Sardegna

L’appello dell’ex sindaco: “Si superino le divisioni per il bene della Fondazione Hymnos”

Santu Lussurgiu

Intervento di Emilio Chessa, primo cittadino di Santu Lussurgiu dal 2005 al 2015

Un invito all’unione e al dialogo per il bene della Fondazione Hymnos. A lanciarlo è stato Emilio Chessa, sindaco di Santu Lussurgiu dal 2005 al 2015.

Chessa ha detto la sua sulla fine della collaborazione tra la Fondazione  e i professore Giacomo Baroffio, studioso di fama mondiale nel campo della musica sacra.

Proprio con l’amministrazione guidata da Chessa nacque il progetto Hymnos e nel 2009 il Comune stipulò con Baroffio ed Eun Ju Anastasia Kim un “contratto di comodato gratuito finalizzato allo sviluppo della Fondazione”. Baroffio donò alla costituenda Fondazione una biblioteca specializzata di circa 300 metri lineari, manoscritti di raro valore, banche dati multimediali, archivi musicali e fotografici, oltre a preziosi strumenti musicali antichi. In cambio, il Comune offriva ospitalità nella foresteria della Fondazione a lui e alla moglie, vita natural durante, e si impegnava a sostenere le spese di trasporto dei beni e delle utenze domestiche.

Baroffio assunse quindi l’impegno di dirigere le attività bibliotecarie, catalogare il patrimonio librario, organizzare il prestito, assistere studenti e ricercatori, collaborare con altre biblioteche della rete, progettare l’offerta culturale della biblioteca e promuovere attività di divulgazione scientifica attraverso corsi, seminari e conferenze.

Negli ultimi anni, però, sono nati dissapori con la Fondazione. Nel novembre 2024 Baroffio e Kim hanno comunicato la loro intenzione di recedere dal contratto, manifestando anche la volontà di portare via i beni della biblioteca che erano stati destinati alla Fondazione. E da lì si è arrivati allo scontro finito in tribunale.

Secondo l’ex sindaco Chessa il rischio concreto oggi è di perdere definitivamente un patrimonio culturale di inestimabile valore e la guida scientifica di uno dei massimi esperti europei di canto liturgico medievale.

“Quando si perde l’occasione di valorizzare un patrimonio scientifico e culturale di questa portata”, evidenzia Chessa, “a perderci è l’intera collettività, soprattutto in territori come il nostro, che nella cultura potrebbero trovare una risorsa fondamentale per il proprio sviluppo e la propria identità. La mia posizione vuole essere chiara e dignitosa: non intendo alimentare polemiche ma richiamare l’attenzione su una perdita culturale che danneggia l’intera comunità. Spero che questo contributo possa aiutare a riportare l’attenzione su ciò che veramente conta: salvaguardare il patrimonio culturale di Santu Lussurgiu e della Sardegna”.

Il contributo dell’ex sindaco di Santu Lussurgiu Emilio Chessa

Il sogno svanito: la lezione di Cossu e l’addio di Baroffio

C’è un momento, in ogni comunità, in cui ci si accorge che la cultura non è un ornamento: come insegnava Antonio Gramsci, è il modo attraverso cui una società prende coscienza di sé, dei propri conflitti e delle proprie possibilità. Il nostro Antonio Cossu ha raccontato magistralmente una storia di disillusione e di impegno tradito in un libro dal titolo eloquente: “Il sogno svanito”. Allora la sfida era il mantenimento e la tutela dei beni comuni; oggi siamo di fronte a un impoverimento della cultura, anch’essa bene comune, patrimonio immateriale e risorsa collettiva.

La cultura non sta “a lato” della vita pubblica: la attraversa e la rende più ambiziosa. Per questo la rottura tra il professor Giacomo Baroffio, la Fondazione Hymnos e il Comune di Santu Lussurgiu lascia un sapore amaro. Non si chiude solo un rapporto: si incrina una promessa. Ci si priva di una biblioteca specialistica; si indebolisce la capacità di attrarre finanziamenti economici; si recidono legami con università e istituzioni musicali. Quando un legame così si spezza, ciò che svanisce non è un singolo evento, ma la continuità di un investimento culturale che richiede anni per maturare.
Baroffio, direttore della biblioteca Hymnos, è uno dei massimi studiosi di canto gregoriano e paleografia musicale. Studioso di statura rara, unisce rigore accademico e passione per le fonti: la sua presenza dava autorevolezza al progetto Hymnos ed era un riferimento per studiosi e studenti di tutta Europa.

Durante il mio mandato da sindaco ho collaborato con studiosi e amministratori di straordinario valore; con loro e con i cori della Rete Hymnos abbiamo costruito, con fondi della Regione Sardegna, un progetto di respiro europeo: fondazione, biblioteca, archivio digitale, centro studi. Non la solita “stagione di eventi”, ma un presidio duraturo di riflessione sul canto, nella sua tradizione orale e scritta. Una Rete con sede centrale in un paese che Salvatore Cambosu chiamò “mosca bianca”: un paese che ha saputo far dialogare la cultura alta con i saperi quotidiani, che ha rigettato la separazione tra cultura e vita sociale, favorito la formazione di una coscienza comunitaria, incoraggiato l’abilità di fare bene le cose, valorizzando la permanenza del passato nel presente.

Quando si perde un tassello culturale di questo tipo, si perde reputazione, credibilità, slancio: non scompare solo una persona, ma un pezzo di futuro possibile. Riflettere su quanto accaduto non significa fare tifo. È naturale che si discuta di atti e procedure, di ragioni, di diritti e doveri; ma, quando è in gioco un patrimonio comune, si dovrebbe fare tutto il possibile perché la burocrazia non diventi un muro e lo scontro l’unico linguaggio.

Santu Lussurgiu ha già dimostrato di saper essere più grande delle proprie contraddizioni e non dovrebbe archiviare la vicenda come una lite finita male. Le comunità crescono quando salgono sulle spalle dei giganti per vedere più lontano. I giganti non sono sempre facili, ma sono indispensabili se si vuole uscire dalla logica dell’ordinaria sopravvivenza e tornare a quella dell’ambizione.

Questa storia non ha mobilitato clamori, ma può diventare un punto di svolta: le collaborazioni culturali si governano, non si subiscono. Una comunità deve imparare a tenere insieme le differenze, a proteggere ciò che unisce, a dare futuro alle cose buone. Anche quando costa fatica.

Emilio Chessa

Sabato, 17 gennaio 2026

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