Piemonte

Addio a don Paolo Gariglio, prete di strada e pilota di aerei che inventò l’“aviazione missionaria”

Una figura importante della chiesa torinese, don Paolo Gariglio, è morto alle 3.45 di questa mattina, alla Casa del Clero di Torino. Aveva 95 anni. Mentre la città ancora dormiva se n’è andato così un prete pilota, uno che aveva imparato presto a decollare nel tentativo di raggiungere l’alto dei cieli senza mai smettere di camminare tra i marciapiedi sbrecciati del Lingotto, di Mirafiori Sud, di Nichelino.

Volava davvero, Don Paolo. La prima volta era il 1948, pista butterata dalle bombe, un Lombardi FL3 che sobbalzava sull’asfalto improvvisato e poi si staccava da terra. Se il cielo era la sua passione originaria, le periferie sarebbero diventate la sua missione.

Nato al Lingotto il 15 ottobre 1930, a due passi dal campo volo, figlio di un uomo che tagliava l’erba accanto alle piste mentre lui pascolava le mucche, Don Paolo aveva respirato fin da bambino l’odore dell’olio dei motori e della terra battuta. Da lì nacque il pilota. Dal seminario di Pisa e dall’ordinazione sacerdotale nacque il prete. Non scelse mai tra le due cose: le fece convivere.

Negli anni Cinquanta inventò persino una “pastorale volante”, fondando il Centro internazionale di aviazione e motorizzazione missionaria, con l’idea – allora rivoluzionaria – di insegnare a volare a missionari e missionarie per raggiungere i luoghi più remoti del pianeta.

Ma il suo vero campo di atterraggio restarono sempre le periferie di Torino: il Lingotto dell’Assunzione di Maria, la San Luca di Mirafiori Sud con le baracche di legno, la Santissima Trinità di Nichelino. È lì che Don Paolo Gariglio ha raccolto intorno a sé migliaia di ragazzi.


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