Lazio

Anguillara, Claudio Carlomagno confessa l’omicidio della moglie Federica Torzullo

“Un delitto efferato, commesso con molta cattiveria”. È con parole nette che il procuratore capo di Civitavecchia, Paolo Liguori, ha commentato l’omicidio di Federica Torzullo, la 41enne trovata senza vita dopo dieci giorni di ricerche.

I risultati dell’autopsia restituiscono un quadro di violenza estrema: 23 coltellate, di cui 19 concentrate tra volto e collo, in una dinamica che gli inquirenti definiscono brutale e senza esitazioni.

La dinamica: il primo colpo e il dettaglio decisivo

Secondo i consulenti medico-legali, la prima coltellata, quella risultata letale, è stata inferta sul lato destro del collo.

Un particolare che assume rilievo investigativo perché compatibile con l’azione di un aggressore mancino, caratteristica fisica attribuita al marito della vittima, Claudio Agostino Carlomagno, oggi detenuto.

L’esame autoptico ha inoltre confermato che l’aggressione è stata rapida e concentrata sulle parti vitali, lasciando poco spazio a una reazione efficace.

Dopo l’omicidio: i tentativi di occultamento

Le indagini descrivono una fase successiva al delitto altrettanto inquietante. Carlomagno, secondo l’accusa, avrebbe cercato di cancellare le tracce e rendere il corpo irriconoscibile: un tentativo di bruciare il volto della donna; segni di depezzamento, finalizzati a facilitare l’occultamento del cadavere; l’uso di più strumenti, tra cui almeno un’arma contundente.

La lama principale, una bitagliente, non è stata ancora ritrovata. Il corpo di Federica è stato infine sepolto in una buca scavata in un terreno vicino alla ditta dell’uomo, dove è stato rinvenuto dopo giorni di ricerche serrate.

Il movente: la libertà negata

Per la Procura, il movente sarebbe riconducibile alla rabbia e al risentimento dell’uomo per la nuova relazione sentimentale intrapresa da Federica.

Un’escalation emotiva che, secondo gli inquirenti, si sarebbe trasformata in un dolo d’impeto, maturato nell’incapacità di accettare le scelte e l’autonomia della donna.

La testimonianza del nuovo compagno

A confermare il contesto emotivo e relazionale è intervenuto anche l’uomo che frequentava Federica, rimasto anonimo per tutelare i figli minori. In una dichiarazione all’Adnkronos ha spiegato: «Federica ci è stata strappata in maniera atroce. Le nostre deposizioni hanno aiutato gli investigatori a fare chiarezza su una situazione che presentava troppe ombre. Lo dovevamo a lei e alla sua famiglia».

Il quadro giuridico: l’accusa di femminicidio

Per Carlomagno la posizione processuale appare gravissima. La Procura contesta il reato di femminicidio, previsto dall’articolo 577 bis del Codice Penale, che punisce con l’ergastolo l’uccisione di una donna motivata da odio, discriminazione o volontà di reprimerne la libertà personale.

A pesare sul quadro accusatorio ci sono anche le aggravanti della crudeltà e dell’occultamento di cadavere, elementi che rafforzano l’impianto accusatorio e delineano un delitto che, secondo gli inquirenti, non lascia spazio a letture alternative.

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