«Hanno visto solo ciò che mancava»
0
Prima le accuse, poi il silenzio. A murale completato e polemica ormai archiviata, Simone Mestroni sceglie di parlare e lo fa senza sconti, restituendo una lettura amara dei dieci giorni che hanno accompagnato il graffito dedicato a Leonardo Zanier al Villaggio del Sole. Una vicenda che, secondo l’artista, ha visto un coro unanime di critiche e una totale assenza di riconoscenza una volta inserita anche la poesia in friulano carnico.
Dopo aver seguito «volutamente in silenzio» l’evoluzione della polemica, Mestroni interviene pubblicamente per replicare a politici, istituzioni e opinionisti che hanno contestato l’opera per l’assenza iniziale del testo originale in friulano. L’artista rivendica le scelte compiute, difende il senso del progetto e denuncia quello che definisce un protagonismo sterile, più attento alla visibilità che al valore culturale dell’intervento.
«Ho seguito volutamente in silenzio tutta la parabola polemica che si è scatenata attorno al murale che ho realizzato in omaggio al poeta carnico Leonardo Zanier», premette Mestroni, ricordando come sulla vicenda siano intervenuti «consiglieri regionali, comunali, ARLeF e opinionisti vari», spesso, sottolinea, più per una consuetudine alla polemica che per reale interesse culturale. Una dinamica che l’artista lega al bisogno di apparire: «In certi casi la polemica assolve alla necessità di dimostrarsi ancora vivi, sapendo di essere ormai finiti nell’oblio».
Dopo aver rimesso mano all’opera e aver inserito la variante friulana della poesia, Mestroni racconta di aver atteso una reazione diversa: «Ho aspettato qualche giorno per vedere se sarebbero arrivate reazioni compiaciute, ma come all’unisono hanno criticato, all’unisono sono anche spariti tutti».
Il bilancio che ne trae è netto: «Ora posso dire con certezza che in questo oceano di polemiche c’è stato soprattutto un deserto di ingratitudine e irriconoscenza». Le critiche, osserva, sono state immediate e insistenti, mentre «la gratitudine per aver reso omaggio a un poeta della nostra terra è stata inesistente, anche dopo l’integrazione con la tanto agognata variante carnica».
Secondo Mestroni, l’atteggiamento prevalente è stato quello del «voglio, posso e comando», che l’artista dice di aver scelto di ignorare: «Solo l’intelligenza del sottoscritto ha saputo non farne una questione d’orgoglio e portare a compimento l’opera con la doppia lingua».
Rivendica quindi il senso più ampio del suo lavoro: «La letteratura sui muri che porto avanti dal 2018 serve ed è servita ad accrescere, seppure modestamente, il livello culturale cittadino e non solo». Senza pretendere riconoscimenti, ammette però di aver trovato «svilente» assistere «al protagonismo mitomane di chi ha cercato e ottenuto per dieci giorni di fila una tempesta in un bicchiere d’acqua».
Infine, una riflessione sul poeta a cui il murale è dedicato: «Siamo onesti: chi conosceva Leonardo Zanier al di là del panorama sindacale e comunista di cui faceva parte?». La scelta di dargli visibilità, spiega, «è stata mia, presa assieme al poeta Roberto De Biaggio e accolta con favore da Umberto Marin».
Una polemica che, conclude, si è concentrata solo su ciò che mancava, ignorando quanto è stato creato: «Ma come diceva Henry David Thoreau, “il cercatore di difetti ne troverà anche in paradiso”».
Source link




