Veneto

La Costituzione è nata a Roma, ma anche grazie a democristiani e socialisti di Vicenza

Il 27 dicembre 1947 il il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, a Palazzo Giustiniani, firmava la Costituzione della Repubblica italiana
Il 27 dicembre 1947 il il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, a Palazzo Giustiniani, firmava la Costituzione della Repubblica italiana

(Articolo sulla Costituzione da VicenzaPiù Viva n. 304sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Nella storia sono scolpiti i nomi di Guglielmo Cappelletti, Luigi Faccio, Mariano Rumor, Egidio Tosato e Giustino Valmarana.

È il 2 giugno 1946, l’Italia è appena uscita devastata dalla Seconda guerra mondiale, con gli equilibri politici e sociali completamente stravolti: è finito il ventennio fascista ed è tempo di rivedere l’intera struttura del Paese. Gli italiani vengono, quindi, chiamati alle urne per fare due scelte fondamentali. La prima, quale sarà la forma del nuovo stato italiano, repubblica o monarchia. La seconda, chi saranno i membri dell’Assemblea costituente, coloro i quali dovranno decidere la forma della Carta su cui dovrà reggersi la nostra Repubblica. Ed è da qui che comincia il lavoro dell’Italia intera, per trasformare in norme la promessa di una vita civile diversa una volta usciti dalla dittatura e dalla guerra: dar vita a una Repubblica fondata su diritti, lavoro e dignità. La Costituzione che ne uscì è un
testo giuridico, ma è anche il documento politico che ha dato forma allo spazio pubblico nel quale la nostra comunità si è ricostruita. E anche Vicenza – città e provincia con forti radici nella Resistenza – diede il suo contributo, sotto forma di uomini che portarono alla Costituente le esperienze dell’entroterra veneto.

La pubblicazione della Costituzione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana
La pubblicazione della Costituzione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana

Dalla guerra alla Costituente: il quadro in breve
Il 2 giugno 1946 vengono eletti i 556 membri dell’Assemblea costituente con un voto che segna la fine e il superamento dello Statuto Albertino, la carta costituzionale del Regno di Sardegna concessa dal Re Carlo Alberto nel 1848, quando l’Italia ancora non esisteva, e diventata legge fondamentale dello Stato nel 1861.
Lo Statuto Albertino era una Costituzione flessibile, caratteristica fondamentale che di fatto permise l’ascesa del fascismo.
Ed è proprio alla luce del ruolo della carta costituzionale all’inizio del ventennio che la Costituente si riunisce per scrivere un documento che fosse un baluardo sociale e una garanzia per la neonata Repubblica.

Giustino Valmarana
Giustino Valmarana

I membri dell’Assemblea costituente erano rappresentanti di partiti e culture politiche diverse: democristiani, socialisti, comunisti, liberali e repubblicani, che lavorarono insieme per oltre un anno e mezzo, tra commissioni e sedute plenarie, fino all’approvazione definitiva del testo il 22 dicembre 1947 e la sua conseguente entrata in vigore il 1° gennaio
1948. I principi fondamentali della Carta – lavoro come fondamento della Repubblica, uguaglianza, libertà – divennero la fonte primaria e gli assi portanti del nostro ordinamento giuridico.

Guglielmo Cappelletti
Guglielmo Cappelletti

I vicentini nell’Assemblea: figure e tracce
La rappresentanza vicentina alla Costituente non fu numerosa quanto quella dei grandi centri urbani, ma includeva figure che portarono in aula istanze precise e radicate nel territorio. Il nome probabilmente più noto è quello del giovanissimo Mariano Rumor, democristiano e già attivo nella Resistenza. In seguito, divenne leader della DC e fu più volte presidente del Consiglio dei ministri, tra il 1968 e il 1974. In Costituente rappresentò
una generazione cattolica che guardava alla Repubblica come a uno strumento per promuovere solidarietà sociale e sviluppo economico, collegando le istanze popolari della provincia ai programmi nazionali di ricostruzione.

Egidio Tosato
Egidio Tosato

Ci fu poi Egidio Tosato, giurista e anche lui democristiano, che divenne vicepresidente della Camera con Alcide De Gasperi. Tosato contribuì ai lavori con un approccio tecnico-giuridico, insistendo sulle garanzie costituzionali e su un’architettura istituzionale che potesse garantire stabilità. Le sue proposte rispecchiano la preoccupazione di molti cattolici democratici: mettere la libertà e la dignità della persona al riparo da derive autoritarie, ma anche impedire frammentazioni politiche eccessive. Infine, Guglielmo Cappelletti, già assessore a Vicenza alla Pubblica Istruzione e reduce da un campo di concentramento tedesco, e Giustino Valmarana, esponente dell’omonima famiglia nobile della città e futuro Sottosegretario al Tesoro nei governi Segni I, Scelba e Fanfani I, furono altri democristiani vicentini dell’Assemblea, impegnati soprattutto sui temi civili e locali; mentre Luigi Faccio, l’ex sindaco di Vicenza che fu anche l’unico esponente socialista e la principale figura di riferimento per il movimento operaio cittadino, portò il punto di vista del lavoro e delle classi popolari, richiedendo tutele e diritti che trovano eco nei primi articoli della Carta. Figure, queste, che riflettono un mosaico politico della provincia composto dalla forte presenza cattolica sociale, ma anche da correnti di sinistra legate ai sindacati e alla Resistenza e una solidarietà civica che guardava alle amministrazioni locali come centri essenziali per la rinascita. In particolare, non va sottovalutato il lavoro che i padri costituenti vicentini svolsero proprio sul territorio, come la diffusione di idee democratiche attraverso associazioni, parrocchie, cooperative e le prime politiche sociali locali.

Luigi Faccio
Luigi Faccio

Che cosa portarono nelle norme? L’apporto ideologico
Il contributo dei padri costituenti di Vicenza si legge soprattutto negli orientamenti, più che in veri e propri articoli. In particolare, per la compagine vicentina erano importanti la spinta verso il riconoscimento dei diritti sociali (soprattutto il lavoro, la tutela della salute e l’istruzione), la valorizzazione del ruolo delle autonomie locali e una concezione della politica come servizio alla comunità. La parte tipicamente democristiana spinse per un “Stato promotore” che intervenisse per garantire condizioni di vita dignitose; mentre quella socialista, più vicina agli operai, sottolineò la necessità di tutelare i lavoratori; chi, invece, proveniva da esperienze legate alla resistenza sentiva forte la necessità di garantire l’impossibilità a qualunque ritorno di autoritarismo e promosse, quindi, norme volte
a rafforzare libertà civili e controlli sul potere. Sul piano più concreto, le istanze venete e vicentine in particolare trovarono spazio nella costruzione del Titolo sui diritti e i doveri dei cittadini e nella disciplina dell’ordinamento regionale e locale, con un’attenzione particolare al decentramento e alla cooperazione fra istituzioni. La Costituzione avrebbe poi permesso – pur con fasi di tensione e riforme successive – lo sviluppo di regioni e autonomie che disegnano la geografia amministrativa italiana.

Mariano Rumor
Mariano Rumor


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