Paramount potrebbe aver cancellato il suo Game of Thrones (basato su un romanzo di Joe Abercrombie)
Il sogno di vedere finalmente un degno sfidante al trono lasciato vacante da Game of Thrones si allontana in modo definitivo. Best Served Cold, l’adattamento cinematografico del romanzo di Joe Abercrombie che prometteva di unire l’action sfrenato di Kill Bill con la complessità politica e la brutalità della saga HBO, non vedrà mai la luce. A confermarlo è stato lo stesso Tim Miller, regista di Deadpool, in una recente intervista con Corridor Digital per la serie VFX Artists React.
La notizia arriva come una doccia fredda per i fan del genere fantasy, soprattutto per chi da anni attende una trasposizione dell’universo narrativo creato da Abercrombie. Annunciato nel 2023 con Skydance come casa di produzione, il progetto sembrava avere tutte le carte in regola per decollare: un regista dalla comprovata capacità di gestire action e umorismo nero, una protagonista del calibro di Rebecca Ferguson reduce dai trionfi di Dune e Mission: Impossible, e una storia di vendetta che avrebbe potuto ridefinire il fantasy cinematografico contemporaneo.
La Ferguson era destinata a interpretare Monza Murcatto, un personaggio che da solo avrebbe meritato un franchise. Comandante mercenaria tanto letale quanto carismatica, Monza viene tradita e lasciata per morta da un perfido Granduca che teme la sua crescente influenza. Sopravvissuta miracolosamente all’esecuzione insieme al fratello, la protagonista intraprende una spietata campagna di vendetta che minaccia di destabilizzare interi stati-città in un’Europa pre-industriale reimaginata con venature fantasy.
Miller stesso aveva definito il progetto come “Kill Bill incontra Game of Thrones“, una descrizione che aveva acceso l’immaginazione di milioni di appassionati. L’idea di combinare sequenze d’azione coreografate con la precisione chirurgica di Tarantino alla profondità narrativa e alla spietatezza politica della saga di Martin rappresentava esattamente ciò che il panorama fantasy cercava disperatamente dopo la conclusione della serie HBO.
Ma il destino aveva altri piani. Lo sciopero della Writers Guild of America ha inizialmente rallentato lo sviluppo, bloccando la sceneggiatura in una fase critica. Poi è arrivata la fusione tra Skydance e il colosso Paramount, un matrimonio industriale che ha messo in discussione l’intero portfolio di progetti in sviluppo. Senza un annuncio ufficiale di cancellazione, i fan hanno continuato a sperare, aggrappandosi al silenzio come a un possibile segno che il progetto fosse semplicemente in pausa.
Le parole di Miller a Corridor Digital hanno invece dissolto ogni illusione. “Sono abbastanza egoista da voler fare le cose in grande“, ha dichiarato il regista. “Non mi piace che mi chiamino semplicemente ‘il regista’, mi piace il potere di plasmare questi grandi progetti. E la concentrazione che ne deriva. Ma recentemente ho avuto molti film che erano quasi pronti, e poi per un motivo o per l’altro non sono andati avanti. Best Served Cold, il libro di Joe Abercrombie. Era in Skydance con Rebecca Ferguson, che era perfetta per il personaggio. E semplicemente non è successo“.
La cancellazione di Best Served Cold rappresenta più di un singolo film mancato. È l’ennesima conferma che trovare il prossimo Game of Thrones non è semplicemente questione di trovare buon materiale fantasy e metterci sopra un budget adeguato. Serve l’allineamento perfetto di visione creativa, tempismo industriale, coraggio produttivo e, francamente, fortuna. Un allineamento che per un momento era sembrato possibile, prima di dissolversi nel nulla come tante altre promesse hollywoodiane.
James Cameron continua a sviluppare The Devils, un altro progetto ambientato in un universo diverso creato da Abercrombie, quindi la speranza di vedere il lavoro dell’autore britannico sullo schermo non è del tutto morta. Ma per ora, come ha suggerito lo stesso Miller con malinconica accettazione, è più saggio considerare Best Served Cold come “il miglior universo fantasy che semplicemente non è successo“. Una frase che suona come epitaffio per troppe grandi idee nel cinema contemporaneo.
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