Friuli Venezia Giulia

Figlio del sisma del Friuli ricostruisce torre medievale nelle Marche

GUARDA IL SERVIZIO VIDEO. C’è un filo invisibile che lega il terremoto del Friuli del 1976 a quello che nel 2016 ha devastato il Centro Italia. È il filo della memoria e della ricostruzione, che oggi passa per le mani di Daniele Felli, carrozziere 40enne di Savorgnano del Torre, impegnato ad Arquata del Tronto nel recupero di un’antica torre medievale di Pretare, trovata in macerie tra i terreni ereditati dalla nonna. «All’inizio pensavo fosse un rudere qualsiasi – racconta – poi ho capito che era un pezzo di storia dimenticato».

Quando nel 2022 raggiunge quei terreni marchigiani, a oltre 650 chilometri da casa, scopre sotto i rovi una torre del Quattrocento, un tempo dogana dello Stato Pontificio, dotata di osteria, dormitorio per i viandanti e posta per i cavalli lungo una mulattiera millenaria. Da quel momento inizia un lavoro paziente e solitario: decespugliatori, viaggi continui tra Friuli e Marche, poche risorse e tanta determinazione. «Sono nato dove la ricostruzione è stata un esempio», prosegue Daniele, che non accetta di vedere arrancare i Sibillini dopo quasi dieci anni.

Seguendo il mantra del “fasin di bessôi”, con l’aiuto di volontari e dell’associazione Arquata Potest, Danile è riuscito a far riemergere i muri della torre, l’antico sentiero e la cappella di famiglia. Il suo sogno è quello di creare una tappa per i camminatori, un piccolo rifugio e un punto di ristoro lungo i cammini dei monti Sibillini epicentro del sisma del 2016. L’obiettivo è completare una prima parte del progetto questo anno, a cinquant’anni dall’Orcolat e a dieci dal sisma del Centro Italia. «Sarebbe un segno di memoria e rinascita – conclude Felli – per dimostrare che dalle macerie può ancora nascere futuro».


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