Amt, primi indagati nell’inchiesta della Procura per falso in bilancio e bancarotta

Genova. Falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. Sono queste le ipotesi di reato con cui la Procura di Genova ha iscritto i nomi dei primi indagati per il dissesto di Amt, l’azienda di trasporto pubblico della Città metropolitana. Si tratta al momento di iscrizioni preliminari i cui nominativi non vengono resi noti visto che nessuno degli indagati ha ricevuto finora avvisi o notifiche di alcun tipo.
L’inchiesta su Amt, affidata dal procuratore Nicola Piacente al collega Marcello Maresca, che coordina il pool dei pm esperti in reati economici, era stata aperta a metà novembre. Un fascicolo conoscitivo, inizialmente, aperto – come spesso è prassi – sulla base delle notizie sui media che riportavano le pesantissime accuse formulate dal nuovo consiglio di amministrazione dell’azienda alla ormai ex presidente Ilaria Gavuglio, al tempo dimessa dal ruolo apicale ma rimasta nel suo incarico di direttrice generale. In base a quelle accuse è stata poi licenziata.
La “denuncia” del Comune che ha accelerato l’inchiesta
Risale al 29 novembre l’accelerata dell’inchiesta con la “denuncia” presentata dal Comune di Genova: quel giorno il vicesindaco Alessandro Terrile, che ha anche la delega alle società partecipate, insieme al segretario generale di Tursi ,Pasquale Criscuolo, hanno consegnato nelle mani del procuratore Piacente, non una denuncia formale ma una relazione dettagliata, firmata dalla stessa sindaca Silvia Salis, con la ricostruzione di tutti gli elementi anomali relativi alla gestione dell’azienda da parte del precedente Cda, che si era dimesso in blocco a fine luglio, nonché innumerevoli documenti contabili, inviati via via in questi mesi alla guardia di finanza. Gli stessi dossier sono stati consegnati anche alla Corte dei conti.
La scelta della nuova amministrazione di portare direttamente le carte ai pm ha sicuramente semplificato il lavoro delle fiamme gialle che conducono l’inchiesta e stanno studiando tutte le carte, evitando di dover – fino a ora – eseguire dei sequestri. Una scelta – quella della nuova giunta che subito dopo l’insediamento aveva segnalato la situazione di grave crisi dell’azienda – giudicata molto responsabile dai vertici del nono piano di palazzo di giustizia. Responsabile ma, certamente, anche cautelativa. Occorre ricordare, infatti, che un ente debitore (il Comune di Genova detiene il 94% delle azioni di Amt) che risulti “inerte” rispetto a una situazione di deficit rischierebbe l’accusa di aggravamento del dissesto, prevista dal diritto penale fallimentare.
I reati ipotizzati dalla Procura
Al momento la Procura si è concentrata sul bilancio del 2023, l’ultimo di Amt approvato, che conterrebbe molti elementi sospetti, ma approfondimenti sono in corso – proprio grazie alla documentazione fornita da Tursi – anche sulle gestioni contabili precedenti e successive. Circa il bilancio del 2024, il nuovo Cda dovrebbe approvarlo entro la fine di gennaio – anche grazie allo scudo della composizione negoziata della crisi – e anche quello sarà consegnato ai pm e alla magistratura della Corte dei conti che, parimenti alla Procura della Repubblica, viene costantemente tenuta informata. I magistrati contabili, con la sezione controllo, hanno più volte sollecitato il consiglio di amministrazione di Amt ad approvare il bilancio consuntivo 2024, e il preventivo 2025 (al momento bisognerebbe presentare anche il preventivo 2026).
Circa i reati formulati, se il falso in bilancio la base dell’inchiesta su cui la guardia di finanza avrebbe raccolto numerosi elementi indiziari su distrazioni e possibili alterazioni delle scritture contabili, il reato di bancarotta fraudolenta potrebbe cadere se – come tutti si augurano – l’azienda non sarà dichiarata fallita. L’azienda gode al momento – grazie al provvedimento firmato dalla giudice Chiara Monteleone il 24 dicembre – di un periodo di quattro mesi di ‘misure di protezione’ dalle ingiunzioni dei creditori e quindi dal fallimento, prorogabili per altri 4 mesi a fronte di un piano di risanamento e di rientro dal deficit. Per questo l’iniziativa della Procura di Genova di chiedere il fallimento di Amt è al momento congelata, ma consente tecnicamente ai pm di formulare un’ipotesi di reato di tipo fallimentare (la bancarotta fraudolenta) per cui quell’istanza era indispensabile.
I documenti al vaglio dei pm
Le carte consegnate dal Comune di Genova agli inquirenti sono un dossier corposo, messo insieme in circa due settimane di lavoro tra i vari uffici. Dentro ci sono gli ultimi bilanci utili di Amt (fino al 2023), documenti pubblici, i conti 2024 e 2025, ma anche una lunga serie di comunicazioni pregresse tra gli stessi uffici di palazzo Tursi, la giunta, i vertici dell’azienda di trasporto pubblico e il collegio sindacale.
Tra i documenti più interessanti c’è una lettera del 14 marzo 2025 – giorni di piena campagna elettorale – in cui i funzionari del settore Pianificazione e controlli del Comune bollavano come “non ricevibile” la relazione 2025-2027 presentata da Amt a causa di una serie di discrepanze tra le previsioni e la realtà: incertezza di alcune entrate da finanziamenti pubblici (12,5 milioni iscritti a bilancio nel 2023 e arrivati nel 2025), ricavi dalla vendita di biglietti e abbonamenti inferiori alle attese, costi in aumento, peggioramento dei flussi di cassa.
Sicuramente sotto la lente della procura finisce anche il bilancio 2023, lo stesso che presentava criticità anche secondo i consulenti di PriceWaterhouseCoopers, la società esterna incaricata dalla nuova governance di Amt di effettuare una due diligence sui conti: quella due diligence stima che l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2024 porti perdite comprese tra i 46 e i 74 milioni, spiegando che su queste cifre pesano pure alcuni dati del bilancio 2023. In quel bilancio sono iscritti come cifra in attivo 8,4 milioni di crediti da multe mai incamerati, perché dal 2023 al 2025 la capacità di riscossione di Amt si è fermata al 3,5% a fronte di una previsione del 37,5%.
Sul bilancio 2023, oggi in consiglio comunale, un giudizio molto pesante è arrivato anche dal vicesindaco Terrile. Che rispondendo al centrodestra sul tema del tpl ha anticipato come nel bilancio 2024, quando sarà approvato, peseranno in maniera importante alcune poste attive inesistenti inserite a bilancio nel 2023.
Quella frase del revisore dei conti: “C’è la campagna elettorale”
Probabile che i pm vogliano vederci chiaro anche su episodio emerso da un’indiscrezione di stampa – un articolo pubblicato da La Repubblica – in cui il presidente del collegio sindacale di Amt, il commercialista Stefano Franciolini avrebbe dichiarato nel corso di una riunione informale che il giudizio dell’organo di controllo era stato sospeso perché “c’era la campagna elettorale”. Alcune settimane fa in in consiglio comunale il capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi aveva interrogato la giunta su questa vicenda. “Se fosse vero sarebbe di una gravità inaudita e sarebbe il caso di sollecitare l’ipotesi di un esposto alle autorità competenti”.
Il vicesindaco Terrile aveva risposto, tra le altre cose, “l’amministrazione non si è sottratta e non si sottrarrà dal segnalare tempestivamente all’autorità di controllo e a quella giudiziaria ogni elemento utile a tutelare legalità, interesse pubblico e patrimonio dell’ente”.
Terrile aveva anche confermato che – in una riunione del 9 ottobre scorso incentrata sulla due diligence fatta realizzate da PricewaterHouseCoopers – Franciolini, di fronte ad altri membri del collegio, dirigenti comunali, parte del cda e consulenti, aveva parlato di “rinvio alla fine della campagna elettorale”. “Una dichiarazione che non stupisce – aveva commentato Terrile rispondendo a Piciocchi – perché la vicenda Amt è contrassegnata da una continua sottovalutazione dei numeri o, peggio, da una deliberata imprudenza”.
Le reazioni
Per Avs “Quello che sta emergendo sull’inchiesta AMT non è solo un caso giudiziario, ma il certificato di fallimento politico di un intero modello di gestione della cosa pubblica”. Lo dicono in una nota Giorgia Parodi (Co-portavoce provinciale di Europa Verde – AVS) e Simona Cosso (Segretaria di Sinistra Italiana – AVS). “Mentre per anni ci è stata raccontata la favola di un’azienda efficiente e pronta alla sfida dell’elettrico, si sono fatti giochi di prestigio con i conti per nascondere un buco che oggi sfiora i 200 milioni di euro”. “L’istanza di fallimento presentata dalla Procura è un atto gravissimo che mette a nudo anni di gestione opaca, dove il marketing politico ha prevalso sulla sostenibilità economica e sulla trasparenza”.




