‘Ice Memory Sanctuary’, coinvolta anche Trieste nell’archivio dei ghiacci in pericolo
19.01.2026 – 07.00 – Una grotta segreta, un archivio scolpito nel ghiaccio, una fredda arca per le future generazioni. Si potrebbe riassumere così il progetto dello ‘Ice Memory Sanctuary‘, inaugurato lo scorso 14 gennaio 2026 in Antartide, a pochi chilometri dalla base italo-francese Concordia. Si tratta di una grotta, scavata a nove metri di profondità nella neve compatta dell’Antartide, larga e alta cinque metri e lunga trentacinque. In questa prigione antartica, sempre con 52 gradi sotto zero, un insieme di istituzioni, tra cui figura la stessa Trieste scientifica, hanno scelto di raccogliere tutti i campioni dai ghiacciai in pericolo della Terra. In altre parole le carote di ghiaccio dei ghiacciai che, nei prossimi anni a causa del cambiamento climatico, spariranno o sono già in procinto di sparire. Quest’archivio del clima, nel quale l’Italia gioca un ruolo chiave, anche in virtù delle Alpi nel proprio territorio, comprende infatti due esemplari dal Col du Dôme sul versante francese del Monte Bianco e dal Grand Combin in Svizzera. Entrambe le carote di ghiaccio, pesanti complessivamente 1,7 tonnellate, hanno raggiunto l’Antartide a bordo della nave rompighiaccio Laura Bassi, salpata a metà ottobre 2025 da Trieste, e poi sono state trasportate in aereo alla base Concordia, a quota 3.233 metri. Avvenuto nell’ambito del Programma nazionale di ricerca in Antartide (Pnra), il trasporto è stato gestito da Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) di Trieste e poi dall’Enea.
L’obiettivo finale è di raccogliere in vent’anni i campioni di venti ghiacciai, riscaldamento globale permettendo: si consideri che, stando ai numeri raccolti, nell’ultimo quarto di secolo i ghiacciai hanno perso il 5% della loro massa. Ci si sta in tal senso attivando onde collaborare con le istituzioni scientifiche di ogni paese coinvolto e coi rispettivi decisori politici. Dopotutto il panorama geografico abbracciato è assai vasto, estendendosi dalle Ande in Sudamerica al Caucaso in Russia.
Ma a cosa servono i campioni di ghiaccio? In realtà, intrappolati nella sostanza, si ritrovano campioni fisici di gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri fondamentali per comprendere le condizioni del clima del passato. S’immagini una successione di istantanee del clima di secoli, se non millenni orsono.




