Toscana

No risposte populiste, serve sicurezza

Salgono le preoccupazioni per il destino del punto nascita dell’ospedale di Santa Maria della Gruccia in Valdarno. La soglia minima dei 500 parti in un anno è difficile da mantenere e già nel 2025 i numeri si sono abbassati. Pochi giorni fa si è riunita la conferenza zonale dei sindaci all’ospedale del Valdarno alla quale ha preso parte il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, l’assessore Filippo Boni e della consigliera regionale Roberta Casini. Massiccia la presenza dei sindaci della vallata con la presidente Valentina Vadi, il sindaco di Montevarchi Silvia Chiassai, di Bucine Paolo Nannini, di Castelfranco Piandiscò Michele Rossi, di Loro Ciuffenna Andrea Rossi e l’assessore di Terranuova Bracciolini Giulia Bigiarini. Per la Asl hanno partecipato Patrizia Bobini direttrice del presidio, Elena Rebora direttrice di zona distretto, Laura Gambassi direttrice infermieristica e Filippo Francalanci direttore dell’unità operativa complessa di ginecologia-ostetricia.

L’incontro è servito per fare il quadro complessivo relativo all’incremento del personale, agli investimenti infrastrutturali, alle integrazioni ospedale/territorio, al volume dei ricoveri, alle assunzioni effettuate nel 2025 e a quelle programmate per il 2026, nonché ai nuovi strumenti tecnologici in dotazione all’ospedale. Ma il nocciolo del problema è stato affrontato subito dopo: il punto nascita dell’ospedale del Valdarno, che nel 2025 ha registrato poco meno di 500 parti e che rischia di chiudere se il numero di nascite non risalirà sopra questa soglia nell’arco del 2026. Le parti presenti avrebbero concordato di intervenire presso il Parlamento e il Ministero della Salute per chiedere la revisione delle soglie minime previste dalla normativa nazionale per mantenere aperti i punti nascita, proponendo un abbassamento dei parametri per gli ospedali di primo livello da 500 a 400 parti annui, anche in considerazione del calo demografico nel Paese; mettere a punto nel corso del 2026, nel territorio, interventi sia di comunicazione e promozione sia di natura tecnica per incrementare i parti presso l’ospedale del Valdarno, con l’obiettivo di raggiungere e consolidare la soglia dei 500 parti.

Giani con Vadi e Chiassai alla Gruccia

Il video della sindaca di Montevarchi

Poche ore dopo questo incontro con il presidente della Toscana la sindaca di Montevarchi ha pubblicato un video nel quale attacca Giani perché la delibera sulla chiusura del punto nascita in Valdarno risalirebbe a dicembre scorso, una informazione che non sarebbe stata comunicata ai diretti interessati.

Fiori: “No risposte populiste, c’è una soluzione mantenendo la sicurezza”

A seguito della notizia del parere negativo del Comitato percorso nascita nazionale sulla prosecuzione dell’attività del punto nascita di Montevarchi, le associazioni genitori della Toscana Sud Est per il tramite del loro rappresentante nella consulta della Rete Pediatrica hanno scritto all’assessora Monni e al governatore Giani che erano intervenuti affermando la necessità di chiedere l’abbassamento del numero dei parti necessari per tenere aperto i punti nascita di primo livello da 500 a 400. Tesi sostenuta anche dai sindaci del Valdarno, ma subito stigmatizzata sui giornali fiorentini che nel riportare il parere contrario di esperti medici per motivi di sicurezza addirittura le hanno definite “risposte populistiche”.

A prendere posizione in questo senso è anche Andrea Fiori: “la rete neonatologica toscana è considerata nel panorama nazionale sicuramente una delle migliori con dei valori eccellenti degli indicatori come ad esempio quello sulla mortalità perinatale al 2,04 per mille contro la media nazionale intorno al 2,9 per mille. Grazie alla collaborazione fra i vari centri la rete neonatale toscana è riuscita a garantire alle famiglie un livello di assistenza e sicurezza alla nascita elevatissimo, pur di fronte ai problemi presenti da tempo a causa dell’inarrestabile calo delle nascite”. 

Per quanto riguarda la posizione delle associazioni rispetto alle ventilate chiusure dei punti nascita nella Toscana Sud Est la lettera esprime chiaramente la contrarietà sia per i forti disagi alle famiglie visto che si parla della area sanitaria più estesa della Toscana con più del 50% del territorio regionale, sia perché su 22 punti nascita ne sono rimasti solo 6 nella Toscana Sud Est e chiuderne altri significherebbe la desertificazione dei servizi. 

La Posizione di Fiori si discosta nettamente però da quella dei sindaci quanto al metodo per ottenere il mantenimento dei punti nascita aperti quando afferma che “siamo dalla parte dei medici ginecologi sulla necessità per motivi di sicurezza del neonato e della futura mamma, di non variare i parametri richiesti dagli attuali protocolli per il mantenimento dei punti nascita cosiddetti sottosoglia.”

Per quanto riguarda come mantenere aperti i punti nascita a rischio Fiori chiede all’assessora Monni di valorizzare al massimo la presenza dei presidi di secondo livello di Arezzo e di Siena in linea con quanto previsto dal protocollo ministeriale per la valutazione delle richieste di deroga alla chiusura per i punti nascita che prevede espressamente il collegamento delle aree neonatali di tali presidi con le U.O. di Neonatalogia più vicine con parti superiori almeno a 500 anni, per garantire formazione adeguata ed eventuale rotazione del personale per garantire il mantenimento dell’espertizzazione dei medici del centro. 

Conclude Fiori “è il momento di istituzionalizzare tali collegamenti nel caso di Montevarchi con Arezzo e nel caso di Poggibonsi con Siena con il coordinamento funzionale e organizzativo dei due centri di secondo livello. Nel caso di Arezzo e Montevarchi questo permetterebbe di lavorare in base alle attuali nascite su circa 1700 parti annui dati che anche con gli attuali parametri giustificano il mantenimento di un punto nascita di secondo livello e uno di primo livello. Collegamento da estendere nel caso anche a Nottola la cui chiusura è comunque impensabile visto gli incontestabili criteri orografici con distanza di diverse zone del distretto ben superiori all’ora con rischi inaccettabili di sicurezza. Solo con interventi strutturali da estendere anche all’ambito ginecologico sarà possibile trovare soluzioni durature che permettano di evitare di trovarsi a breve di fronte a nuove richieste di chiusura da parte del Ministero. Una regione come la nostra, prima ad avere una rete pediatrica strutturat, prima a legiferare sulla guardia pediatrica non può non riuscirci. Se lo meritano i nostri bambini che sono il nostro futuro.”

 


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