Metal detector a scuola, i conti di Andrea Maggi: “Costerebbero 120 milioni come i banchi a rotelle. E con impatto zero”

Andrea Maggi stima un costo di 120 milioni per l’installazione dei metal detector a scuola, paragonando la spesa a quella dei banchi a rotelle e ritenendola inefficace. Il docente propone di destinare i fondi alla prevenzione e al recupero del dialogo come alternativa alla violenza.
La sicurezza negli istituti scolastici è tornata al centro del dibattito pubblico dopo i recenti fatti di cronaca. Sull’ipotesi di blindare gli ingressi con appositi rilevatori è intervenuto Andrea Maggi. Il docente friulano, volto televisivo de Il Collegio e Splendida Cornice, ha affidato a una riflessione pubblicata su Il Gazzettino una stima economica, mostrando scetticismo sull’efficacia della misura.
Maggi parte dai numeri. Secondo il professore, coprire tutti gli istituti italiani richiederebbe un investimento paragonabile a quello sostenuto durante la pandemia per gli arredi scolastici mobili.
Una spesa da 120 milioni
Il docente ipotizza l’installazione di almeno due dispositivi per ogni plesso, calcolando l’impatto sulle casse pubbliche. Maggi dice: “Poniamo di dover installare almeno due di questi dispositivi (la scuola dove io lavoro conta ben sette ingressi per gli studenti, ma pazienza) in ogni sede scolastica. Facciamo un rapido conto. Le sedi scolastiche in Italia sono più o meno quarantamila. Dunque, il costo di questa operazione-sicurezza ammonterebbe a circa 120 milioni di euro. Spese di montaggio escluse. Qualcosina in più del costo dell’acquisto dei famosi banchi a rotelle avvenuto durante la pandemia, che ammontò a 119 milioni di euro”.
Il paradosso delle risorse
L’analisi prosegue evidenziando la difficoltà quotidiana delle scuole nel reperire materiali essenziali, in contrasto con la possibilità di sbloccare fondi ingenti per l’emergenza sicurezza. Il professore aggiunge: “Suscita un certo sbigottimento pensare che lo Stato da un giorno all’altro riesca a reperire tutti questi fondi per i metal detector, quando da anni il mondo della scuola pubblica invoca l’aiuto per la carenza di materiale di qualsiasi tipo, a partire dalla carta igienica. Spesa consistente, tra l’altro, che nella lotta contro la violenza tra i giovani rischierebbe di avere lo stesso impatto che nella mia esperienza hanno avuto i banchi a rotelle nella didattica: zero”.
L’intenzione e lo strumento
Per Maggi il problema risiede nella volontà di chi compie il gesto violento, indipendentemente dall’oggetto utilizzato. Eliminare il metallo lascia spazio ad altri mezzi se l’intento aggressivo persiste. Il docente afferma: “È la mano che lo impugna a determinarne l’utilizzo: può affettare il pane come anche sbudellare il prossimo. Il punto è che se la mente brama l’omicidio, qualora il metallo venga bandito essa rimedierà altri strumenti per portare a compimento i suoi intenti”.
La necessità del dialogo
La soluzione risiede nel recupero della parola come alternativa alla violenza, un percorso che richiede investimenti educativi strutturali. Maggi conclude con un appello alla civiltà del linguaggio: “È urgente anche in Italia un impegno di spesa consistente volto a prevenire l’uso della violenza come linguaggio, oggi utilizzato in primis da molti leader mondiali, in sostituzione del dialogo, del confronto e della parola. La parola deve tornare a essere al più presto l’unico strumento di civiltà su cui poter confidare”.
Source link




