«Ho il cancro da 7 anni. Lasciatemi provare il nuovo vaccino russo». Malata pesarese pronta al viaggio della speranza

PESARO «Ho fiducia nella Medicina italiana ma è troppo lenta. E io non ho più tempo». Il vaccino russo contro il cancro è in fase sperimentale, non è ancora disponibile per la somministrazione generalizzata ma nelle Marche più di una persona si è informata concretamente per capire modi e possibilità di accedervi in tempi brevi. Come Maria, pesarese, che da 7 anni convive «con un tumore alla mammella e con i linfonodi polmonari costantemente sotto controllo». La raccomandazione: «Non scriva il mio nome per esteso. Mi sto muovendo, attraverso ogni canale, diplomatico e non, per andare in Russia a provare questa cura. Conosco almeno una cinquantina di persone pronte a partire, come me, il prima possibile. Quando si vive con un problema come questo la strada si trova».
In attesa dell’Ema
Fino a quando non riceverà l’approvazione degli organismi internazionali come l’Ema, l’Agenzia Europea, l’Enteromix (questo il nome del vaccino russo) non potrà essere utilizzato in Italia. Il Centro di Ricerca medica e radiologica di Mosca sostiene però che con questa nuova terapia basteranno 7 giorni per «intervenire sulle metastasi da melanoma o da cancro al colon». L’obiettivo primario, allora, è riuscire a recarsi in Russia. L’Italia è tra i 64 paesi in cui si può richiedere online il visto elettronico valevole 30 giorni. Bastano un passaporto valido, una foto e un’assicurazione medica. Se la motivazione del viaggio è diversa da turismo, affari o eventi scientifici, come in questo caso, il piano diventa più complicato perché si deve richiedere il visto in una rappresentanza diplomatica della Federazione Russa. «È una cura ancora sperimentale? Me lo ripetono in famiglia, loro sono contrari e io ne sono consapevole» aggiunge Maria.
L’ultima spiaggia
Una singola dose dovrebbe costare circa 3.000 dollari. Se da un lato si richiede un approccio cauto in attesa di dati verificati nel tempo dalle autorità sanitarie internazionali, dall’altro, per i malati oncologici la Russia è diventata un’ultima spiaggia (forse) mai così vicina. Dal 2026, infatti, i test clinici gratuiti saranno estesi anche alla Serbia dove un viaggio della speranza sarebbe, visto l’attuale scenario geopolitico, meno complicato. Secondo il ministro serbo Popovic le prime dosi locali saranno preparate entro la fine del 2026 e potrebbero «essere destinate anche a malati provenienti da tutta Europa». Non sarebbe la prima volta: quando Pfizer o AstraZeneca non avevano ancora preparato i vaccini per il Covid, a centinaia partirono dall’Italia per iniettarsi lo Sputnik a Belgrado. «La scienza medica non ha barriere, embarghi o sanzioni – rimarca il sindacalista di origini serbe Dalibor Cvejic – In tanti, soprattutto dal Nord Europa, cercano da tempo soluzioni alle patologie oncologiche direttamente in Russia. Per fare questo transitano da Serbia e Turchia, unici ad avere collegamenti aerei diretti. Con i test estesi alla Serbia sarà ancora più facile».
La medicina senza barriere
Non solo: il Vietnam ha compiuto un passo storico approvando Pembroria, nuova immunoterapia anticancro sviluppata in Russia. Potrebbero seguirlo a ruota i paesi Brics. «Anni fa – conclude Maria – ho visto un mio collega morire di Sla in attesa di ottenere un farmaco sperimentale prodotto sempre dalla Russia. Quando sei disperato provi tutto, cosa hai da perdere? Lui non riuscì ad arrivare in tempo: non aveva i soldi, ci fu una colletta ma morì prima».




