Cultura

Dry Cleaning – Secret Love

Il combo inglese si approccia al fatidico importante terzo album allineandosi all’eccellente produzione precedente, insistendo sulle dinamiche interne di un gruppo altamente sopra la media dei contemporanei, sulla ineffabile capacità di creare atmosfere uniche in modo semplice ed immediato, sfornando un ambizioso album, come di (loro) consueto, specchio delle insidie moderne di un mondo affascinante ma complesso, straniante e lacerante.

Credit: Max Miechowski

Dry Cleaning continuano ad essere in grado di soddisfare ancora una volta gusto musicale intatto, sintesi della migliore musica inglese a cavallo fra 70 e 80, con le intuizioni fulminanti dell’ordinary life dello spoken di Florence Shaw, in un connubio intatto e vincente, mai stancante, fluido, a tratti eccitante, reso ancor più sofisticato dalla produzione di Cate le Bon , che, dopo le due esperienze con John Parish, rende più rotondi e incisivi i suoni, dove è netta la sensazione di un maggiore cura del dettaglio, anche di una certa voglia di sperimentare, tipo nelle le code di alcuni brani, lasciar andare la musica, tratto distintivo della produzione dell’artista britannica.

In “Secret Love ” non c’è brano che non suoni come se fosse uscito da questa band, non c’è traccia di derivazione evidente, non c’è un suono che non si possa identificare con una pulsione a volte frenetica (“Blood”, “The cute things”, “Rocks”) in frame irresistibili e subito memorizzabili, a volte con canzoni più morbide e avvolgenti, come la splendida iniziale “Hit my head all day”, sintesi immaginifica di un’atmosfera fra session di “Sandinista” e chitarre alla Manzanera, languidissima, o la quasi vanmorrisiana “Let me grow…” , così leggera dal crudele e intimo testo; per non parlare poi del dark esplosivo di “Evil Evil Idiot”, altro paradigma di un estro compositivo, dove confluiscono interferenze, imprevisti che vengono accolti dentro la struttura della canzone come liquido infiammabile, la chitarra greve e noise in questo caso di Tom Dowse, che spacca il brano in due, lancinante e dreamy.

Un album ancora una volta materia grezza e lirica, fondamentale accompagnamento della nostra esuberanza, del sentirsi padroni delle proprie autentiche ed impavide riflessioni, quando ci si rende conto dell’importanza segreta del nostro sentimento, della peculiarità universale del nostro sentimento, quell’amore segreto che ci preserva e ci custodisce, al suono delle migliori chitarre in circolazione.


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