Invesco, la geopolitica al centro nella settimana di Davos: chi semina dazi raccoglie volatilità

La questione geopolitica ritorna centrale alle dinamiche macroeconomiche, questa volta con le potenziali distorsioni che arrivano da un mix di politica estera ed interna; se ce ne fosse bisogno, l’amministrazione americana sottolinea l’ingresso di tutto punto in quest’annata elettorale.
La settimana scorsa in Groenlandia si sono avviati i negoziati formali, con l’obiettivo di definire un quadro di cooperazione strategica su sicurezza nazionale e accesso a risorse rare come i minerali strategici. Le autorità statunitensi non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’esito dei colloqui; la situazione è infatti velocemente deteriorata. Il presidente degli Stati Uniti, ha chiesto alla Danimarca il permesso di assumere il controllo dell’isola, ed ha annunciato che imporrà dazi del 10% dal primo febbraio su beni provenienti da Regno Unito, Norvegia e da sei Paesi dell’Ue che hanno inviato truppe nell’isola artica per un’esercitazione militare. I dazi salirebbero al 25% dal 1° giugno e rimarrebbero in vigore fino al raggiungimento di un accordo per l’“acquisto completo e totale” della Groenlandia.
In risposta, l’Ue sta valutando contromisure per un valore di 93 miliardi di euro e possibili restrizioni all’accesso delle aziende americane al mercato unico, con l’obiettivo di aumentare la leva negoziale in vista dei colloqui di Davos. La crisi segna un punto di svolta nelle relazioni transatlantiche, con i governi europei che si preparano a una risposta unitaria, rafforzando potenzialmente la coesione in materia di politica commerciale. Molto dipenderà ora dal momento in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti emetterà la sentenza relativa all’IEEPA, che potrebbe arrivare nei prossimi giorni, e limitare la capacità del Presidente di collegare dazi commerciali ad altre politiche in maniera indiscriminata.
Il potenziale contraccolpo sulle esportazioni determina un aumento di volatilità sui mercati, proprio alle porte di una stagione degli utili aziendali che sta iniziando in maniera convincente. In Europa, questa tendenza positiva dovrebbe emergere in settimana con i nuovi dati su fiducia di imprese e consumatori, mentre negli Stati Uniti i dati di vendite al dettaglio hanno alleviato alcuni dubbi sulla traiettoria dei consumi.
La settimana scorsa, il settore bancario americano ha portato in evidenza una distorsione che questa volta deriva dalla politica interna, come l’imposizione di un tetto massimo agli interessi passivi sulle carte di credito. Sul fronte della politica interna, il rischio di interferenza alla Fed, con perdita di indipendenza della banca centrale, rimane l’espressione principale di politiche economiche populiste.
Per i mercati azionari una maggiore volatilità sui treasury sarebbe un elemento critico per la sostenibilità della tendenza positiva.
La sentenza della Corte Suprema sul caso Cook porterà ulteriori elementi sull’effettivo rischio di interferenza in politica monetaria, i tribunali hanno finora bloccato la rimozione di Cook, affermando che il presidente può licenziare un membro del board solo “per giusta causa” legata al comportamento durante il mandato. La Corte Suprema è attesa nel pronunciarsi se il Presidente abbia l’autorità di destituirla o meno, creando ovviamente un precedente importante. Intanto, sondaggi e quote indicano la probabilità che la Camera dei Rappresentanti passi a maggioranza democratica nelle elezioni di mid-term oltre il 70%, ed affiorano i primi dissensi all’interno del partito Repubblicano.
In Cina, la crescita reale del Pil nel quarto trimestre si è attestata al 4.5%, in linea con le attese e portando la crescita dell’intero anno al 5%, cioè in linea con l’obiettivo ufficiale di Pechino. Pur avendo raggiunto formalmente il target di crescita, l’economia cinese rimane frenata da domanda interna debole, pressione deflattiva e un settore immobiliare strutturalmente in difficoltà. Nel breve periodo è difficile attendersi stimoli fiscali significativi, lo scenario macro potrebbe restare mediocre anche nei prossimi trimestri.
In Giappone, la probabilità di un intervento sui tassi da parte della BOJ in settimana è bassa. La BOJ pubblicherà il nuovo Outlook dove è lecito attendersi un upgrade della crescita; tuttavia, vista l’instabilità su Yen e JGB, è difficile che il messaggio possa allontanarsi dalla impostazione attuale. Proprio l’equilibrio di Yen, e altre valute asiatiche come Won Coreano e Dollaro di Taiwan, rappresenta un potenziale elemento di volatilità di breve periodo per i mercati finanziari globali. La debolezza dello Yen ha raggiunto livelli estremi ed una inversione di tendenza potrebbe avere ripercussioni sulla stabilità della cosiddetta “carry trade”.
*Investment Strategist di Invesco
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