Delitto del trapano, chiuse le indagini dopo 30 anni: il carrozziere accusato di omicidio pluriaggravato

Genova. A distanza di trent’anni dal brutale omicidio di Luigia Borrelli, la Procura di Genova ha ufficialmente chiuso le indagini, indicando in Fortunato Verduci il presunto responsabile. L’uomo, un carrozziere di 66 anni, è accusato di aver massacrato l’infermiera all’interno di un basso in vico Indoratori nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1995 a Genova. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla pm Patrizia Petruzziello, l’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di una rapina finita nel sangue.
Secondo quanto ricostruito, Verduci avrebbe colpito la donna prima con uno sgabello e l’avrebbe trafitta 15 volte con un trapano elettrico per sottrarle l’incasso della sua attività di meretricio. Negli atti depositati dalla pm Patrizia Petruziello la ricostruzione di quei momenti: l’uomo si è recato presso il fondo di Vico Indoratori 64 Rosso a Genova, locale dove Luigia Borrelli, nota come “Antonella”, esercitava il meretricio. Dopo essersi trattenuto all’interno fumando diverse sigarette e lasciandone i mozziconi, tra i due scoppiò una violenta lite che degenerò rapidamente in una colluttazione. Verduci aggredì la donna con estrema ferocia, colpendola ripetutamente al volto e al cranio e utilizzando uno sgabello di legno come arma contundente, provocandole fratture craniche e numerose lesioni lacero-contuse. L’indagato infierì poi sulla vittima con particolare crudeltà, utilizzando un trapano elettrico Black&Decker per perforarle il collo e il torace per ben 15 volte; cinque di questi colpi furono trapassanti, causando la lacerazione della succlavia e un’emorragia fatale. Al termine dell’assalto, l’uomo lasciò lo strumento conficcato nel corpo della vittima e procedette a svuotarne la borsa, impossessandosi dell’incasso giornaliero e delle chiavi del locale. Prima di darsi alla fuga e chiudere la saracinesca, Verduci cercò di ripulirsi dal proprio sangue nel lavandino del fondo,
La svolta decisiva nelle indagini è arrivata grazie alle moderne tecniche di analisi del DNA, applicate a una traccia ematica rinvenuta sulla scena del crimine all’epoca dei fatti. Il profilo genetico dell’assassino era risultato compatibile con quello di un uomo detenuto nel carcere di Brescia, permettendo così di risalire, per via parentale, proprio a Verduci. Nonostante i giudici abbiano riconosciuto la presenza di indizi definiti “granitici”, l’indagato – assistito dagli avvocati Emanuele Canepa e Andrea Volpe – resta al momento a piede libero: la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura è stata infatti respinta in tutti i gradi di giudizio, compresa la Cassazione, a causa del lungo tempo trascorso dal delitto.
Oltre all’accusa di omicidio pluriaggravato, il quadro probatorio a carico del carrozziere si è arricchito di nuovi capi d’imputazione legati a fatti recenti. L’uomo deve infatti rispondere di furto aggravato e impiego di beni di provenienza illecita, per aver sottratto nel 2023 i gioielli della sua attuale compagna e averli impegnati per ottenere denaro contante. Verduci ha ora venti giorni di tempo per presentare le proprie memorie o chiedere di essere interrogato prima che la Procura proceda con la richiesta di rinvio a giudizio.




