Liguria

Fondi ad Hamas, il Riesame si riserva di decide sulla scarcerazione di Hannoun


Genova. I giudici del tribunale del Riesame di Genova, al termine di un’udienza fiume durata oltre 10 ore, si sono riservati di decidere sulla richiesta di scarcerazione per Mohammad Hannoun e per gli altri sei arrestati lo scorso 27 dicembre con l’accusa di avere finanziato, attraverso attività benefiche, realtà vicine ad Hamas.

In aula hanno parlato – per l’accusa – i pm Luca Monteverde e Marco Zocco, che hanno depositato un documento della polizia israeliana. La carta, tradotta dall’israeliano con un sistema automatico, giustificherebbe la consegna formale degli atti alle autorità italiane, escludendo così l’eccezione di utilizzabilità dei documenti consegnati agli investigatori, e citerebbe una legge israeliana del 2003 che consente alla polizia di Tel Aviv questo genere di cooperazione con forze di polizia estere.

Per le difese, invece, questo documento non avrebbe alcun valore e quelle norme di Israele “sono modi per aggirare il diritto internazionale e puntare ad arresti fuori confine”. La decisione sulla eventuale scarcerazione arriverà lunedì. In mattinata è stato organizzato un presidio davanti al Tribunale.

All’udienza – come riporta l’Ansa – è intervenuto, in videocollegamento dal carcere di Terni – dove si trova rinchiuso – anche lo stesso architetto e attivista Mohammad Hannoun. Ha ribadito di “non avere finanziato Hamas” e ha spiegato i quattro modi in cui vengono acquistati i beni di prima necessità da distribuire alla popolazione palestinese.

Secondo il pool difensivo (gli avvocati Nicola Canestrini, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gilberto Pagani, Pier Poli, Marina Prosperi, Nabil Ryah, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini), quello usato dagli investigatori italiani è “materiale di intelligence” e il suo utilizzo rappresenta “una grave torsione dei principi dello Stato di diritto, della cooperazione penale internazionale e delle garanzie fondamentali del processo penale” in quanto “nessun giudice israeliano ha mai convalidato le ipotesi investigative oggi richiamate” che “restano integralmente appannaggio dei servizi di sicurezza, che operano sotto il diretto controllo dell’esecutivo e all’interno di una logica dichiaratamente bellica”.




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