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Morti sul lavoro, la storia di Mattia, la madre Monica: «Come a Crans-Montana la tragedia di mio figlio si poteva evitare. La domanda resta sempre la stessa: perché chi aveva la responsabilità di fare i controlli ha omesso di farlo?»

Mattia Battistetti aveva 23 anni ed è morto il 29 aprile 2021 in un cantiere edile a Montebelluna. Era uscito di casa all’alba per andare a lavorare, come ogni mattina ma non è più tornato: un carico di impalcature si è sganciato da una gru e lo ha colpito alle spalle, uccidendolo sul colpo. Oggi, per quella morte, sei persone sono imputate per omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza. Nel 2025 sono state 889 le denunce per incidenti mortali presentate all’Inail (Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) nei primi dieci mesi dell’anno. Nello stesso periodo dell’anno precedente erano state 877. Un bollettino che non vede rallentare la sua conta. Le parole di Monica Michielin, mamma di Mattia.

Cosa è successo a suo figlio Mattia?

«Mattia aveva conseguito il diploma del Liceo scientifico ma non aveva più voluto continuare gli studi. Aveva intrapreso il lavoro di ponteggista, un lavoro faticoso che lo occupava per 13-14 ore al giorno. Era contento del suo lavoro e non si è mai lamentato della fatica perché l’unica sua richiesta era quella di poter lavorare all’aria aperta. Il 29 aprile 2021 è uscito di casa come al solito al mattino presto per recarsi nel cantiere edile della ditta Bordignon Costruzioni, dove era dipendente. La ditta Altedil di Trevignano (TV), era in subappalto della Bordignon, in via Magellano a Montebelluna (TV). Non è più tornato a casa: un carico di 15 quintali di impalcature si è sganciato da una gru in movimento e lo ha colpito alle spalle uccidendolo sul colpo. La gru è risultata essere più vecchia di Mattia e con manutenzioni non a norma».

Come lo avete saputo?

«Verso le 8.30 è squillato il telefono di casa ed era il titolare di Mattia che mi diceva di andare in cantiere perché era successo qualcosa di grave. Sono passata a prendere mio marito che lavorava in ospedale e quando siamo arrivati in cantiere abbiamo capito che si trattava di qualcosa di molto grave. C’erano l’ambulanza, i pompieri, i carabinieri, la Protezione civile e una marea di persone accorse dalle case vicine perché avevano sentito un forte tonfo. Io e mio marito abbiamo subito chiesto di entrare in cantiere, ma non ce lo hanno permesso. Ricordo che eravamo disperati, cercavamo qualcuno che ci dicesse come stava Mattia, ma nessuno ci diceva niente. Ad un tratto è uscita dal cantiere una dottoressa, ricordo ancora piccolina e minuta, alla quale sono corsa incontra per chiedere come stesse Mattia e siccome lei non mi rispondeva quasi cercasse in me una risposta, le chiesi se fosse morto e lei mi rispose “sì” come se dire una cosa così a due genitori fosse la cosa più naturale di questo mondo. Ricordo che urlai tutto il fiato che avevo nei polmoni e quell’urlo fu come un terremoto che devastò per sempre la mia vita e quella dei miei familiari».

A che punto è l’iter legale?


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