Danno erariale chiesta l’archiviazione per 4 assessori su 5 della giunta regionale Bardi
Lo scudo erariale del Covid salva 4 assessori su 5 della giunta regionale Bardi dall’accusa di Danno erariale, restano in piedi le contestazioni a Bardi, Cupparo e due dirigenti regionali.
POTENZA – La procura regionale della Corte dei conti, per effetto dello scudo erariale introdotto ai tempi del covid e rimasto in vigore fino allo scorso 31 dicembre, ha chiesto l’archiviazione delle accuse a 4 dei 5 assessori della giunta presieduta dal governatore Vito Bardi per presunto danno erariale da 530.685,47 euro provocato da una serie di illegittimità nelle ultime nomine dei direttori generali dei sei dipartimenti regionali. Si tratta di Pasquale Pepe (Lega), Cosimo Latronico (FdI), Carmine Cicala (FdI) e Laura Mongiello (tecnica in quota Iv). Paiono destinate a finire a giudizio, invece, le contestazioni nei confronti degli agli altri destinatari dell’invito a dedurre notificato a fine settembre. Quindi il governatore Vito Bardi, l’assessore alle Attività produttive Franco Cupparo, l’ex direttore dell’ufficio Risorse umane e attuale dg alla Programmazione, Alfonso Morvillo, e l’ex direttore generale del Dipartimento presidenza, oggi alla guida del Dipartimento informazione digitale, Michele Busciolano.
ACCUSA DI DANNO ERARIALE NELLA GIUNTA BARDI: MOTIVAZIONI DEL PROVVEDIMENTO E ASSENZA DI DOLO
Nel decreto di archiviazione notificato nelle scorse ore a Pepe, Latronico, Cicala e Mongiello la pm contabile Ilda Coluzzi ricorda che al centro dell’ipotesi di danno erariale c’è il maggior esborso per le casse regionali provocato dalla scelta di nominare professionalità esterne all’ente senza «alcuna preventiva verifica delle professionalità interne». I quattro assessori appena archiviati, tuttavia, avrebbero potuto confidare «nel visto di regolarità tecnica apposto dai competenti dirigenti sulle deliberazioni adottate». Pertanto la relativa condotta «pur presentando gli estremi della colpa grave», non può connotarsi come dolosa e rientra nell’ambito di applicazione dello scudo erariale introdotto per proteggere gli amministratori alle prese con la pandemia. Ovvero «non sussistono allo stato elementi tali da consentire il proficuo esercizio dell’azione erariale a causa della carenza dell’elemento psicologico del dolo che potrà – invece – essere valorizzato nel caso in cui le condotte vengano ripetute».
ACCUSA DI DANNO ERARIALE NELLA GIUNTA BARDI: LE CONTESTAZIONI ORIGINARIE E IL MANCATO RISPETTO DEI VINCOLI
Nell’originaria contestazione formulata dal pm contabile veniva evidenziato che Bardi e i suoi assessor, «dopo i rilievi sollevati dalla Corte dei conti in numero 3 decisioni di parifica, dopo l’apertura di un fascicolo da parte della Procura regionale archiviato “con ammonimento” e dopo aver approvato una direttiva che definisce il corretto iter amministrativo per le nomine di dirigenti esterni» avrebbero «continuato a disporre nomine di dirigenti esterni all’amministrazione senza rispettare affatto i vincoli normativi e senza fornire alcuna motivazione».
L’ITER AMMINISTRATIVO SOTTO ACCUSA E LA QUANTIFICAZIONE DEL DANNO
Nel suo invito a dedurre il pm aveva evidenziato che con l’avvio della legislatura regionale in corso la giunta stessa aveva approvato una direttiva «per definire le procedure di affidamento degli incarichi». Ma dopo la pubblicazione dell’avviso per raccogliere le candidature «non ha atteso» la fine delle procedure e alla vigilia di ferragosto, «il 14 agosto 2024, ha disposto l’affidamento degli incarichi. Prima ancora dell’approvazione dell’elenco degli idonei, avvenuta il «10 settembre 2024». Di qui persino un apparente falsità nel testo della delibera di nomina, laddove si legge: «visto l’elenco dei candidati».
Sebbene sul punto dalla presidenza della giunta abbiano già replicato, rispondendo a un’interrogazione, che il riferimento andrebbe inteso a nomi e curriculum degli aspiranti per gli incarichi di direttore generale anticipati via «mail» agli assessori nei giorni precedenti alla delibera di nomina. Rispetto alla quantificazione del danno il sostituto procuratore generale aveva sottolineato che il reclutamento di dirigenti esterni «ha comportato un maggior esborso economico» rispetto al ricorso a personalità interne all’ente. Perché «il ricorso ad un soggetto esterno comporta il pagamento integrale dell’importo della retribuzione (euro 37.584,33, ndr), viceversa, il ricorso ad un dirigente interno, comporta il pagamento della sola differenza tra lo stipendio tabellare che va assicurato, al dirigente di ruolo – stipendio pari ad euro 45.260,80 – ed il diverso trattamento economico del direttore».
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