Economia

Gas, l’Ue rischia una nuova dipendenza: gli Usa verso l’80% del Gnl importato al 2030

L’Unione europea ha rafforzato la propria sicurezza energetica riducendo la domanda di gas di oltre il 20% tra il 2021-2024 e tagliando in modo drastico le importazioni dalla Russia per rispondere alla crisi innescata dall’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, nonostante questa decisione, si profila una nuova vulnerabilità per il vecchio continente: la crescente dipendenza dal gas naturale liquefatto statunitense. È quanto emerge da un’analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa), il quale ricorda che dopo il 2022 l’Ue ha progressivamente ridotto fino al 2025 del 75% il ricorso al gas russo via gasdotto e sotto forma di Gnl. Il problema è che oggi la Russia resta ancora tra i principali fornitori dell’Unione, in attesa che entri pienamente in vigore il divieto giuridicamente vincolante sulle importazioni: per il Gnl dalla fine del 2026 e per il gas via pipeline dall’autunno 2027.

Nel frattempo, gli approvvigionamenti dalla Norvegia sono rimasti stabili, intorno ai 90 miliardi di metri cubi l’anno. Il vero cambiamento strutturale riguarda però gli Stati Uniti. L’uscita dal gas russo ha spinto l’Europa a fare sempre più affidamento sul Gnl americano, il più costoso per gli acquirenti europei. Le importazioni di Gnl dagli Usa sono passate da 21 miliardi di metri cubi nel 2021 a una stima di 81 miliardi nel 2025, quasi quattro volte tanto. Lo scorso anno, il 57% del Gnl importato dall’Ue proveniva dagli Stati Uniti, con Paesi Bassi, Francia, Spagna, Italia e Germania che insieme hanno assorbito tre quarti dei volumi.

Questa tendenza è destinata a rafforzarsi. L’accordo commerciale annunciato tra Ue e Stati Uniti nel luglio 2025 prevede l’acquisto di 750 miliardi di dollari di energia statunitense entro il 2028. Un’intesa che, secondo diversi osservatori, rischia di legare l’approvvigionamento energetico europeo a un unico grande fornitore, introducendo una nuova dipendenza geopolitica proprio mentre Bruxelles punta a ridurre l’uso del gas. Secondo Ieefa, destinare la stessa cifra alle rinnovabili permetterebbe all’Ue di installare circa 546 gigawatt di nuova capacità solare ed eolica, con benefici sia per la sicurezza energetica sia per i prezzi dell’elettricità. Al contrario, i nuovi accordi sul Gnl, annunciati anche in occasione di Gastech a Milano e nel quadro della Partnership for Transatlantic Energy Cooperation, rischiano di vincolare l’Europa a contratti di lungo periodo incompatibili con gli obiettivi climatici.

In uno scenario al 2030 elaborato da Ieefa, se gli accordi venissero pienamente attuati e la riduzione della domanda di gas rallentasse, le importazioni di Gnl statunitense potrebbero salire a circa 115 miliardi di metri cubi l’anno, pari al 75–80% del Gnl importato dall’Ue. La quota Usa sul totale delle importazioni europee di gas e Gnl passerebbe così dal 27% del 2025 a circa il 40%. Una traiettoria che entra in tensione con il piano REPowerEU, nato per porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili russi attraverso diversificazione delle fonti, riduzione della domanda e maggiore accessibilità dei prezzi. Ieefa avverte che sostituire una dipendenza con un’altra potrebbe rivelarsi una soluzione solo apparente, in un contesto geopolitico sempre più instabile e in un sistema energetico europeo chiamato a cambiare rapidamente pelle.


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