Cappelletti con tre L, autentich Napoli: Rosso ringhia, ADL sorride

Due refusi sulle maglie da gioco, due reazioni opposte. Il Napoli affronta l’errore sulla patch con autoironia, il Vicenza con irritazione verso chi racconta le “tre L” di Cappelletti. Una vicenda che dice molto su comunicazione, sport e rapporto con i media.
Due errori, due maglie da gioco, due società calcistiche, due reazioni radicalmente diverse. E, soprattutto, due modi opposti di intendere il rapporto con il pubblico, con i media e, in fondo, con lo sport stesso. Da una parte il Napoli di Aurelio De Laurentiis, dall’altra il Vicenza Calcio della famiglia Rosso. In mezzo, un dettaglio apparentemente minimo – un refuso – che diventa però rivelatore.

Nel caso del Napoli, l’errore riguarda la patch presente sulla maglia ufficiale, per giunta, con lo scudetto sul petto di tutti i giocatori in cui è scritto “autenthic” invece che “authentic“. Un refuso evidente, subito notato dai media nazionali e locali, che avrebbe potuto scatenare polemiche, richieste di ritiro, comunicati stizziti. Invece no. Il club partenopeo sceglie la strada dell’ironia e della leggerezza: nessuna correzione immediata, nessuna caccia al colpevole dell’errore o, peggio, di chi avesse osato farlo notare, anzi la sottolineatura scherzosa, da parte della figlia del presidente che gestisce questo settore del club, che “solo chi lavora sbaglia”.
Come ha osservato con tono divertito, ad esempio e fra i tanti, anche TGCom24, così facendo il Napoli ha persino “vanificato” le speranze dei collezionisti che confidavano in una futura maglia corretta, destinata a diventare un pezzo raro. Autoironia, simpatia, normalità.
Scenario molto diverso a Vicenza. Qui l’errore riguarda la maglia del neoacquisto Daniel Cappelletti, il cui cognome è stato stampato con tre “l” invece di una. Un refuso che abbiamo raccontato con tono volutamente leggero e ironico, senza alcuna intenzione offensiva, anzi con lo spirito con cui il calcio – almeno tradizionalmente – sa prendersi anche un po’ in giro. Una notizia curiosa, nulla di più.
La reazione dell’ufficio stampa del club biancorosso, però, è stata tutt’altro che serena. Arriva, infatti, poco più di un’ora fa a chi scrive una telefonata del suo responsabile (mai sentito prima anche perché non seguiamo le notizie sportive del club a cui pure teniamo) dai toni fin da subito a dir poco… nervosi: “lei sa perché chiamo, ma diamoci del tu”.
Ho subito aderito all’invito, dall’alto della mia veneranda età, pur non avendo ancora idea di cosa volesse dirmi e a cosa si riferisse, anche se l’interlocutore non è un collega giornalista, come mi ha detto dopo svelandomi il motivo della telefonata (il nostro articolo… da “incriminare” sulle tre L): la differenziazione non è una “discriminazione” ma i colleghi, magari meno bravi di un comunicatore, almeno seguono corsi di deontologia…
Ecco, infatti, quando ho capito di cosa parlasse meravigliandomi dell’approccio, che arrivano i suoi rimproveri (col “tu”) per aver osato pubblicare la notizia, di cui sono felicemente responsabile come direttore della testata e che pare, l’ho saputo dopo, che altri media locali sarebbero stati “invitati” ieri stesso a non riportare anche se i social l’avevano subito e allegramente diffusa (la foto era nel comunicato stampa e sul sito del club prima in versione originale poi sostituita dalla foto del retro senza il nome del neo acquisto) e neanche se la notizia sulla tripla L fosse un insulto alla Santissima Trinità.

Infine, dopo la mia ripetuta meraviglia per l’intervento a… gamba tesa per un innocente e divertente articolo di satira che i De Laurentiis avrebbero gradito (come l’avrei gradito io da presidente della vecchia e titolata Minetti Vicenza di volley femminile di serie A1), alla mia richiesta di sapere cosa volesse con la telefonata il “responsabile” dell’ufficio stampa del club arriva alla frase finale, che suona come una minaccia più che come una comunicazione istituzionale: “Il club non ha gradito”. Dopo la nostra legittima osservazione che non vi fosse nulla di offensivo, arrivano anche tuoni e fulmini: “allora ci comporteremo di conseguenza”.
Ora, al netto dei refusi – che capitano, sempre, sulle maglie e, perché no?, negli articoli – la questione è un’altra. È lo stile. È la capacità di distinguere tra ironia e offesa, tra critica e dileggio, tra racconto e attacco. Un grande club può sorridere di sé stesso, trasformando un errore in un momento di empatia con tifosi e opinione pubblica. Il Vicenza , invece, che i tifosi meriterebbero più grande, sceglie la strada opposta: irrigidirsi, chiudersi, reagire male a una battuta innocua.
Commenti? Per dirla in modo diretto, popolare e forse più efficace di mille analisi e dopo aver citato Totò (“Abbondandis in abbondandum”) nell’articolo sulle tre L, ecco: nun ce ne po’ fregà de meno dello step on foot, che il Var lo decreti o meno, dell’ufficio stampa bianco…Rosso.
Perché il problema non è un refuso su una maglia. Il problema è confondere il rispetto con il silenzio che si vorrebbe imporre, e l’autorevolezza con la suscettibilità. E nello sport, come nella vita, l’ironia e ancora di più l’autoironia resta spesso la miglior prova di forza.
La migliore, soprattutto per i grandi tifosi biancorossi che la aspettano e la meritano da decenni, sarebbe che il Vicenza torni quanto prima in A e che, nel frattempo e almeno per i risultati, i Rosso e i loro collaboratori prendano esempio dagli ADL e dai suoi collaboratori.
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