Economia

Meno figli, meno lavoro femminile: il grocery racconta meglio di altri settori la crisi demografica


La crisi della natalità non è un incidente statistico, ma l’effetto combinato di lavoro fragile, redditi bassi e servizi insufficienti. È uno dei passaggi più chiari dell’intervento di Veronica De Romanis al convegno inaugurale di Marca 2026: senza occupazione femminile stabile, la natalità non riparte. E senza natalità, cambiano i consumi; a partire da quelli alimentari.

I numeri aiutano a capire la portata del problema. In Italia il tasso di occupazione femminile nella fascia 20–64 anni si ferma al 56,5%, contro il 69,8% della Francia, il 71,7% della Germania e una media dell’area euro superiore al 65%. Un divario che non è solo sociale, ma economico: meno donne al lavoro significa meno reddito disponibile, meno autonomia e meno possibilità di pianificare il futuro. A cominciare dai figli.

Natalità bassa, spesa prudente

Il legame tra lavoro femminile e natalità è diretto. L’Italia ha un tasso di fertilità attorno a 1,24 figli per donna, tra i più bassi in Europa, nonostante una spesa pubblica crescente per i bonus: solo l’assegno unico costa circa 20 miliardi di euro l’anno. Eppure, come mostra la serie storica Istat richiamata da De Romanis, nessuna misura ha invertito la tendenza.

Questo si riflette nel carrello della spesa: famiglie più piccole, spesso monoreddito, meno propense a fare scelte di lungo periodo. Nel food e nel grocery, la risposta è una spesa più razionale, più controllata, meno orientata alla sperimentazione. Non si rinuncia all’essenziale, ma lo si difende; comprimendo volumi, evitando sprechi, scegliendo prodotti che garantiscono prevedibilità.

Il grocery come termometro del lavoro femminile

Il food retail intercetta prima di altri settori questo cambiamento. È la spesa che non si può rimandare, ma solo razionalizzare ed è qui che cresce il peso della Marca del Distributore (Mdd), sempre meno percepita come scelta di ripiego e sempre più come risposta coerente a redditi instabili e prospettive incerte.

La presentazione di De Romanis mette in fila un altro dato chiave: l’Italia è il Paese europeo con la quota più alta di inattivi, oltre il 33% della popolazione in età da lavoro e, tra questi, una parte rilevante sono donne. Il risultato è un sistema dei consumi che si adatta, ma non cresce; si difende, ma non investe.

Il paradosso del food retail

C’è poi un paradosso che riguarda direttamente la Gdo. Il grocery è uno dei principali datori di lavoro femminile in Italia; eppure, resta segnato da part-time involontario, turnazioni rigide, carriere lente. Un settore centrale per l’occupazione delle donne, ma che fatica a trasformare questa presenza in stabilità.

De Romanis lo ricorda parlando di capitale umano: senza investimenti su lavoro e formazione, il Pil potenziale resta debole. Nel food questo si traduce in un circolo vizioso: lavoro femminile fragile, natalità bassa, consumi prudenti. Un modello che regge nel breve periodo, ma che non costruisce crescita.

Più anziani, meno bambini: cambia anche l’offerta

La demografia ridisegna anche l’assortimento. Meno bambini significa meno spesa per prodotti infantili, più attenzione a salute, digeribilità, nutrizione funzionale. Il food si fa più essenziale, meno ludico. La gdo risponde con assortimenti più corti, più leggibili, e con un rafforzamento delle linee a marchio, che presidiano bisogni chiave senza moltiplicare alternative.

In questo scenario, la fiducia – tema centrale del convegno – diventa una variabile concreta: fiducia nell’insegna, nella qualità costante, nella capacità di garantire accessibilità in un contesto di redditi compressi.

Il nodo che resta aperto

Il messaggio che emerge dall’intervento di De Romanis è netto: la natalità non riparte senza lavoro femminile, e senza natalità anche i consumi restano bloccati in una logica difensiva. Il grocery è uno dei pochi settori in cui questo intreccio è visibile ogni giorno, scaffale dopo scaffale.

Se la distribuzione moderna vuole continuare a essere un’infrastruttura sociale (oltre che commerciale), il tema del lavoro femminile non può restare sullo sfondo. Perché senza più donne al lavoro non ripartono i figli, non riparte la spesa, e la fiducia rischia di restare una parola evocata nei convegni, ma difficile da ritrovare nel carrello.

*direttore di Markup e Gdoweek


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