Ucraina al collasso energetico, Putin e Trump pronti a trattare? Le dichiarazioni che possono riscrivere la guerra globale
16.01.2026 – 18.05 – Premessa – Leggendo le prime pagine dei quotidiani nazionali ed europei, si nota facilmente che il fascio di luce sull’Ucraina, sul Venezuela e sul Medio Oriente si sta costantemente e lentamente allontanando, mentre quello sulla Groenlandia e sull’Iran sta sensibilmente crescendo d’intensità. In questo articolo cercheremo di dare nuovamente voce all’Ucraina, volgendo contemporaneamente uno sguardo attento alle recenti dichiarazioni rese dal ministro degli Affari Esteri russo Lavrov, dal presidente Putin, nonché dal presidente americano Trump, perché tutte meritevoli di significative riflessioni geopolitiche globali.
Conoscere per comprendere, comprendere per cambiare!
Una crisi energetica senza precedenti
Diversi media ucraini, nella giornata del 15 gennaio, hanno aperto i loro servizi annunciando la decisione, non certo inaspettata, di Zelensky di dichiarare lo stato di emergenza nazionale nel settore energetico. In merito, particolare attenzione sembra essere rivolta verso Kiev che, come ampiamente noto, sta subendo gravissime carenze di elettricità, acqua e riscaldamento, a seguito dei recenti attacchi russi agli impianti energetici. Ricordiamo ai non addetti ai lavori che a Kiev le temperature oscillano, durante queste fredde giornate d’inverno, tra i -20 e i -12 gradi nell’intero arco della giornata. I diversi organi di stampa ucraini riportano altresì la volontà di Zelensky di istituire a Kiev una task force permanente per coordinare gli sforzi, sotto la supervisione del neo ministro dell’Energia Denys Shmyhal. Per comprendere meglio la complessità della situazione, il portavoce della più grande compagnia energetica privata dell’Ucraina, DTEK, ha affermato che la gravità della situazione a Kiev e in tutto il Paese richiede un coordinamento senza precedenti tra autorità e fornitori di energia.
In tale contesto, alcuni media, tra cui Ukrainska Pravda, hanno riferito altresì che, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, un violento attacco russo condotto con droni e missili nell’oblast di Zhytomyr, vasta regione nel nord-ovest dell’Ucraina, aveva provocato gravi danni alle infrastrutture critiche regionali, verosimilmente quelle energetiche. In merito, Vitalii Bunechko, responsabile militare dell’oblast di Zhytomyr, ha dichiarato testualmente: “Il nemico non ha smesso di cercare di privarci dei servizi più essenziali per la vita, in mezzo al gelo invernale”. Inoltre, altri media ucraini hanno riferito che, sempre nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, un violento attacco russo aveva distrutto anche una strategica infrastruttura energetica nella città di Kharkiv, come noto oggetto anche di recenti e furiosi combattimenti.
Le agenzie di sicurezza ucraine hanno dichiarato, inoltre, che dall’inizio di ottobre erano stati registrati 256 attacchi aerei russi contro gli impianti energetici dell’Ucraina. In particolare, le forze russe avevano colpito 11 importanti centrali idroelettriche e 45 centrali termoelettriche. Il numero più elevato di attacchi aveva interessato gli impianti di produzione di energia termica ed elettrica nella città di Kiev e nelle regioni di Kiev, Kharkiv, Odessa, Dnipropetrovsk, Sumy, Mykolaiv e Chernihiv. Infine, le stesse agenzie di sicurezza ucraine hanno precisato che la maggioranza degli attacchi russi era stata effettuata mediante l’uso di missili Iskander, Kalibr, Kh-101 e Kh-69, nonché di droni di tipo Geran.
Una situazione, a dir poco, drammatica.
Il cancro della corruzione lambisce, per ora, l’ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko
Da alcuni giorni la stampa ucraina sta riportando dati informativi, seppure estremamente parziali, sull’avvio di indagini per corruzione aggravata a carico della nota ex primo ministro ucraino e di numerosi membri del suo partito, denominato Batkivshchyna (Patria). In tale complesso scenario, il 14 gennaio u.s. la leader politica ha dichiarato che gli uffici del suo partito erano stati effettivamente perquisiti dalle forze di polizia anticorruzione, respingendo tuttavia fermamente le accuse e definendo tali perquisizioni illegali e motivate politicamente. In merito, un portavoce dell’Ufficio del Procuratore Anticorruzione (SAPO) ha dichiarato ai media ucraini non solo che la Tymoshenko era stata ufficialmente incriminata, ma anche che l’indagine stava evidenziando l’esistenza di una rete di corruzione politica pervasiva e sistemica, con il coinvolgimento di numerosi esponenti politici del citato partito.
Il discorso di Lavrov
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, il 14 gennaio u.s., ha tenuto a Mosca una conferenza stampa, a seguito dei colloqui intercorsi con il suo omologo, ministro degli Esteri della Namibia, rispondendo altresì a numerose domande della stampa internazionale presente. Prima di proporvela in inglese nel link in descrizione, desidero focalizzare l’attenzione su alcuni indicatori emersi, perché appaiono rivestire una decisa importanza sotto il profilo della geostrategia globale. In particolare, Lavrov ha voluto porre una forte attenzione sul continente africano, ricordando il supporto sovietico offerto alla Namibia durante l’occupazione sudafricana, nonché evidenziando la volontà comune di contrastare il neocolonialismo. Inoltre, Lavrov ha espresso la convinta volontà russa di intensificare la cooperazione commerciale ed economica con Windhoek, includendo tra questi ambiti l’esplorazione geologica, la produzione e lavorazione delle risorse minerarie (incluso l’uranio), l’energia, il settore sanitario, il complesso agroindustriale e la pesca.
In tale cornice, Lavrov ha annunciato la prossima organizzazione del terzo “Forum di partenariato Russia-Africa”, esplicitando l’attuale identità di vedute esistente tra la Russia e la stragrande maggioranza dei Paesi africani. In particolare, il ministro degli Esteri della Russia ha specificato la comune convergenza nel voler sostenere la democratizzazione delle relazioni internazionali, la rigorosa adesione alla Carta delle Nazioni Unite, in primo luogo l’uguaglianza sovrana degli Stati, e la necessità di risolvere tutte le questioni attraverso un dialogo reciprocamente rispettoso. Questo principio, ha affermato Lavrov, “assume particolare importanza” in quanto assistiamo ad azioni volte a smantellare l’ordine internazionale del dopoguerra, sancito e codificato nella Carta delle Nazioni Unite. Un tema che avrà un ruolo centrale nel prossimo Vertice Russia-Africa.
Lavrov, rispondendo alla stampa internazionale, ha dichiarato che la posizione di Mosca sul Venezuela è fondata sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati, condannando l’operazione illegale degli Stati Uniti e denunciando una politica volta a distruggere il sistema internazionale. Ha sottolineato come la globalizzazione sia stata sostituita dalla frammentazione dell’economia globale, ribadendo le relazioni strategiche positive tra Russia e Venezuela e l’interesse verso un dialogo basato su uguaglianza e rispetto reciproco, come più volte affermato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez. Sull’Iran, Lavrov è apparso prudente, rimarcando tuttavia l’importanza degli accordi bilaterali in essere tra Teheran e Mosca, tra cui la centrale nucleare di Bushehr, i progetti infrastrutturali del Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud e altre iniziative di rilievo per lo sviluppo del continente eurasiatico.
In relazione alla situazione ucraina e alla prossima tornata di colloqui a Mosca, Lavrov ha ribadito l’apertura del presidente Vladimir Putin a un dialogo serio e strutturato, sottolineando il ruolo degli incontri con l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff e Jared Kushner, finalizzati a individuare le cause profonde della crisi ucraina. Ha criticato l’approccio europeo incentrato esclusivamente sul cessate il fuoco, ribadendo che una pace duratura non può prescindere dalla risoluzione delle questioni legate a Crimea, Novorossiya e Donbass, e confermando che gli Stati Uniti sono consapevoli dell’irrealisticità dell’ingresso dell’Ucraina nella NATO.
Conferenza stampa del ministro degli Esteri russo, in inglese, completa nel link in descrizione:
https://www.mid.ru/en/press_service/minister_speeches/2073104/
La dichiarazione di Putin
Il 15 gennaio u.s. la gran parte degli organi di stampa russi ha evidenziato le dichiarazioni rese da Putin al Cremlino, durante la cerimonia di presentazione delle credenziali dei nuovi ambasciatori accreditati in Russia. Prima di proporvela in inglese nel link in descrizione, desidero porre l’attenzione su alcuni passaggi del discorso, perché senza alcun dubbio delineano il momento di incertezza globale e appaiono prodromici ai prossimi incontri russo-americani, anche sull’Ucraina. Putin, senza fronzoli, ha esordito affermando che la situazione internazionale stava peggiorando e che l’umanità ha bisogno di una maggiore cooperazione tra le nazioni. Ha quindi richiamato la necessità di tornare a una discussione sostanziale sulle iniziative russe per una nuova ed equa architettura di sicurezza, denunciando la sostituzione della diplomazia e del dialogo con azioni unilaterali e pericolose. Al centro del suo intervento, il richiamo al diritto internazionale e al nuovo ordine mondiale multipolare, definito più giusto.
Putin, tracciando le linee di politica estera della Russia, ha rafforzato gli ideali di un mondo multipolare, affermando che la Russia continuerà a perseguire una politica estera equilibrata e costruttiva, fondata sugli interessi nazionali e sulle dinamiche dello sviluppo globale. Ha ribadito l’interesse a mantenere relazioni aperte e reciprocamente vantaggiose, a rafforzare i legami politici, economici e umanitari e a contrastare congiuntamente sfide e minacce comuni. Centrale anche il riferimento al ruolo chiave delle Nazioni Unite e agli imperativi della Carta ONU, definiti oggi più necessari che mai. Sotto il profilo della sicurezza strategica, il presidente russo ha sottolineato che la sicurezza deve essere indivisibile e non può essere garantita a scapito di altri Stati. Ha ricordato le iniziative russe per una nuova architettura di sicurezza europea e globale, affermando che tornare a una loro discussione sostanziale sarebbe essenziale per favorire una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina, e nel più breve tempo possibile.
In relazione al conflitto in Ucraina, Putin ha ribadito che la crisi è il risultato di anni di mancato rispetto degli interessi legittimi della Russia e dell’avanzamento del blocco NATO verso i confini russi. Ha affermato che la Russia si batte per una pace duratura e sostenibile, pur continuando a perseguire con coerenza i propri obiettivi strategici, sottolineando ancora una volta che una soluzione pacifica è necessaria e urgente. Infine, sulle relazioni con i Paesi europei, Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a ripristinare il dialogo, ribadendo l’apertura a una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, senza eccezioni.
Dichiarazioni del presidente Putin, in inglese, complete nei link in descrizione:
http://en.kremlin.ru/events/president/news/79011
https://tass.com/politics/2071951
La dichiarazione esplosiva di Trump
Il 14 gennaio u.s. Steve Holland e Gram Slattery, giornalisti accreditati alla Casa Bianca per Reuters, hanno pubblicato un articolo esplosivo che ha rapidamente fatto il giro del mondo. In un’intervista esclusiva rilasciata a Reuters, nello Studio Ovale, Trump ha dichiarato che è l’Ucraina, e non la Russia, a ostacolare un potenziale accordo di pace. Una posizione in netto contrasto con quella degli alleati europei, che hanno sempre sostenuto la scarsa volontà di Mosca di porre fine al conflitto. Come riportato anche da Trieste News, in un articolo di Lillie Goriup, Trump ha affermato che Vladimir Putin sarebbe pronto a concludere l’invasione dell’Ucraina, mentre Zelensky si sarebbe mostrato più reticente, sostenendo che l’Ucraina sia meno pronta a raggiungere un accordo. Alla domanda sul perché i negoziati guidati dagli Stati Uniti non abbiano ancora risolto il più grande conflitto territoriale in Europa dalla Seconda guerra mondiale, Trump ha risposto con una sola parola: “Zelensky”. Incitato a spiegare ulteriormente, si è limitato ad affermare che il presidente ucraino starebbe avendo difficoltà ad arrivare a questo punto.
Articolo completo nel link in descrizione:
https://www.reuters.com/world/europe/trump-says-zelenskiy-not-putin-is-holding-up-ukraine-peace-deal-2026-01-15/
Conclusione – Come ha recentemente affermato Mauro Magatti su Avvenire, se si vuole interrompere la spirale della guerra, è necessario riconoscere le radici profonde dell’umiliazione. Non per giustificare l’ingiustificabile, ma per disinnescare un processo fuori controllo. L’obiettivo da cui non si deve mai desistere è quello di ricostruire uno spazio comune in cui sicurezza, diritto e riconoscimento possano essere ricomposti. Un percorso estremamente difficile, ma che oggi appare l’unica via percorribile, perché l’alternativa è una spirale senza fine, segnata da nuovi conflitti, violenza diffusa e una crescente incertezza globale.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
[s.d.]



