ecco come operava la rete delle truffe online
Un vero e proprio esercito di truffatori, composto da 63 cittadini italiani e 8 stranieri, è stato smascherato al termine di una complessa attività investigativa, dai Carabinieri della Compagnia di Roma Casilina, basata su analisi tecniche e finanziarie.
Incrociando tabulati telefonici, movimenti bancari e profili social, gli investigatori sono riusciti a ricostruire una rete articolata di truffe online che faceva leva sulla buona fede delle vittime e sulle vulnerabilità del web.
Le indagini hanno permesso di individuare numerose modalità operative, utilizzate in modo alternato per rendere i raggiri più credibili e difficili da intercettare.
Tra le tecniche più diffuse figura lo spoofing, attraverso il quale i truffatori alteravano il mittente di chiamate e messaggi facendoli apparire come provenienti da istituti bancari o da Poste Italiane.
Con il pretesto di presunti movimenti sospetti, convincevano le vittime a fornire codici PIN e dati delle carte di pagamento, utilizzati poi per svuotare i conti correnti.
In altri casi gli indagati si spacciavano per promoter finanziari, proponendo polizze assicurative o Rc auto a prezzi fortemente ribassati, oppure per appartenenti alle Forze dell’Ordine, arrivando a chiedere somme di denaro per interrompere inesistenti indagini penali a carico delle vittime.
Diffuse anche le cosiddette truffe familiari o sentimentali: messaggi urgenti inviati fingendosi parenti in difficoltà, con richieste di bonifici immediati per far fronte a presunte emergenze o scadenze improrogabili.
Non mancavano infine le truffe legate all’e-commerce fantasma. I truffatori pubblicavano annunci online per la vendita di borse, cosmetici, biglietti per concerti, capi di abbigliamento e persino veicoli, incassando pagamenti anticipati senza mai consegnare la merce.
L’operazione è stata resa possibile da un monitoraggio costante degli ambienti digitali e da una meticolosa attività investigativa.
Gli inquirenti hanno tracciato i flussi di denaro, individuando carte di pagamento e conti correnti sui quali confluivano le somme sottratte alle vittime.
Fondamentali anche i riscontri ottenuti tramite le banche dati delle Forze di Polizia, la collaborazione con i gestori telefonici e l’analisi dei profili social utilizzati per agganciare le vittime e promuovere falsi investimenti di trading online.
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