Nedaday promuove marcia solidarietà popolo iraniano il 24 gennaio
Nei momenti decisivi della storia di una nazione, quando il destino di un popolo viene scritto con il sangue, prima di qualsiasi analisi o dibattito politico è doveroso fermarsi. Restare in piedi, in silenzio, e chinare il capo davanti al coraggio di chi, a mani nude, si è sollevato contro una macchina repressiva spietata.
Ciò che è accaduto nelle strade dell’Iran non può essere ridotto a una semplice “agitazione”. È stato un confronto diretto e brutale tra il diritto alla vita e un crimine sistematico e organizzato. Le stime parlano di oltre 20.000 persone uccisi. Ma una verità resta incontestabile: quelle vite non sono numeri. Esse appartengono alla coscienza collettiva di una società che si è risvegliata.
Siamo testimoni di una trasformazione profonda della coscienza nazionale.
Queste parole nascono innanzitutto come atto di omaggio alle donne e agli uomini che hanno pagato la resistenza con la propria vita e come espressione di sincero cordoglio alle famiglie che hanno perso i loro cari.
Se vogliamo evitare che questa sofferenza si ripeta, il dolore deve trasformarsi in responsabilità. Attraversare il campo delle emozioni ed entrare nello spazio dell’analisi razionale non è una scelta facoltativa: è una necessità vitale. Anche nei momenti più oscuri siamo chiamati a osservare la realtà con lucidità, valutando i limiti strutturali, la capacità di organizzazione, gli scenari possibili e la resilienza reale della società.
Nel 2022 abbiamo chiesto al Parlamento europeo di mettere fuori legge i Pasdaran, che controllano circa il 40% dell’economia del Paese, senza pagare le tasse e partecipando ad attività terroristiche. Il 19 gennaio 2023 il Parlamento europeo ha approvato la richiesta con una maggioranza assoluta. Tuttavia, senza l’approvazione del Consiglio dei 27 governi dell’Unione, quella decisione è rimasta lettera morta. Nonostante incontri anche con il Ministero degli Esteri italiano, il risultato è stato zero. Sono passati quasi tre anni e questi criminali continuano ad agire impunemente. Questa è anche una responsabilità negativa dell’Occidente.
Oggi assistiamo anche a una confusione mentale in una parte della società iraniana. Alcuni connazionali, nel più grave errore di calcolo della storia recente, gridano “la mia vita per l’Iran” mentre attendono bombardamenti americani o israeliani sulla propria patria. Questa non è coscienza politica.
Non si può amare il proprio Paese e, allo stesso tempo, consegnare le chiavi della sua distruzione a potenze che agiscono esclusivamente per interessi geopolitici. Nessuna libertà nasce dalle bombe. Ogni “liberazione” imposta dall’esterno conduce alla distruzione delle infrastrutture, allo sfaldamento del tessuto sociale e a una guerra permanente.
Nessun popolo è mai stato liberato dai bombardamenti e nessuna dittatura è mai stata fermata dall’accomodamento.
Chi attende un “salvatore esterno” sta firmando la propria distruzione. Un prezzo che non sarà pagato dai politici, ma dalle generazioni future.
A questa repressione hanno partecipato anche mercenari jihadisti iracheni e membri di Hezbollah. Nel caos, esponenti del regime hanno trasferito all’estero miliardi di dollari: ricchezze sottratte al popolo iraniano e dirottate verso circuiti finanziari, comprese banche a Dubai e in Turchia.
Non dimentichiamo che l’islam politico governa o influenza decine di Paesi. Alcuni, come l’Arabia Saudita, sono regimi assolutisti che chiedono ufficialmente di non attaccare l’Iran non per solidarietà verso il popolo iraniano, ma per equilibri di potere e interessi regionali. Dall’inizio dell’ennesima rivolta, il 27 dicembre, nessuno dei 57 Paesi a maggioranza islamica ha espresso una reale solidarietà al popolo iraniano.
L’islam politico è un sistema di potere che soffoca le società: un cancro che, se non contrastato, finisce per distruggere il corpo che lo ospita.
Una futura democrazia in Iran non sarebbe solo una vittoria per gli iraniani. Sarebbe anche una garanzia di stabilità per l’Occidente e per l’intera regione.
Per questo è fondamentale rompere il silenzio.
Chi desidera portare la propria solidarietà al popolo iraniano è invitato a partecipare alla manifestazione del 24 gennaio, alle ore 17, in Piazza Cavour.organizzato dall’associazione iraniana Nedaday e unione attivisti iraniani
Ci riuniremo per far arrivare la solidarietà friulana e italiana a chi, in Iran, continua a lottare per la vita, la dignità e la libertà.
sociologo Taher Djafarizad




