insediamento abusivo all’ex depuratore di Tor Bella Monaca
Dove negli anni scorsi erano già intervenuti gli sgomberi, oggi la scena si ripete, forse in forma ancora più grave. L’ex depuratore Acea è tornato a essere un luogo di marginalità estrema e degrado ambientale.
Quando la commissione municipale ha varcato l’area, su impulso delle segnalazioni dei cittadini, si è trovata davanti a uno scenario definito senza mezzi termini “inquietante”: una ventina di baracche di fortuna, costruite con materiali di recupero, circondate da una distesa continua di rifiuti.
Un insediamento informale cresciuto nel silenzio, tra l’abbandono e l’urgenza quotidiana di chi non ha alternative.
Vivere tra freddo e pericoli
All’interno dell’area vivono circa 30 persone, costrette a sopravvivere in condizioni al limite della sicurezza.
Le baracche non offrono protezione dal freddo invernale e, per scaldarsi, vengono utilizzate bombole del gas e stufe improvvisate, con un rischio altissimo di incendi o esplosioni.
Un pericolo che non riguarda solo chi vive nell’insediamento. Per raggiungere l’area, infatti, gli occupanti scavalcano quotidianamente il guard rail di una strada ad alto scorrimento, mettendo a rischio la propria vita e quella degli automobilisti.
«Ho parlato con loro – racconta Gabriele Manzo, vicepresidente della commissione Sicurezza – hanno paura che possa succedere qualcosa di grave. Ci hanno chiesto aiuto».

Una discarica a cielo aperto
Accanto all’emergenza sociale, cresce quella ambientale. L’ex depuratore si è trasformato in una bomba ecologica, con rifiuti di ogni tipo accumulati tra le baracche:
pneumatici esausti ed elettrodomestici abbandonati;
scarti di cantiere e materiali inerti;
rifiuti solidi urbani stratificati nel tempo.
Un accumulo incontrollato che rappresenta un rischio per la salute, per l’ambiente e per la sicurezza dell’intero quadrante.
Il Municipio: “Non possiamo farcela da soli”
Dal Municipio VI, guidato dal presidente Nicola Franco, arriva un appello chiaro al Campidoglio. L’ente locale ha messo tutto a verbale, ma ribadisce di non avere gli strumenti per affrontare da solo una situazione così complessa.
Senza una bonifica integrale dell’area e una messa in sicurezza definitiva degli accessi, spiegano dal Municipio, ogni intervento rischia di essere temporaneo. Gli sgomberi, già avvenuti in passato, non hanno impedito che l’ex depuratore tornasse a essere occupato.
Un’emergenza che si ripete
La storia dell’ex depuratore Acea racconta un problema noto nelle periferie romane: sgomberi senza soluzioni strutturali, emergenze che si spostano ma non si risolvono, territori che restano sospesi tra abbandono e rischio.
Intanto, tra baracche, rifiuti e paura, la vita continua in equilibrio precario, mentre il quartiere attende un intervento che vada oltre l’ennesima emergenza annunciata.
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