Claudio Carlomagno, chi è il marito di Federica Torzullo accusato di omicidio a Anguillara
Il procuratore capo Alberto Liguori non ha usato mezzi termini: quello di Federica Torzullo è stato un “delitto feroce”.
Gli atti giudiziari svelano ora i dettagli di una vita familiare ridotta a un guscio vuoto, dove la vittima e il carnefice vivevano da “separati in casa” mentre lei cercava di rifarsi una vita e lui, privo di alternative abitative e di legami affettivi solidi, covava il risentimento.
La tentata distruzione del cadavere
I dettagli emersi dalle ispezioni sono agghiaccianti. Carlomagno non si è limitato a seppellire la moglie nella sede della sua ditta, la Carlomagno srl, ma avrebbe tentato azioni estreme per impedirne il riconoscimento: il corpo infatti presenterebbe segni di tentato smembramento e di bruciature.
Tracce ematiche sono state trovate ovunque: nella villetta di via Costantino, nell’auto privata, sui mezzi aziendali e persino sugli abiti da lavoro dell’uomo, che erano stati lavati e messi nell’asciugatrice per cancellare il sangue.
L’uso del cellulare per simulare la vita
Il decreto di fermo conferma il sospetto dei familiari: è stato Carlomagno a usare il telefono di Federica la mattina del 9 gennaio.
Mentre i nonni materni accudivano il figlio di 10 anni della coppia (ignaro di tutto dopo l’ultima cena con la madre), il 41enne inviava messaggi per “dissimulare l’azione criminosa” e ritardare l’allarme.
Il rischio di fuga
Secondo i PM Pignotti e Liguori, il pericolo che Carlomagno potesse scappare era concreto. L’uomo viene descritto come, socialmente isolato, non frequentava amici, non usciva se non per lavoro o sport, e aveva rapporti conflittuali con la propria famiglia d’origine.
“Deradicalizzato dal contesto abitativo”, e privo di legami professionali integri dopo il ritrovamento del corpo, avrebbe avuto la capacità organizzativa per darsi alla latitanza.
Il movente: l’ossessione e la casa
Dietro la furia omicida, la Procura scorge l’incapacità di accettare la fine dell’unione. Federica aveva una nuova relazione; Claudio, invece, restava ancorato a quel tetto coniugale solo perché “non aveva materialmente un’abitazione alternativa”. Un conflitto sfociato in una violenza che il procuratore ha definito “efferata”.
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