Le startup contro il governo sullo stop agli incentivi fiscali
Dalla grande speranza alla delusione: la filiera italiana dell’innovazione lamenta «l’approssimazione» del governo. La goccia che fa traboccare il vaso è la mancata proroga agli incentivi fiscali all’investimento in società innovative, scaduti il 31 dicembre. «Misura fondamentale per la crescita dell’ecosistema – rimarca il direttore di Italian Tech Alliance, Francesco Cerruti – Un vuoto che stride con quanto il governo esternava a parole, ovvero che l’innovazione fosse un pilastro strategico del rilancio del Paese».
L’agevolazione consisteva in una detrazione al 30% sull’Irpef e una pari deduzione Ires per gli investimenti di persone fisiche e giuridiche in startup e Pmi innovative, con limite di 1 e 1,8 milioni. Misura rinnovata con il placet europeo per due quinquenni, ma per la quale non è arrivata per tempo la nuova richiesta italiana di proroga, sempre da notificare a Bruxelles. Del tema si era tornati a parlare in autunno, con crescente preoccupazione tra gli addetti ai lavori e alcuni rilievi sull’uso “allegro” di questi incentivi. Ma, ad oggi, ancora nessuna fumata bianca: ora l’Alleanza preme perché si arrivi alla proroga, e che sia retroattiva per coprire tutto il 2026.


Intanto, per Cerruti il vuoto apre due ordini di problemi: «Quello cogente è che viene a mancare un incentivo a investimenti di cui il sistema italiano ha un grande bisogno». Antonella Grassigli, presidente e ceo di Doorway, si occupa proprio di veicolare i soldi di holding e family office nelle società innovative: «Già sentiamo molti rumors di potenziali investitori che guardano all’estero», dice. Il problema strutturale è che l’ecosistema tricolore è indietro rispetto ai competitor. Gli investimenti hanno sfiorato il miliardo e mezzo nel 2025. Ma quasi la metà è stato raccolto da un pugno di società, a cominciare dai 233 milioni di Bending Spoon, o i 170 di Exein, mentre nelle fasi iniziali e intermedie dello sviluppo delle società i dati sono stagnanti.


Il raffronto internazionale resta impari: Ey calcola che siamo fermi allo 0,07% del Pil, contro lo 0,15% in Germania, lo 0,22% in Francia e lo 0,16% in Spagna. «Sono proprio gli investitori ‘informali’ a sostenere gli investimenti nelle fasi embrionali delle startup – nota Grassigli – Senza il beneficio fiscale, questi capitali guarderanno all’estero, dove le opportunità di rischio/rendimento sono migliori. Un fattore che si aggiunge alla stretta in manovra sul trattamento fiscale di dividendi e plusvalenze», che colpisce i club deal tagliando fuori dal regime di esenzione le partecipazioni sotto il 5% o i 500mila euro.
C’è poi il secondo problema, quello “segnaletico”: «L’innovazione si muove in base al “feeling” che arriva dalla politica – rimarca Cerruti – e il mancato rinnovo degli incentivi è preoccupante». È passato solo un anno da quando il settore accoglieva importanti novità nazionali – dalla spinta all’investimento in Venture capital per gli enti della previdenza alla delega per il testo unico sulle startup – e sperava che l’Europa si muovesse spedita per introdurre un “28esimo regime” per le società innovative, in modo da giocare su un terreno comune. «Dalla grande speranza stiamo passando alla disillusione», sintetizza Cerruti notando scarsi progressi su ogni fronte.
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