The Rip: il film con Ben Affleck e Matt Damon ha un plot twist che nessuno si aspettava
Per 113 minuti, The Rip ti ha fatto credere una cosa. Poi, negli ultimi dieci minuti, ti ha mostrato che avevi sbagliato tutto. Il nuovo thriller d’azione firmato Joe Carnahan per Netflix, con Matt Damon e Ben Affleck come protagonisti e produttori, è un esercizio di stile nella migliore tradizione del cinema che gioca con le aspettative del pubblico. Un poliziesco claustrofobico ambientato in una stash house di Miami, dove milioni di dollari in contanti e la crescente paranoia trasformano una squadra di poliziotti in potenziali nemici gli uni degli altri.
Il film segue un gruppo di agenti antidroga che ricevono una soffiata su una casa piena di denaro sporco del cartello. Quando arrivano sul posto, scoprono che la cifra è molto più alta del previsto. E mentre la tensione sale, iniziano a emergere dubbi su chi sia davvero leale e chi stia pianificando di rubare il bottino. Per la maggior parte del film, tutti gli indizi sembrano puntare verso il tenente Dane Dumars di Matt Damon come il poliziotto corrotto che vuole mettere le mani sul malloppo.
Tutto sembra indicare che sia lui il traditore. Ma è esattamente quello che Joe Carnahan voleva farti pensare. Il colpo di scena arriva quando si scopre che i veri corrotti sono il detective Mike Ro, interpretato da Steven Yeun, e l’agente della DEA Matty Nix, a cui dà volto Kyle Chandler. Dumars non stava cercando di rubare i soldi: stava orchestrando un’operazione sotto copertura per smascherare i poliziotti corrotti responsabili della morte di Velez. Ogni sua azione sospetta era studiata per mantenere la copertura e far abbassare la guardia ai veri colpevoli.
Carnahan ha costruito questa misdirection con una precisione chirurgica, e non solo a livello di sceneggiatura. In un’intervista con ScreenRant, il regista e sceneggiatore ha spiegato la strategia che sta dietro a questa illusione narrativa, una strategia che parte dalle star stesse del film.
“Mi appoggio alla relazione quarantennale tra Matt e Ben, al fatto che sono star del cinema“, ha dichiarato Carnahan. “Jason Bourne non può essere un cattivo. Batman non può essere un cattivo. Glenn di The Walking Dead non può essere un cattivo. L’allenatore di Friday Night Lights non può essere un cattivo. Stai assolutamente giocando con quei riferimenti, con il modo in cui questi attori sono stati stabiliti come personaggi in altre opere e per cosa sono conosciuti“.
Il regista ha intenzionalmente sfruttato queste associazioni per dirigere i sospetti nella direzione sbagliata. E ha funzionato. Carnahan ricorda di aver assistito a una proiezione del film in sala e di aver osservato le reazioni del pubblico. “Non credo che la gente se lo aspetti“, ha detto, riferendosi al momento della rivelazione finale. Ha raccontato di due donne sedute vicino a lui che, quando si scopre che i barili pieni di quello che dovrebbe essere il denaro rubato contengono in realtà elenchi telefonici, hanno reagito con incredulità. Una si è girata verso l’altra e ha esclamato: “No!”.
The Rip si inserisce in una tradizione cinematografica che Carnahan conosce bene, quella dei thriller da camera in cui la tensione nasce dall’ambiguità morale e dalla claustrofobia fisica. Il regista stesso ha citato The Hateful Eight di Quentin Tarantino come punto di riferimento, un altro film che costruisce la sua narrativa su sospetti crescenti, alleanze mutevoli e un colpo di scena finale che ribalta tutto.
Quello che rende The Rip particolarmente efficace è che non si tratta di clickbait narrativo. Il colpo di scena non è buttato lì per stupire senza sostanza. Gli indizi ci sono, seminati con cura. Il piano di Dumars ha una logica interna. Le motivazioni dei personaggi reggono. È un thriller che rispetta l’intelligenza dello spettatore, anche mentre lo inganna.
Carnahan ha dimostrato ancora una volta di essere un maestro nel gestire ensemble cast e nel costruire tensione in spazi ristretti. E ha dimostrato che, nell’era dello streaming e della fruizione distratta, c’è ancora spazio per film che chiedono attenzione, che premiano chi guarda con cura, che costruiscono lentamente verso un momento di rivelazione che cambia il significato di tutto quello che è venuto prima.
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