stata trasferita oggi dall’ospedale Niguarda di Milano all’ospedale Bufalini di Cesena per proseguire il suo percorso di cura. Ne dà notizia l’Ausl Romagna. Attualmente è ricoverata nell’unità operativa Centro Grandi Ustionati Romagna. Il personale sanitario è al lavoro per continuare a garantirle le migliori cure possibili.

«Ci sono giorni fatti di sollievo, di coraggio, in cui sento la necessità di condividere ciò che vivo con le persone più care – ha spiegato Eleonora nell’intervista rilasciata a La Repubblica -. Altri in cui invece prevalgono la fragilità e il bisogno di silenzio in cui non voglio sentire nessuno».

La notte al Constellation

La ragazza era nell’inferno della notte di Capodanno del Constellation. «Era la prima volta in Svizzera, ero lì insieme a Filippo, il mio fidanzato e altri amici, volevamo festeggiare Capodanno in montagna. Era una “serata di gioia e poco prima della mezzanotte abbiamo raggiunto la piazza. C’era tanta gente, un’atmosfera di festa. Eravamo felici. Avevo fatto pochi passi oltre la soglia del locale quando tutto è precipitato. Non era chiaro cosa stesse accadendo, in un istante la folla ha iniziato a spingere verso l’uscita. La massa di persone ha diviso me e Filippo che non era ancora riuscito a entrare. In quel caos il pensiero che fosse al sicuro è stato il mio unico sollievo».

Subito dopo «il fumo ha invaso la veranda e ho visto quella lingua di fuoco risalire le scale. Ho cercato una via d’uscita. C’era la porta bloccata dalla calca, le finestre impossibili da rompere. Mi sono sentita in trappola. ‘Non ce la farò’, mi sono detta, mentre quell’aria tossica diventava irrespirabile: il mio istinto di sopravvivenza mi ha portata fuori».

La corsa all’ospedale

Poi la corsa all’ospedale di Sion dove la 29enne ha ricevuto le prime cure: «Sentivo la pelle che cedeva, il dolore dei collant bruciati che aderivano alle gambe. Sul volto, una sensazione terribile. Poi è arrivato il freddo intenso, che mi faceva tremare. Ho sperato fosse un brutto sogno. Vedere i volti della mia famiglia e di Filippo, sentirmi così amata, è stata la mia ancora. La camera d’ospedale è diventata un po’ come casa. Merito del sostegno morale incredibile di tutto il personale”.




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