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Football Ncaa, la prima volta di Indiana e la rivincita di Mendoza: batte Miami che non lo ha voluto

Come in film a lieto fine, di quelli che andavano forte nel secolo scorso, per poi essere soppiantati da un paio di decenni da storie senza speranza. Il college che non vinceva mai, ma proprio mai, trionfa per la prima volta. E lo fa alla grandissima. Imbattuto in tutto l’arco della stagione. Non solo. Il suo quarterback, Fernando Mendoza, origini cubane, ha appena sconfitto l’università che non lo ha mai voluto, evidentemente non valutandolo abbastanza, Miami, quella che lui pensava potesse essere la sua sede naturale essendo cresciuto proprio lì. Che sapore dolce ha una vittoria contro chi non ti ha mai considerato e nella città dove da piccolo sognavi proprio una notte come questa.

Che strani giri fa la vita. O il destino, dipende se credi o meno nel fato. Comunque sia il percorso di Fernando somiglia proprio alla sceneggiatura di una pellicola che ti lascia felice e contento quando esci dalla sala di proiezione. Gli ultimi, derisi e sbeffeggiati, che diventano i primi. E il loro miglior giocatore, che agognava di poter vestire la casacca di Miami che trascina la Cenerentola del football college a vincere proprio sul team della Florida. Tutto vero.

Non bastasse, l’eroe di questo film verità ha la faccia e i modi del bravissimo ragazzo e di un figlio coscienzioso e amorevole con i genitori e in particolar modo con la mamma, colpita da anni dalla sclerosi. Difficile non commuoversi quando il quarterback corre ad abbracciarla a fine partita e si abbassa verso la sedia a rotelle per sussurrarle qualcosa e baciarla. Bello.

E non abbiamo finito con le emozioni. Sapete come hanno vinto Indiana e Mendoza? Con una giocata che, personalmente, mi ha ricordato il volo stile elicottero del grande John Elway per conquistare il 32esimo Super Bowl con i Denver Broncos.

Proprio così, nel momento clou della gara Fernando si è messo in proprio e con una corsa che sembrava destinata a finire presto ha rotto un paio di placcaggi ed è letteralmente decollato sulle teste dei difensori avversari per un touchdown decisivo e la gioia dei fotografi autori di uno scatto fantastico.

L’immagine icona di un successo che sta per riscatto. E che apre a Fernando le porte della Nfl. Probabilmente finirà ai gloriosi Raiders, da troppo tempo senza vittorie e senza un vero leader, Mendoza avrà la sua grande occasione.

ll touchdown del vincitore dell’Heisman Trophy è stato la ciliegina sulla torta sulla vittoria per 27-21 di Indiana su Miami per un trionfo che, senza troppi giri di parole, agli esperti del football college sembrava drasticamente impossibile sino a poco tempo fa. Per capirci, in quasi 140 anni il football nel college di Indiana aveva conosciuto solo sconfitte.

“Lasciatemelo dire: abbiamo vinto il titolo nazionale all’Università dell’Indiana! Si può fare!”, ha esclamato l’allenatore Curt Cignetti, origini italiane, che ha preso in mano un programma con un record nazionale di 713 sconfitte e lo ha trasformato in una clamorosa affermazione in meno di due anni.

In quella corsa da touchdown di Fernando c’è tanto, c’è tutto. Quarto down e 4 yard da conquistare, Mendoza vola in td. “Eh sì, ho dovuto saltare in aria”, racconta alla fine di un match dove è stato colpito di brutto dalla difesa di Miami che non ha fatto sconti e forse è andata anche oltre spaccandogli un labbro e facendolo sanguinare a un braccio. “Ma io darei la vita per la mia squadra”, ripete alle centinaia di microfoni che lo rincorrono a fine partita.

Il trofeo CFP si dirige adesso nel posto più improbabile: Bloomington, Indiana, sede del college che notoriamente vanta il maggior numero di ex studenti viventi (805.000), tra cui il miliardario Mark Cuban; diverse migliaia hanno riempito lo stadio di Miami e trasformato un biglietto per la finale in una spesa di 4.000 dollari o anche di più.

Indiana ha chiuso con un record di 16-0, utilizzando le partite extra concesse dall’ampliamento dei playoff a 12 squadre per eguagliare il totale di vittorie in una stagione perfetta, ottenuto l’ultima volta da Yale nel 1894. Il presidente Donald Trump era sugli spalti per quella che, a suo dire, “si è rivelata una grande partita” dopo un inizio lento.

Ma quel salto nella terra promessa del touchdown è ora il poster degli ultimi che diventano primi. Eh no, stavolta non è un film. Chiedete a Fernando Mendoza…


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