Senza una Pac forte il settore perde futuro
Grosseto. In questi giorni il dibattito pubblico si sta concentrando sull’accordo Mercosur, un tema che nel mondo agricolo sta creando forti interrogativi e che ha portato anche a una mobilitazione a livello europeo, alla quale parteciperà anche Cia-Agricoltori italiani, a Strasburgo.
Sul punto interviene il presidente di Cia Grosseto, Claudio Capecchi, sottolineando come il rischio sia duplice: da un lato per le ricadute sulle aziende agricole, dall’altro per le implicazioni sulla sicurezza alimentare
“Il disagio nasce soprattutto da una questione concreta: che non ci siano i dovuti controlli e che le regole non vengano rispettate – sottolinea Capecchi -. Se entrano nel Paese prodotti non adeguatamente verificati, il danno rischia di essere pesante, soprattutto per alcuni comparti più esposti”.
Capecchi ribadisce quindi la richiesta di garanzie e controlli effettivi: “Chiediamo che siano assicurati controlli rigorosi agli ingressi e che i prodotti che entrano nel mercato europeo rispettino gli stessi standard che vengono richiesti ai nostri agricoltori. Senza reciprocità e senza verifiche reali, a pagare sono sempre gli stessi”. E aggiunge un punto politico centrale: “Una cosa deve essere chiara: l’agricoltura non può diventare merce di scambio per vantaggi di altri settori”.
Al di là del Mercosur, per Cia Grosseto la partita decisiva si gioca oggi sul futuro della Politica agricola comune.
“Anche nell’ipotesi in cui le risorse della PAacvenissero confermate ai livelli attuali – spiega Capecchi –, per noi sarebbe comunque una sconfitta. I costi di produzione sono aumentati e le risorse disponibili risultano oggi nettamente insufficienti. Basta guardare i costi di un ettaro di coltivazione di grano: negli ultimi cinque anni sono aumentati di almeno il 50%; un incremento molto significativo, che possiamo dimostrare con dati concreti”.
Secondo il presidente di Cia Grosseto, sono tre i punti essenziali da tenere presenti quando si affronta la questione Pac.
Il primo riguarda il budget complessivo: “Le risorse non possono essere inferiori a quelle della precedente programmazione. A parità di fondi, con costi raddoppiati, la capacità di intervento a sostegno della produzione si riduce drasticamente”.
Il secondo punto è quello del fondo unico: “L’ipotesi di un fondo non vincolato all’agricoltura non ci dà alcuna garanzia. Quelle risorse potrebbero essere spostate verso altri comparti e questo per noi non è accettabile”.
Il terzo nodo riguarda il rischio di una rinazionalizzazione, anche solo parziale, della Pac: “Finché la Pac ha avuto una struttura autonoma e risorse dedicate, avevamo la certezza che quei fondi fossero destinati all’agricoltura in modo equo tra i Paesi membri. La Pac è uno dei pilastri fondanti dell’Unione Europea”.
Una rinazionalizzazione, spiega Capecchi, aprirebbe scenari pericolosi: “Si creerebbe una competizione interna tra Paesi, perché chi ha maggiore capacità di spesa e un debito pubblico più basso potrebbe sostenere di più i propri agricoltori. Questo metterebbe in difficoltà Paesi come l’Italia e rischierebbe di alterare il mercato interno. Una competizione interna all’Unione Europea sarebbe un problema serio: sono tematiche sulle quali dobbiamo tenere alta l’attenzione”.
“Lo ripetiamo da sempre – conclude –: senza strumenti adeguati non si riescono a sostenere le marginalità, né il ricambio generazionale. Questa è la vera sfida non solo per l’agricoltura, ma per la tenuta delle aziende, la loro resilienza, quella del sistema economico-sociale e delle tradizioni. Se non vogliamo che le campagne vengano abbandonate, serve una Pac forte e all’altezza”.
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