indennità “salute-vita” per i vigili del fuoco e risposte ai familiari delle vittime

Tumori rari al cervello, Pfas e dispositivi di protezione. Dopo i casi che si sono verificati tra i pompieri aretini e l’inchiesta di Arezzo Notizie che ha portato le loro storie fino in parlamento, oggi si è parlato di tutto questo proprio all’interno del comando dei vigili del fuoco di via degli Accolti con un seminario organizzato dalla Funzione Pubblica della Cgil che ha posto al centro la salute e la sicurezza con il tema “In prima linea contro i rischi: pfas, salute e cambiamenti nel corpo nazionale dei vigili del fuoco.” Presenti i dirigenti provinciali regionali e nazionali della Fp Cgil Mauro Giulianella, Nunzio De Nigris, Giancarlo Gori e Gabriella Petteruti e con loro la dottoressa Vitalia Murgia della giunta esecutiva dell’associazione Medici per l’Ambiente ISDE. Nel corso dell’evento sono intervenuti anche i familiari dei vigili vittime di queste sostanze che chiedono giustizia per i loro cari e sicurezza per tutti i colleghi ancora al lavoro.
L’inquietante caso dei tre vigili del fuoco di Arezzo morti per la stessa malattia rara
Innanzitutto è necessario chiarire due acronimi chiave per capire il problema.
DPI: sono i dispositivi di protezione individuali e, nel caso dei vigili del fuoco, tutte le attrezzature che li tutelano da fuoco, fumo e altri rischi sul lavoro. PFAS: sono le sostanze perfluoroalchiliche, composti chimici potenzialmente pericolosi per la salute. Le seconde stanno nei primi e questo è il problema affrontato stamani ad Arezzo, nella caserma dei vigili del fuoco, dalla Fp Cgil.
“Auspichiamo che la ricerca verso trattamenti alternativi ai Pfas prosegua con determinazione – fanno sapere dalla Fp Cgil Vigili del Fuoco – L’obiettivo deve essere quello di garantire Dpi che assicurino standard di sicurezza elevati e barriere efficaci contro i contaminanti, senza che i materiali stessi rappresentino un ulteriore fattore di rischio per la salute o l’ambiente”.
Preoccupa inoltre lo studio medico-statistico in corso, condotto dall’Università di Bologna, sull’esposizione ai Pfas dei Vigili del Fuoco. Dati preliminari, di cui il sindacato è venuto a conoscenza, indicherebbero valori di esposizione superiori ai limiti di riferimento.
“La trasparenza è un diritto – ha sottolineato il coordinatore nazionale della Fp Cgil VVF, Mauro Giulianella – per questo abbiamo chiesto al Dipartimento la trasmissione ufficiale e completa dei dati, inclusi protocolli, metodi analitici e valutazioni sul rischio ancora non pervenuti”.
Accanto alla richiesta di chiarezza, la Fp Cgil VVF rilancia una proposta concreta: l’istituzione di un’indennità economico-previdenziale denominata “salute-vita”, da inserire già nel rinnovo contrattuale 2025-2027. Un riconoscimento che dovrà compensare l’esposizione quotidiana a sostanze tossiche e contaminanti persistenti, valorizzare i rischi affrontati in servizio e tutelare il personale anche rispetto agli effetti sanitari che possono manifestarsi dopo il pensionamento. Tra le proposte operative avanzate dal sindacato figurano l’istituzione di un tavolo tecnico permanente su DPI, decontaminazione e monitoraggio dei PFAS, la pubblicazione di report periodici accessibili a tutto il personale e l’avvio di sperimentazioni indipendenti sulle alternative emergenti, prima di qualsiasi ipotesi di abbandono dei PFAS.
“La salute dei Vigili del Fuoco non può attendere – conclude la Fp Cgil. Questa è una battaglia che riguarda il presente e il futuro del Corpo Nazionale e richiede risposte immediate, strutturali e responsabili”. Stamani, nel corso dell’assemblea-seminario dei lavoratori, è intervenuta la dottoressa Vitalia Murgia, della Giunta esecutiva dell’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE cha ha curato con Vincenzo Cordiano la pubblicazione “PFAS, una contaminazione persistente, pervasiva e pericolosa”.
“Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro (IARC), l’esposizione professionale dei Vigili del fuoco ai PFAS ed altri contaminanti presenta 5 delle 10 caratteristiche chiave dei cancerogeni: genotossicità, alterazioni epigenetiche, stress ossidativo, infiammazione cronica e modulazione dei recettori. Il rischio deriva dalla combinazione complessa delle varie sostanze chimiche: durante gli incendi, i Vigili del Fuoco inalano e assorbono per via cutanea numerosi contaminanti pericolosi, contribuendo a un’esposizione cumulativa significativa nel tempo, che può essere accentuata dai dispositivi di protezione individuale e dalla mancata applicazione di corrette pratiche di decontaminazione”.
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