Toscana

Arezzo ha bisogno di un genitore, onesto e innamorato della città. Candidati così ci sono

“Arezzo ha bisogno di un babbo o di una mamma che prenda per mano la città, in modo semplice e metta a posto le cose. Nei due giorni che sono stato in città per presentare il mio libro ho incontrato tanti aretini, li ho sentiti tutti scontenti sia per la trascuratezza che per i problemi di ordine pubblico”. Così Maurizio Bianconi interviene, con il suo stile, nel dibattito pubblico aretino in vista delle elezioni amministrative della primavera 2026.

“Un candidato vale l’altro se non si rompe il sistema obsoleto che è in atto – continua Bianconi – per questo dico che serve un babbo che prenda per mano la città, che faccia azioni mirate, creando solidarietà cittadina, che sappia cos’è la politica e abbia l’umiltà di fare il sindaco.”

Il resto del suo ragionamento Bianconi lo affida a LaVocina.it, una pubblicazione periodica di politica che, nonostante viva da tempo nella costa toscana, riporta anche riflessioni su Arezzo, l’avvocato infatti è sempre attento osservatore e analizzatore della vita politica, sociale e amministrativa della sua città. La foto di copertina con Vincenzo Ceccarelli, Marco Donati e Lucia Tanti è la stessa che lui stesso ha usato per la sua pubblicazione. 

“Sono stato ad Arezzo per due giorni per la presentazione del mio ultimo saggio ‘Geopolitica e realpolitik – un’occasione da non perdere ‘( ed lavocina.it & amazon.it). Ho avuto modo di girare per tutta la città a piedi e in macchina per ore e ore e di parlare e sentire gli umori. Soprattutto guardare, vedere con l’ occhio di chi osserva il suo più grande amore, dopo il tempo trascorso lontano. All’incontro sul libro avevo invitato l’ottimo e professionale Gigi Alberti di stare lontano da quesiti locali. E così è stato. Non volevo che argomenti dentro le dinamiche del territorio e le risse della politica locale (“il gorillaio” come lo definiva quell’intelligenza politica sprecata di Gigi Polli), appassionante sì ma fuori tema, inquinasse il valore del lavoro e la bellezza di un incontro che difficilmente dimenticherò.” Questa appunto l’ultima occasione che lo ha riportato ad Arezzo alcuni giorni fa.

Maurizio Bianconi ad Arezzo

“Adesso Arezzo cerca un sindaco. Sembra che un sindaco non ci sia. La politica locale risente del generale impoverimento dei ranghi e anche del discredito che offre lasciare posizioni sociali e professionali di prestigio per occupare uno status senza potere reale, screditato, alla mercè del primo PM che si è svegliato male, per poi gestire situazioni complesse e in downgrade. Senza peraltro alcun supporto apprezzabile da una comunità che per essere obbiettivi non ha dato gran prova di sè quanto ad animus per collaborare in disinteresse per il bene comune. Città rimasta orfana, in mano al genium del se ipsum, fra ingegneri apprezzati dalle culture emiratine e oltre ogni limite da se stessi e quelli poveri di appeal reale ma ricchi di convincimenti immaginari su apprezzamenti nazionali peraltro mai pervenuti. Alla città non ci vuole fuffa nè sparpaglío mediatico, ci vuole un babbo o una mamma amorevoli, umili, consapevoli del ruolo, collaudati per onestà, senso civico, competenza amministrativa e politica, nel pieno della maturità, nè giovani rampanti nè meno giovani in attesa di onorevole rimessaggio. Ci vogliono personaggi che mettano un piede dietro l’altro innamorati della loro creatura, senza soverchie ulteriori ambizioni, se non quella di far bene per la comunità e la città, come sin qui hanno dato prova di volere. In un tempo così è il buon pastore e l’esempio con l’amore identitario possono far passare la comunità dal viaggio verso l’abisso della retrocessione e quello per una convalescenza magari lunga, dura, ma profittevole. Pochi partiti, poca politica romana, tantissima politica di comunità.

“Bene – conclude Bianconi – candidati così ci sono. Sottomano e facilmente identificabili. Basta astrarre Arezzo dai maneggi e dai magheggi, seguire il merito, il disinteresse, il bene della comunità. Non ci vogliono nè Superman, nè Superwoman, ma un babbo o una mamma seri senza grilli per il capo che diano la certezza di occuparsi sempre e soltanto della famiglia. Cioè la città, la comunità. Se sono umili e non ‘bucano’ meglio. Di ‘popponi’ o ‘doddici’ Arezzo ne dovrebbe avere fin sopra i capelli.”


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »