Sport

Una ragazzina di nome Venus

A scaldare i cuori e a spellare le mani del pubblico della John Cain Arena è una ragazzina classe 1980 di nome Venus e soprannominata – prima del politically correct – “Venere Nera” da Gianni Clerici: non solo campionessa, ma personaggio da poema sportivo, metà dea e metà atleta. Ottenuta una wild card da Tennis Australia e opposta alla serba WTA 69 Olga Danilovic, 24 anni, la più anziana delle sorellone Williams illumina il primo giorno di Melbourne 2026 giocando a tratti ai livelli dei suoi anni migliori da queste parti, il 2003 e il 2017, quando dovette lasciare i titoli a Serena. Il set d’apertura, tiratissimo, si risolve a suo favore nel tie break (5-7). Micidiale al servizio, veloce come una ventenne negli spostamenti in avanti e laterali, fa ammattire la figlia dell’ex campione di basket Predrag detto “Saša”, già stella della Virtus Bologna e dei Miami Heat.

Costretta a rallentare il ritmo nel secondo parziale, la vincitrice di sette major non riesce più a recuperare il game ceduto in apertura (6-3). In apertura del set decisivo appare incontenibile, impone il suo gioco e costringe Olga a sbagliare troppo. Si rivela però fatale il passo falso quando va al servizio avanti 4-0: improvvisamente la luce si spegne, i cori di incoraggiamento non l’aiutano, si ritrova in un quarto d’ora sul 4 pari, ha sei occasioni per riprendere il largo nel nono game ma non riesce a trasformarle. Anche se il 6-4 finale assegna a Danilovic il lasciapassare per il secondo turno, il match di oggi di Venus resterà nella storia degli AusOpen: chissà quando ricapiterà che un tennista o un tennista più vicini ai 50 che ai 40 anni giochino qui un singolare.

Flavio Cobolli

Flavio Cobolli (afp)

Se l’abusato “simul stabunt, simul cadent” non si attaglia alle storie di Venus e Serena (classe 1981, s’è ritirata nel 2022), m’aiuta tuttavia a descrivere il destino australiano di Matteo e Flavio, i fratellini di Roma Nord protagonisti assoluti a fine novembre della Davis bolognese: trionfano insieme, cadono insieme. Sabato sera Berrettini annuncia il ritiro anticipato dallo slam degli antipodi per infortunio (i soliti fragili addominali obliqui), oggi pomeriggio Cobolli viene messo alle corde e poi abbattuto, al primo turno, dal numero 185 al mondo Arthur Fery, proveniente dalle qualificazioni.

Jasmine Paolini

Jasmine Paolini 

E così la prima delle tre domeniche degli AusOpen comincia malissimo per noi italiani: meno male che le donne ci consolano con Jasmine Paolini che batte senza rischi la bielorussa Aljaksandra Sasnovich (6-1 6-2) e con l’eco dalla Tasmania del secondo WTA 250 vinto in carriera, sabato, da Elisabetta Cocciaretto ai danni dell’americana diciottenne Iva Jovic (6-4 6-4).

Il britannico Fery, dotato di un servizio difficile da domare e di un buon rovescio, gioca la sua migliore partita da quando è professionista. Flavio, in evidente difficoltà per problemi di stomaco, nei momenti decisivi non dà invece mai la sensazione di avere il controllo degli scambi. Il disastroso tie break del primo set, il tardivo break non recuperabile del secondo, quello patito all’inizio del terzo sono altrettanti uppercut per la testa di serie 20 del torneo, che anche l’anno scorso non passò il primo turno, superato in quattro set da Tomas Martin Etcheverry.

Arthur Fery

Arthur Fery 

Arthur appare solido, reattivo e determinato più di quanto il suo ranking e persino la sua storia personale lascino presumere. Attenzione, il cognome Fery si pronuncia con l’accento sulla ipsilon: suo padre Loïc, bretone, è un imprenditore che ha lavorato come trader finanziario a Hong Kong e in Inghilterra per conto di grandi banche, ha fondato una propria società di investimenti e nel 2009 si è comprato la squadra di calcio FC Lorient, che milita nella massima divisione francese. Arthur è nato quando la sua famiglia era di stanza a Londra, nel 2002. La mamma, Olivia Gravereaux, anche lei francese, è stata una tennista di buon livello, numero 225 WTA nel 1991. Da ragazzino s’allenava all’All England Lawn Tennis and Croquet Club, come a dire che è cresciuto nel tempio del tennis. Educato nell’elitaria King’s College School, si è poi iscritto all’università californiana di Stanford, per la quale ha giocato nel campionato NCAA. Dunque, europeo per nascita, britannico per scelta, americano per formazione: un profilo perfetto per questi tempi ibridi. Grazie al percorso nelle qualificazioni (nel corso delle quali ha via via eliminato gli australiani Winter e Tomic e infine il temibilissimo croato Prizmic) e al netto 7-6 6-4 6-1 di oggi, Fery scavalla per la seconda volta il primo turno di uno slam: gli era già riuscito l’anno scorso a un paio di chilometri da casa, a Wimbledon.

Matteo Berrettini

Matteo Berrettini 

I forzati forfait di Berrettini continuano a fa male a lui e a chi gli vuol bene sebbene non stupiscano più: si tratta del suo sesto major saltato in quattro anni, e sempre per infortuni muscolari. Che l’ex allievo di Vincenzo Santopadre avesse qualche guaio s’era già capito venerdì dopo l’interruzione del match contro il norvegese Nicolai Budkov Kjaer al Red Bull Bassline, evento di contorno degli Australian Open. Fino all’ultimo s’è sperato potesse comunque affrontare domani l’australiano Alex De Minaur. Macché. Nel messaggio diffuso dai social dello slam downunder, Matteo dice di essere assai dispiaciuto e di voler tornare l’anno prossimo a Melbourne. Sono più che sicuro che ci sarà.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »