Società

Contro le classi pollaio: una proposta per una scuola più umana. Lettera

Inviata da Giuseppe Perrone – Entrare in una classe con ventotto o trenta alunni significa, molto spesso, dover scegliere ogni giorno chi “vedere” e chi, inevitabilmente, lasciare un po’ ai margini. Non per cattiva volontà, ma per semplice impossibilità materiale.

È da questa esperienza concreta che nasce la riflessione sulle cosiddette “classi pollaio”, una delle principali criticità del sistema scolastico italiano.

In molte scuole, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, si registrano classi con un numero di alunni tale da rendere estremamente complessa – quando non impossibile – una didattica realmente efficace e una relazione educativa autentica.

Classi numerose significano meno attenzione ai bisogni individuali degli studenti, maggiore difficoltà nella gestione del gruppo, tempi didattici compressi e un inevitabile impoverimento della qualità dell’insegnamento. In queste condizioni, anche il docente più motivato e preparato si trova spesso costretto a rincorrere l’emergenza quotidiana, piuttosto che accompagnare con cura i percorsi di crescita culturale e umana degli alunni.

Scrivo queste righe non da osservatore esterno, ma da docente che vive quotidianamente la fatica – e la responsabilità – di accompagnare gruppi troppo numerosi di studenti in un tempo già segnato da fragilità educative diffuse.

Il calo della natalità come opportunità

Il progressivo calo della natalità, che sta riducendo in modo strutturale il numero complessivo degli iscritti, non dovrebbe essere letto solo come un problema demografico o come una minaccia per l’organizzazione scolastica. Al contrario, potrebbe e dovrebbe diventare un’occasione storica per ripensare seriamente la composizione delle classi.

In questo quadro, propongo la costituzione di classi meno numerose in tutti gli ordini e gradi di scuola – dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di secondo grado – non come misura temporanea o emergenziale, ma come scelta stabile di politica scolastica.

Perché classi meno numerose

Una riduzione significativa del numero di alunni per classe consentirebbe:

  • una maggiore qualità della relazione educativa tra docenti e studenti;
  • un’attenzione più autentica ai ritmi di apprendimento, alle fragilità e alle eccellenze;
  • una gestione più efficace della disciplina e del clima di classe;
  • un miglioramento complessivo della preparazione culturale e umana degli studenti;
  • una valorizzazione concreta della professionalità docente.

In un tempo segnato da fragilità educative, dispersione scolastica, disagio giovanile e crescente complessità sociale, appare sempre più evidente che la scuola non possa limitarsi a “contenere numeri”, ma debba poter realmente prendersi cura delle persone.

Classi meno affollate non rappresentano un lusso, bensì una condizione minima per garantire un’educazione di qualità e per rendere sostenibile il lavoro quotidiano degli insegnanti.

Un investimento sul futuro

È chiaro che una simile riforma comporterebbe scelte organizzative, economiche e strutturali non semplici. Tuttavia, investire oggi in un modello scolastico più umano, più equo e più attento alla persona significa prevenire domani costi ben più alti in termini di dispersione scolastica, disagio sociale e impoverimento culturale.

Una scuola che riesce a seguire davvero ogni studente, che intercetta precocemente le fragilità e che valorizza i talenti, è una scuola che costruisce capitale umano, coesione sociale e fiducia nelle istituzioni.

Conclusione

Ripensare la dimensione delle classi non è una battaglia corporativa né una richiesta di comodo per gli insegnanti. È una scelta di civiltà educativa.

Se vogliamo una scuola capace di formare persone libere, responsabili e competenti, dobbiamo creare le condizioni concrete perché questo sia possibile.

Il calo demografico ci offre oggi una finestra storica per farlo. Sprecarla sarebbe un errore che le prossime generazioni potrebbero non perdonarci.


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