Friuli Venezia Giulia

“Sei morto?” ovvero l’app che monitora la vita quotidiana e racconta la nuova solitudine globale

17.01.2026 – 08.00 – Un bottone verde da premere una volta al giorno. Un gesto minimo, quasi banale. Eppure, per milioni di persone, quel click è diventato una forma di rassicurazione esistenziale. In Cina è diventata virale Are You Dead – tradotta letteralmente “Sei morto?” – un’applicazione che, al costo di circa un euro, avvisa familiari e contatti di emergenza nel caso in cui l’utente non dia più segnali di vita. Il funzionamento è semplice: ogni giorno l’utente deve effettuare un check-in. Se non lo fa entro 48 ore, l’app invia automaticamente un allarme al contatto designato. Un sistema pensato soprattutto per chi vive da solo: giovani lavoratori, studenti fuori sede, professionisti lontani dalla città d’origine, ma anche anziani. Tutti accomunati dalla stessa paura: stare male, o morire, senza che nessuno se ne accorga.

Secondo il Global Times, entro il 2030 la Cina potrebbe contare fino a 200 milioni di nuclei familiari composti da una sola persona. Un dato che aiuta a spiegare il successo di Are You Dead, definita dai suoi sviluppatori “uno strumento di sicurezza leggero per chi vive in solitaria”. Una definizione che, dietro il linguaggio rassicurante, nasconde una fragilità profonda. Sui social cinesi il dibattito è esploso. “C’è il timore che chi vive da solo possa morire senza che nessuno lo sappia, senza nessuno che possa chiamare aiuto. A volte mi chiedo: se morissi da solo, chi verrebbe a recuperare il mio corpo?”, scrive un utente. Una domanda brutale, che ha trovato eco in migliaia di commenti e che racconta più di qualsiasi statistica.

Il fenomeno, però, non è rimasto confinato entro la frontiera cinese. Secondo la BBC, Are You Dead è tra le app di utilità a pagamento più scaricate negli Stati Uniti, a Singapore e a Hong Kong, e figura ai primi posti anche in Australia e Spagna. Un successo che ha spinto gli sviluppatori ad ampliare le funzionalità e persino a valutare un cambio di nome: in molti, sui social, lo giudicano troppo inquietante, qualcuno parla addirittura di cattivo auspicio.

Al di là del nome, resta il messaggio. Che è chiaro: l’app non intercetta solo un bisogno tecnologico, ma una condizione sociale diffusa. Sui social cinesi, come RedNote, gli utenti parlano apertamente di isolamento. “Nelle grandi città tutti sono individui isolati e disgregati. Viviamo in appartamenti insonorizzati, senza conoscere nemmeno il cognome dei vicini”, scrive un commentatore citato da Business Insider. Parole che rimandano alla lenta erosione di quella struttura familiare che per decenni ha rappresentato uno dei pilastri della società cinese.

Ed è qui che la domanda smette di riguardare solo la Cina. Davvero l’Europa è così lontana da questo scenario? Tra lavoro precario, mobilità forzata, città sempre più costose e legami sociali indeboliti, anche nel nostro continente cresce il numero di persone – giovani e meno giovani – che vivono sole. Se oggi un’app serve a confermare quotidianamente di essere ancora vivi, forse il problema non è la tecnologia, ma ciò che manca intorno. Are You Dead non è soltanto un’app. È uno specchio. E riflette una solitudine che rischia di diventare il destino silenzioso delle nuove generazioni, se il progresso continuerà a correre più veloce delle relazioni umane.

[l.d.]




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